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Seppure Daniela assieme al marito abbiano vissuto la morte del figlio si ritengono felici delle loro scelte

Il consiglio di una mamma: «Divertiti, fatti una famiglia»

di Redazione Web 05/07/2019

di Daniele Catanese - «Divertiti, fatti una famiglia». Voglio così iniziare la mia testimonianza di mamma di quattro figli perché questo è il motto che più rappresenta la mia famiglia. Mi chiamo Daniela, ho 41 anni e sono sposata con Alberto da 13 anni. Fin da prima che ci sposassimo, l’idea di avere una famiglia numerosa mi piaceva, anche perché la mia famiglia di origine è composta da sei persone, ma certamente non volevo i figli fin da subito, perché prima dovevo realizzarmi con gli studi e con il lavoro. Credevo che i primi tempi di matrimonio era giusto dedicarsi alla coppia, trovare i nostri equilibri, divertirci con gli amici, andare in vacanza spensierati, e fare le ore piccole senza dover dar conto a nessuno. Beh, mi sbagliavo.

Questo l’ho scoperto già dal primo figlio che, nonostante in cielo, mi ha fatto sperimentare che la maternità è un regalo meraviglioso, e penso che sia la cosa più bella che una donna possa vivere.

Nonostante la morte del nostro primo figlio ci siamo fidati della Chiesa, di Dio che ci ha aiutati ad aprirci alla vita ed, anche grazie al cammino di fede che io e mio marito facciamo, ad accogliere i nostri figli perché crediamo che la vita sia un dono, un regalo: così è arrivato Giuseppe, 11 anni, poi Francesco a distanza di un anno, ed il piccolo Mattia che ha compiuto da poco sette anni. Inizialmente avevamo un solo stipendio, io infatti lavoro stabilmente da qualche anno, e non c’è mancato mai niente; la provvidenza ci ha permesso sempre di vivere bene e di sperimentare l’amore di Dio in ogni cosa materiale e spirituale. Ho sperimentato che i figli non ti tolgono nulla, anzi te la donano: ogni figlio è diverso e ha qualcosa di bello da dare: chi è più affettuoso e chi è più timido, chi ti travolge e ti stende fisicamente e chi ti trasmetto il tutto con uno sguardo.

I figli ti fanno sperimentare veramente come c’è più gioia nel donare, che nel ricevere, come è meglio comprargli quel gioco che gli piace tanto e rimandare l’acquisto di quelle scarpe o di quella borsa che guardavi in vetrina già da tempo. I loro sorrisi, i loro abbracci a sorpresa, le loro coccole, la gioia di ritrovarci a tavola dove non si sa chi ti deve parlare per primo e ma anche le discussioni per chi vuole la ragione, i litigi per contendersi un gioco, le ansie e le preoccupazioni quando sono malati, con annesse «corse al pronto soccorso» tutto fa parte della parola «famiglia». Attenzione però, a non confonderla con quella del mulino bianco, anche perché questa non esiste: ma esiste la famiglia dove i momenti complicati non mancano, dove c’è la precarietà economica, dove c’è la difficoltà di qualche malattia, dove arrivi sfinita la sera. Vorrei lasciare un messaggio a chi figli non ne ha o a chi non è riuscita a coronare il sogno della maternità: per ogni persona Dio a pensato una storia, a me ha dato una famiglia numerosa, per altre donne ci sarà comunque una storia di felicità che va scoperta. E a chi mi chiede se avrò altri figli rispondo: «Come vuole Dio».

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