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Alcuni ragazzi hanno voluto condividere la loro «vacanza». Un momento di relax, è vero ma soprattutto di riflessione

Post Cresima: «Un luogo per essere sé stessi»

Per altri invece è stato una vera occasione di «rinascita» spirituale dopo un tempo di smarrimento

di Redazione Web 04/08/2019

Roccaporena, un paese a un tiro di schioppo da Cascia nel cuore dell’Umbria, ha ospitato il Campo del Post Cresima del Cammino Neocatecumenale di Reggio Calabria. Abbiamo ascoltato diversi ragazzi che vi hanno preso parte (per un totale di quasi 130). Anna ci ha spiegato come «il campo del post cresima è una esperienza che tutti dovrebbero fare. È ormai dal 2015 che ogni anno partecipo attivamente sia al post–cresima che al campo del post. Quest’anno il campo mi ha davvero cambiata. Ho avuto la fortuna di conoscere padrini fantastici, i quali mi hanno insegnato che tutto è possibile a Dio». Le fa eco Emanuele: «Questo è stato il mio quinto campo estivo e a mio parere tra tutti è quello che ho trovato più bello per una serie di motivi. Il primo in assoluto, che corrisponde anche al tema centrale del campo, è la possibilità di poter fare nuove amicizie di cui alcune molto strette, il secondo è stato, principalmente grazie al luogo in cui siamo stati, quello di poter avere grandi spunti di riflessione che sicuramente lasceranno dentro di me un segno indelebile». Samuele spiega come «il campo per me è come le feste, lo aspetti anno per anno, appena finisce inizi a contare i giorni. Nel campo estivo ho trovato una famiglia e questa famiglia mi ha insegnato ad andare sulla giusta strada».
Il campo è caratterizzata da un momento di fortissima condivisione, dove tantissime storie prendono forme e lo fanno attraverso lo spirito di fratellanza che si instaura tra i partecipanti all’esperienza estiva che per molti è il culmine del cammino annuale.
La riflessione di Tommaso è più ampia: «Ho sentito la parola del Signore più vicina a me che mai.
Questo per me è stato un anno molto difficile, perché fino a ottobre andava tutto bene, a scuola mi impegnavo, con il basket andavo davvero molto bene e mi miglioravo giorno dopo giorno, avevo fatto molto amici nuovi, cosa che non mi aspettavo, in pratica stava andando tutto perfetto, però tutta questa perfezione mi ha montato la testa, facendomi allontanare dal cammino Neocatecumenale, – confessa – perché sentivo che il Signore non stava scrivendo la mia storia, e che il mio primo posto doveva essere colmato da altro, anche perché i nuovi amici che mi ero fatto erano poco frequentati della Chiesa, e spesso venivo anche preso in giro, però senza prendermela, perché sentivo che quella del cammino neocatecumenale non fosse la mia storia ma la storia che avevo scritto i miei genitori per me». Dopo però, qualcosa ha iniziato ad andare storto: un calo a scuola, delle difficoltà nello sport e con gli amici. «E da lì, ho capito che da quando mi ero allontanato dal Signore, non mi riconoscevo più in quello che facevo, ed in questo campo ho legato un nuovo rapporto con lui, capendo finalmente che è questa la mia strada. Al campo ho fatto nuove amicizie, persone a parer mio fantastiche, e riallacciato legami più forti con persone che per me erano già importanti o semplici amici, e sempre al campo, c’era una famosa squadra di basket italiana, la Stella Azzurra Roma, che era lì per un camp estivo, e a volte giocavo con e contro i ragazzi di questa squadra, aumentando la mia passione verso questo gioco e facendomi tornare a giocare più forte di prima», spiega Tommaso.

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