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La pacchia desiderata: «Vorrei solo essere come gli altri»

Arrivano come un pugno allo stomaco, le ultime battute del documentario presentato dalla Caritas diocesana di Reggio Calabria – Bova in occasione della Giornata della memoria per le vittime delle migrazioni

di Federico Minniti 12/06/2019

«Il mio sogno è essere uguale agli altri». Arrivano come un pugno allo stomaco, le ultime battute del documentario presentato dalla Caritas diocesana di Reggio Calabria – Bova in occasione della Giornata della memoria per le vittime delle migrazioni.

A proferire quelle parole è un adolescente, il cui viso è nascosto da alcuni riccioli voluminosi: alle sue spalle c’è disegnata sul muro quella che per tutti è una zattera della speranza che, per lui così come per altri, ha rappresentato il tentativo di cambiare vita.

La «pacchia» dei migranti è tutta lì, in quelle storie in cui si intrecciano i volti proiettati sullo schermo con quelli di chi li osserva seduto in platea. Tra loro c’è tante gente che quell’esperienza l’ha vissuta sulla propria pelle. Così il convegno promosso al Salone dei Lampadari annulla improvvisamente il suo aspetto informativo per trasformarsi in un rito corale. Gli slogan utilizzati dalla politica dinnanzi al racconto dettagliato di queste esistenze «sospese» valgono a poco. Accanto a quegli occhi lucidi ci sono braccia pronte a consolare: sono i «buonisti», quelli che hanno creduto (e credono) nel valore dell’accoglienza prima di ogni cosa.

A guardarli si vede bene che non si tratta di semplici “operatori della solidarietà”, ma di uomini e donne, di ragazze e ragazzi, che hanno scelto di investire sulla partecipazione.

È gente che ci crede, probabilmente idealisti, ma sono in tanti. Ciò che stupisce dell’iniziativa voluta dalla Caritas è la presenza, massiccia ed eterogenea, di quanti hanno voluto capirne di più su questo fenomeno migratorio. Gente che non si è fermata alle cronache (o alle fake news), persone che al linguaggio dell’odio hanno preferito la via del dialogo. Così ribadire dei concetti – apparentemente scontati – per un cristiano corre il rischio di sembrare rivoluzionario. Non esiste dicotomia tra le spiritualità né può essere sostenuta un’ideologia che divide e schernisce. La vecchia Europa dall’enorme cuore solidale sembra essere messa alle strette dall’onda «nera» della paura. Ma, come evidenzia monsignor Morosini durante il suo intervento, «si sa che il terrore è sempre stato un cattivo consigliere ».

La memoria passa di voce in voce, di storia in storia, in quello che è un momento di grande trasporto collettivo: a guardare la sala della Casa comunale di Reggio Calabria sembra che la solidarietà sia tornata di moda. O meglio che non sia mai passata: nessun riferimento alle barche tenute in ostaggio nel Mediterraneo, ma qualche lacrima, sì, per chi non ce l’ha fatta. Quei corpi senza vita giunti sulle rive reggine sono negli sguardi dei volontari che, a stento, trattengono la loro commozione. Ecco il cuore di Reggio, oltre le paure e l’indifferenza c’è un popolo che ci crede ancora

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