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Ecco le motivazioni per cui questo documento non può figurare nello Statuto della Fondazione dedicata alla mistica

Renzo: «Testamento spirituale? Non può entrare nello Statuto»

di Redazione Web 20/05/2019

Monsignor Luigi Renzo, vescovo di Nicotera-Tropea-Mileto, è intervenuto sul testamento spirituale di Natuzza Evolo e, in particolare, sulle motivazioni per cui questo documento non possa figurare nello Statuto della Fondazione dedicata alla mistica calabrese. Un passaggio fondamentale per sincerare i Cenacoli di preghiera circa la condotta cristallina della diocesi ribadendo come queste motivaziioni «sono state fatte presenti e comunicate in più occasioni anche alla Fondazione».
 
«Sulla sua incongruenza giuridica in uno Statuto, - specifica monsignor Renzo - la cui natura è di regolare aspetti costitutivi di un ente, su mia richiesta di dilucidazioni, si era già espresso l'Ufficio Giuridico della Conferenza Episcopale Italiana fin dall'ottobre 2015. Ma ancora più esplicita è stata la risposta della Segreteria di Stato Vaticano il 9 gennaio 2017, a firma dell'allora Sostituto Segretario di Stato, monsignor Angelo Becciu, oggi Cardinale Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, dove si dice testualmente: "La Bozza di Statuto predisposta con l'aiuto dell'Ufficio Giuridico della Cei può certamente essere presa come linea guida. Mi permetto di suggerire anzitutto di "asciugare" il testo che, comunque, è un documento giuridico e deve essere quindi caratterizzato da un certo rigore e da uno stile proprio. Si tenga conto che si tratta di uno Statuto, nel quale si devono rappresentare e normare solo gli elementi strutturali e permanenti dell'ente. In questa linea si dovrebbe eliminare completamente l'art. 2", che in realtà è proprio l'articolo che contiene il Testamento spirituale».

Monsignor Luigi Renzo prosegue: «A parte questi aspetti di natura giuridica, voglio rilevare, inoltre, che inserire il Testamento nello Statuto, approvandolo col mio Decreto, legherei ed obbligherei l'autorità del Vescovo, mia e dei miei successori, a tutti i passaggi in esso previsti, che, se sono spiritualmente ispirativi per la Fondazione, non possono esserlo per la diocesi. È impensabile che la Diocesi debba dipendere ed attenersi ad un testamento spirituale di una persona, sia pure santamente vissuta. È la Fondazione che deve ispirarsi ad esso come fatto privato non la Diocesi ed è la Fondazione che deve operare in comunione con la diocesi, non il contrario. E' la Fondazione che deve adeguarsi alle direttive della Diocesi, non il contrario, come si pretende».

Nelle sue conclusioni, il vescovo Renzo auspica una presa di consapevolezza generale: «Se il testamento lo si vuole a tutti i costi, lo si può mettere, distinto dallo Statuto, in Appendice, dopo il decreto e la firma del Vescovo. Spostarlo dall'art. 2 alla "Premessa storica", il cui unico scopo è di rilevare la continuità tra il nuovo ente ed il precedente, non cambierebbe la sostanza. Che scopo avrebbe spostarlo? Il Vescovo sottoscrivendolo lo accetterebbe comunque come elemento obbligante anche per la diocesi. Questo è fuori da ogni logica giuridica e teologica. Il pastore garante dell'unità e della comunione nella Chiesa è il Vescovo e questo non può legarsi le mani con uno Statuto, tra l'altro, di un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto, - ha concluso il presule - come è attualmente la Fondazione».

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