accedi | registrati | 17-11-2019

Intervista esclusiva al luminare in visita a Reggio per incontri di formazione con i docenti delle istituzioni accademiche: «Servono orientamenti etici e antropologici»

Piero Coda: «Sacerdoti e teologi apritevi al dialogo»

di Davide Imeneo 10/06/2019

La teologia è una disciplina per extraterrestri? Ne abbiamo parlato con il teologo Piero Coda, direttore dell’Istituto universitario Sophia, a Reggio lo scorso 27 maggio per alcuni incontri di formazione e aggiornamento con i docenti degli Istituti accademici diocesani: «La teologia rischia di apparire estemporanea rispetto al cammino del popolo di Dio e della società in quanto viene esercitata all’interno di spazi ristretti senza dialogo fecondo con le istanze culturali, con i segni dei tempi. In realtà, la teologia in se stessa è l’esercizio dell’intelligenza della fede nel discernimento del significato del cammino del popolo di Dio nella storia. E dunque è una realtà essenziale alla vita della chiesa. Una fede che non sia pensata e non diventi criterio di interpretazione di trasformazione della storia, non è vissuta sino in fondo».

Come si può riscoprire la disciplina teologica?
Sia aprendo i luoghi di trasmissione e di elaborazione della teologia al dialogo con le diverse espressioni del popolo di Dio e con le diverse istanze culturali, sia facendo entrare sempre più profondamente la visione cristiana, di ispirazione cristiana, nell’interpretazione della realtà nel dibattito pubblico. Penso che in questo senso la teologia, soprattutto oggi in quella che è un’epoca di cambiamenti…non è un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca come dice papa Francesco, è una dimensione essenziale della vita del popolo di Dio per vivere la missione, per vivere la chiesa in uscita.

Anche i sacerdoti possono “favorire” la prossimità tra teologia e popolo di Dio?
Penso che per ogni comunità si devono attivare dei momenti e dei luoghi in cui si approfondisce la verità della fede. È questo è un compito fondamentale dei sacerdoti: nel loro ministero parrocchiale, ad esempio, devono prevedere, nell’organizzazione del cammino di una comunità, dei momenti sinodali in cui la parola di Dio, la dottrina della chiesa, l’interpretazione dei segni dei tempi, contribuiscano a nutrire la vita e la missione di tutti. Per esempio possono creare, a livello parrocchiale, percorsi di approfondimen- to della fede. Ci sono tante possibilità che vanno implementate e adeguatamente usufruite da parte degli operatori pastorali e dal popolo di Dio.

Quindi la catechesi non basta
È fondamentale attivare anche dei momenti di dialogo e di ascolto reciproco con altre istanze culturali, per esempio con la cultura di ispirazione laica e con altre comunità che appartengono a differenti ispirazioni religiose, in modo da attivare una visione e un esercizio di Chiesa che sia conforme a quella del Concilio Vaticano II.

La teologia deve entrare in dialogo con altre discipline. Perché è importante innescare questa contaminazione dei saperi?
Viviamo una stagione di grandi, impegnative e inedite prospettive di trasformazione e di interpretazione della realtà. Pensiamo alla biotecnologia, ai nuovi scenari della evoluzione digitale, della robotica, ecc. In tutti questi ambiti è necessario fare un discernimento degli orientamenti etici e antropologici che debbono guidare la scoperta e anche l’offerta di strumenti che siano a disposizione della crescita della persona umana e della società. In questo contesto, la teologia ha una voce importante, non solo ha il diritto di intervenire per dire la sua parola di interpretazione del destino dell’uomo, ma ha anche il dovere di farlo perché le altre discipline debbono offrire degli elementi che sono corrispondenti alla loro specifica competenza, ma l’illuminazione ultima del destino dell’umano viene offerto da discipline come l’etica, la filosofia e, in una prospettiva di apertura al trascendente e alla presenza di Dio nella storia dell’uomo, la teologia. Quindi il ruolo della teologia in questi scenari è assolutamente indispensabile.

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