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Il sacerdote e giornalista, direttore de L'Avvenire di Calabria, raggiunto da una missiva agghiacciante

Minacce arcobaleno a don Imeneo: «Ti abortiremo noi»

di Redazione Web 02/08/2019

«Tua madre doveva abortirti, ti abortiremo noi prete di m...». Sessanta 'battute' intrise di odio e stampate su un comune foglio: il destinatario è don Davide Imeneo, sacerdote e giornalista. La missiva, firmata da 'Riscossa Arcobaleno', è stata depositata all’interno della buca delle lettere della redazione de L’Avvenire di Calabria, di cui don Imeneo è il direttore. Un messaggio inequivocabile che ha spinto il prete a sporgere immediata denuncia. Lo rivela stamattina il quotidiano cattolico, Avvenire.

Ma perché tanto livore nei confronti del settimanale diocesano di Reggio Calabria e del suo direttore? Pochi dubbi nel merito: lunedì scorso, 29 luglio, L’Avvenire di Calabria pubblicava – sul proprio sito web – una riflessione dal titolo «Caro Falcomatà, basta doppia morale sui diritti». Un articolo diretto al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà del Partito Democratico, che due giorni prima, in occasione della sua presenza al Gay Pride locale, aveva postato sul suo profilo Facebook delle considerazioni sull’iniziativa citando espressamente una frase di don Italo Calabrò, 'padre' della Caritas diocesana reggina. Quel 'nessuno escluso, mai' che don Calabrò utilizzava riferendosi agli emarginati: partendo da questo spunto, quindi, la redazione de L’Avvenire di Calabria voleva aprire un dialogo pubblico con Falcomatà sui diritti negati a Reggio Calabria. La domanda rivolta al sindaco è: «Caro Falcomatà, perché i diritti non hanno lo stesso peso?». Da oltre un anno, inoltre, la redazione del settimanale diocesano aveva rivolto 8 domande sulle politiche sociali al sindaco reggino. Domande specifiche su altrettanti disservizi e disagi, che, però, non hanno mai trovato risposta. Per questo lo slogan 'Nessuno escluso mai' non è apparso credibile nella narrazione del Gay Pride scritta da Falcomatà.
Nell’articolo de L’Avvenire di Calabria non vi era nessuna frase discriminatoria verso le persone omosessuali, né sugli organizzatori del Gay Pride reggino. Neanche l’ombra di un giudizio sulla comunità Lgbt. Soltanto richieste di chiarimenti al sindaco sugli impegni politici a favore delle famiglie numerose, dei giovani 'in fuga' dalla Calabria e dei loro genitori spesso costretti a emigrare anche loro per l’assenza di un posto di lavoro. Il giorno successivo, gran parte dei giornali locali aveva ripreso la nota senza tradirne il significato autentico. Tutti tranne l’unica testata online nazionale che si è interessata al caso, il portale di riferimento della comunità Lgbt, Gaynews.it, che, oltre a omettere alcune parti dell’articolo, ha voluto attaccare direttamente uno degli autori dello stesso, ossia don Davide Imeneo. Così, quello che voleva essere un approccio dialogico sui problemi di un territorio, è passato al tritacarne dei social network con centinaia di condivisioni e commenti recanti gravi offese personali al sacerdote, reo di aver comunicato un pensiero, nella sua funzione di giornalista e portavoce dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova.
L’apice di questo clima d’odio è stato raggiunto con la missiva di minacce recapitata in redazione. In verità non è la prima volta che L’Avvenire di Calabria e il suo direttore sono destinatari di atti ostili: nel 2017, ben due volte la redazione è stata violata da ignoti e in un caso con l’introduzione degli stessi nei locali del settimanale. In quel periodo, i giornalisti si stavano impegnando su alcuni dossier sui Lavori Pubblici del Comune di Reggio Calabria grazie al lavoro dell’assessore (poi defenestrato) Angela Marcianò. All’inizio del 2019, un altro episodio con don Imeneo protagonista: è stato recapitato in redazione, nel giorno del suo compleanno, un messaggio oltraggioso nei suoi confronti. Gli episodi sono stati tutti denunciati. Rispetto all’articolo di lunedì scorso, il sindaco Falcomatà non ha inteso replicare.

Resta l’amarezza da parte di don Imeneo e della redazione di aver subito degli attacchi strumentali e volti a intimidire la propria attività giornalistica. Sul caso indaga la Questura di Reggio Calabria. Nella serata di ieri, poi, cinque consiglieri, tra cui il vicepresidente, dell’Arcigay di Reggio Calabria, hanno rassegnato le proprie dimissioni dal Consiglio direttivo [APPROFONDISCI]. Il motivo sta in una lunga riflessione sulla linea politica dell’associazione, unita alle «voci che si sono levate, peraltro condivisibili, che hanno chiesto come sia possibile parlare di diritti in una città dove non vengono garantiti i servizi minimi e si attendono posizioni chiare sulle politiche sociali, come sottolineato da don Davide Imeneo de L’Avvenire di Calabria ». Così si è pronunciata la nota stampa d’addio dei cinque dimissionari in netta contrapposizione con la rilettura fornita da Gaynews.it. La strumentalizzazione del Pride reggino, quindi, divide. Soprattutto la comunità Lgbt.

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