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Tante personalità animarono i giorni dal 5 al 12 giugno. Da Martini a Nervo sino a padre Sorge: tutti sullo Stretto

Denisi: «Ecco i retroscena sul Congresso Eucaristico del 1988»

di Federico Minniti 13/06/2019

«È stato un grande evento di popolo. Probabilmente il più importante del secolo scorso». Basterebbero queste parole per far comprendere l’importanza del Congresso Eucaristico del 1988 a Reggio Calabria. A proferirle è monsignor Antonino Denisi, decano del Capitolo metropolitano della Cattedrale, che visse quell’entusiasmante iniziative ecclesiale da segretario dell’arcivescovo del tempo, Aurelio Sorrentino, di cui Denisi parla con immutato affetto: «Per lui, l’Eucarestia era centrale rispetto alla vita della Chiesa. Nel 1983, il Congresso precedente si tenne a Milano: nel mese di settembre dello stesso anno, senza dire niente a nessuno, l’arcivescovo scrisse una lettera alla Cei. I vescovi italiani, consultata la Santa Sede, approvarono quella richiesta: fu solo in quel momento che Sorrentino annunciò la straordinaria occasione del 1988».

Perché Sorrentino si mosse in quel modo?
Lo spiegò solo dopo ai sacerdoti più intimi. Aveva la sensazione che la diocesi si spaventasse rispetto a un’iniziativa così impegnativa fino a dissuaderlo in questa sua volontà. Per fortuna fece di testa sua e regalò questa opportunità alla Chiesa reggina.

Dopo una prima fase «in solitaria», poi fu lo stesso vescovo ad attivare la macchina organizzativa.
Non c’erano alternative: serviva l’impegno di tutti, altrimenti la possibilità sarebbe fallita. La risposta fu favorevole: il tema scelta fu imprimere un cambiamento circa la teologia e la pastorale eucaristica nella diocesi. Da quel quinquennio di lavoro scaturiscono tante attività tutt’ora vive in diverse parrocchie che esaltano il valore dell’Eucarestia.

Quali furono i risvolti sociali di questa azione pastorale?
«Sebbene molti siamo un corpo solo», fu questo il versetto ispirato di Sorrentino che si tramutò nel motto del Congresso celebrato nell’88: «Eucarestia, segno di unità». Queste non erano solo parole: si voleva cogliere nel segno rispetto alle esigenze del territorio. Si tennero molti convegni a livello interdiocesano per realizzare un progetto condiviso.

Una riflessione che si intensificò avvicinandosi alla settimana congressuale.
Nell’ultimo anno ci furono degli appuntamenti nelle vicarie della diocesi. Mi riferisco sia ai Congressi eucaristici zonali e le Missioni popolari. Questo fu un passaggio epocale perché responsabilizzò i territori che furono chiamati a dare il loro contributo culturale, oltre che fattivo all’iniziativa.

Arriviamo a quel giugno 1988.
Ogni giorno era arricchito dalla presenza di relatori di primissimo livello nazionale che, alla assemblee popolari in Cattedrale: dal cardinale Carlo Maria Martini, vescovo di Milano, al dottor Giovanni Bianchi, presidente delle Acli nazionale. E ancora: monsignor Giovanni Nervo, padre Bartolomeo Sorge, padre Raniero Cantalamessa, padre Peter Hans Kolvenbach e cardinale Camillo Ruini. Le loro presenze arricchirono quelle giornate indimenticabili.

E ci fu Papa Giovanni Paolo II.
Era la sua seconda visita a Reggio Calabria, dopo il viaggio in Calabria del 1984. Ad accoglierlo fu il presidente del Consiglio dei Ministri, Ciriaco De Mita. Quel passaggio istituzionale fu preteso da monsignor Sorrentino, poiché De Mita era meridionale e il Congresso Eucaristico di Reggio Calabria era di tutto il Mezzogiorno.

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