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Politiche familiari, le parole non bastano

Non sappiamo ancora se davvero ci sarà bisogno di intentare una class action, ovvero una causa civile di massa, per vedere rispettati il diritto delle famiglie italiane

di Danilo Paolini 21/05/2019

Non sappiamo ancora se davvero ci sarà bisogno di intentare una class action, ovvero una causa civile di massa, per vedere rispettati il diritto delle famiglie italiane con figli a non essere discriminate dallo Stato sotto il profilo fiscale. Sappiamo però che il Forum delle associazioni familiari sta ragionando seriamente e concretamente su questa opportunità, assai più seriamente di quanto i nostri governanti mostrano di occuparsi di politiche per la famiglia. Su queste pagine lo abbiamo già scritto qualche giorno fa: proprio mentre il vicepremier del M5s Di Maio inaugurava il 'tavolo aperto' per discutere la proposta del Forum su un 'assegno per figlio', il ministro leghista per la Famiglia Fontana, con il sostegno dell’altro vicepremier Salvini, annunciava un suo 'pacchetto' ad hoc da inserire nel decreto crescita. Piccolo particolare: entrambi indicavano i fondi da stanziare in quel miliardo di euro che dovrebbe avanzare una volta coperte le spese per il Reddito di cittadinanza. Altro piccolo particolare: secondo la Ragioneria generale dello Stato quella cifra non può essere impegnata perché, di fatto, ancora non è avanzata. E, se avanzerà, bisognerà spenderla in tutta fretta alla fine di quest’anno perché quei soldi, «se utilizzati in anni successivi, comporterebbero nuovi e maggiori oneri in termini di fabbisogno e di indebitamento» dello Stato. Insomma, la nebbia è tanta e la sostanza poca. Eppure tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, si sono dette d’accordo con la formula prospettata dal Forum.

Ma le parole le porta via il vento, soprattutto in campagna elettorale. Non vorremmo, insomma, che il 'tavolo' fosse una nuova versione dell’ordine del giorno, che in Parlamento è come il sigaro nei film americani: non si nega a nessuno, ma finisce in cenere. Se si apre un tavolo, è preferibile metterci sopra soluzioni possibili, non bandierine di parte o di partito. Non questo o quel partito, intendiamoci. La responsabilità è parlamentare, perché la famiglia non ha colore politico. Nella scorsa legislatura il Pd era al governo e un suo senatore, Stefano Lepri, presentò la stessa proposta di assegno unico per le famiglie con figli, e non se ne fece nulla.

Sentiamo ogni giorno ripetere «prima gli italiani». Ma chi è più italiano di coloro che, siano nati qui o altrove, hanno ancora amore e coraggio sufficienti per mettere al mondo o adottare figli, di trasmettere la vita per dare un futuro, e magari un sorriso, a questo Paese invecchiato e arrabbiato? Se fare famiglia non fosse più un’impresa eroica, come purtroppo è spesso oggi, probabilmente ci sarebbero in giro meno sospetto e odio. E, vogliamo sperarlo, meno 'italiani' pronti ad agitare il tricolore come fosse una clava contro il 'diverso' di turno.

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