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Perrone (Cisl): «Autonomia? Si può fare ma con più forza al Sud»

Il segretario provinciale della Cisl non è contrario a priori rispetto al provvedimento leghista: il trasferimento di fondi e competenze però non deve essere «a macchia di leopardo»

di Redazione Web 08/07/2019

di Rosi Perrone * - Non ho mai guardato al regionalismo differenziato come un processo che potesse favorire a priori una «secessione dei ricchi».

Al netto del fatto che la Calabria non abbia proposto concretamente un progetto di autonomia differenziata, quello «referendato» da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna va nella direzione dell’articolo 116 terzo comma, della Costituzione, il quale prevede la possibilità di attribuire forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni a statuto ordinario, ferme restando le particolari forme di cui godono le Regioni a statuto speciale).

Ma certo è, che tale pianificazione deve essere avanzata in un contesto in cui resta inviolabile la «definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale». E soprattutto, l’attribuzione di tali forme rafforzate di autonomia, deve essere stabilita con legge, dal punto di vista sostanziale e procedurale, attraverso un dibattito non squisitamente confinato tra lo Stato e le regioni interessate, bensì mediante un pieno confronto in Parlamento, l’unica sede adibita ai passaggi democratici con i quali si decide del futuro del nostro Paese.

Al contempo, non è superfluo ribadire che l’autonomia regionale non dovrà mai mettere in discussione il principio di unità e di solidarietà nazionale. Non possono essere scalfiti i diritti essenziali di cittadinanza, tra cui diritto alla salute, all’istruzione, alla mobilità, al lavoro, alla previdenza, alla giustizia e alla sicurezza.

C’è l’assoluto bisogno di puntare sullo sviluppo del Mezzogiorno e sulla necessità di rafforzare investimenti, grandi opere, scuole, università e ricerca per il suo rilancio. Soprattutto il tema dell’istruzione, necessita di una discussione approfondita nei tavoli nazionali, attraverso ai quali il contributo della Cisl, potrebbe accendere i riflettori su alcune criticità che il regionalismo differenziato, così come concepito dalla proposta di Lombardia e Veneto, non va nella direzione della coesione nazionale. Il Sud sta soffrendo, di emigrazione giovanile, di in- vecchiamento della popolazione, di svuotamento delle aree interne, e di deprivazione delle risorse per il sistema generale dell’istruzione; e penso che l’autonomia differenziata concepita sulla base della perequazione sociale, potrebbe essere un’opportunità.

Un modello di decentramento virtuoso e una dislocazione di risorse e competenze proporzionale rispetto ai bisogni delle regioni, potrebbe effettivamente garantire una possibilità di riscatto. Ma attenzione se così non fosse, il Sud rischierebbe di ricevere il colpo di grazia con il quale, irreversibilmente, verrebbe compromesso il suo futuro.

Dico «no» quindi ad un’applicazione di autonomia differenziata a macchia di leopardo che genererebbe fisiologicamente un’accentuazione delle differenze tra nord e sud del Paese.

* segretario provinciale Cisl Reggio Calabria

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