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Il Salone dei Lampadari della Casa comunale è strapieno: mamme e papà coi loro bimbi, volontari, educatori, mediatori culturali, preti e suore

Migranti, la Reggio solidale si ritrova a Palazzo San Giorgio

di Federico Minniti 04/06/2019

Un Salone dei Lampadari così gremito non lo si vedeva da anni: una platea eterogenea che ha vissuto, con attenzione e calore, il convegno promosso dalla Caritas diocesana di Reggio Calabria – Bova, dal titolo «Tra Africa, Asia ed Europa: Uomini in cammino nello spazio e nel tempo» che si è svolto in occasione della Giornata della memoria per le vittime delle migrazioni. Il 3 giugno, infatti, non è una data casuale: da due anni, il Comune di Reggio Calabria – su input della straordinaria macchina operosa del Coordinamento diocesano sbarchi – ha istituzionalizzato questo tempo di riflessione in ricordo dei 45 migranti morti giunti a Reggio Calabria, nel 2016 che sono sepolti presso il cimitero di Armo (clicca qui per vedere il video-reportage della nostra redazione).

Il convegno ha vissuto due momenti–chiave: il documentario che racconto l’esperienza d’accoglienza in riva allo Stretto, ideato da Giovanni Fortugno, responsabile dei “Corridoi Umanitari” per la diocesi reggina, e realizzato da Antonio Melasi e Cinzia Colacresi, nonché la relazione tenuta da Salvatore Speziale, docente di Storia dell’Africa mediterranea presso l’Università di Messina che, per un pomeriggio, ha svestito i panni dell’accademico per indossare quelli dell’appassionato osservatore di una storia che si incarnava davanti ai suoi occhi. Non una frase fatta poiché ad arricchire l’uditorio vi erano i volti di chi ha vissuto sulla propria pelle la cosiddetta emergenza–migranti: mamme e papà coi loro bimbi, volontari, educatori, mediatori culturali, preti e suore. Parafrasando Denis Diderot, la «quarta parete» dello spettacolo era lo spettacolo stesso. Così, i saluti istituzionali d’apertura superano la logica dei convenvoli: le parole di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria–Bova, e di Giuseppe Falcomatà, sindaco metropolitano, sono delle frecciate al cuore del problema attuale che si identifica in un termine di origine greca: «Xenofobia», paura dello straniero.

«L’accoglienza è un tema cristiano, – ha affermato monsignor Morosini – ed è bene ricordarsi che le differenze non devono farci paura. È forse la presenza di una moschea che ci impedisce di andare in Chiesa?». Gli fa eco il sindaco Falcomatà citando Giorgio La Pira: «La politica non deve mettere qualcuno prima di altri: se ci deve essere un primato quello deve essere per i più deboli, indipendentemente dalla loro etnia». L’incontro a Palazzo San Giorgio, moderato da don Nino Pangallo, infaticabile direttore della Caritas diocesana reggina–bovese col supporto di padre Pasquale Triulcio, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose, è stato pienamente unconventional nonostante la robusta presenza istituzionale. A renderlo più colorato ci hanno pensato i bambini presenti, figli del dramma dei campi–profughi, adesso a aperti a una vita nuova in Italia.
 
Ecco l'intervista al professor Salvatore Speziale: L'esperto: «Migranti, realtà storica e complessa»

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