accedi | registrati | 22-11-2019

Monsignor Fiorini Morosini evidenzia le priorità per Reggio

Intervista all'arcivescovo che, nel presentare i temi dell'assise diocesana, pone tre parole chiave per le future amministrazioni del territorio: bene comune, onestà e sanità

di Davide Imeneo e Federico Minniti 01/09/2019

Torna l’appuntamento col Convegno pastorale diocesano. Quest’anno il tema centrale è quello della cittadinanza attiva, con un risvolto operativo molto chiaro che è quello dell’impegno dei cattolici in politica. Ne abbiamo parlato con monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria – Bova a pochi giorni dalla tre giorni di Palazzo Campanella.
 
Cittadini e Vangelo. Quale correlazione?
Mai come oggi – in un tempo in cui non c’è più un’impronta cristiana negli orientamenti della società – i cattolici devono capire che non si può procedere con una «fede da sagrestia». In tanti si riconoscono sulle tradizioni cristiane, pochi invece sui valori: serve una presa di coscienza collettiva. La Chiesa, in questo momento storico, d’altronde è una delle pochissime realtà capace ancora di aggregare le persone. Ma su cosa?

Reputa ci sia un nesso tra la caduta dei valori e la fine dei partiti confessionali?
Non li metterei in relazione. La crisi valoriale giunge da altre fonti che come Chiesa non abbiamo saputo contrastare. 
 
Perché?
Abbiamo perso per strada la coscienza che sapesse incidere nella vita politica: la Democrazia Cristiana col passare degli anni, purtroppo, era diventata soltanto un’aggregazione di potere incapace di saper leggere i cambiamenti della società. 
 
E allora, oggi, chi si dichiara cattolico, come dovrebbe agire nella vita politica attuale basata sulla «liquidità» del sistema valoriale?
Mettiamoci dinnanzi agli occhi un valore non negoziabile: il valore della dignità umana. Attorno a questo esistono, ovviamente, delle divisioni ideologiche; pensiamo all’aborto, all’eutanasia, alla liberalizzazione delle droghe, all’adozione dei bambini alle coppie gay. Servirebbe trovare una convergenza, anche al di fuori del mondo cattolico, sui diritti inalienabili dell’uomo. 
 
Partendo, come sempre, dal confronto democratico. Sul tema dell’affido dei bambini alle coppie omosessuali, lei come si pone?
I cattolici in politica, seppure difendendo sempre il valore del dialogo, non devono però cedere a compromessi su questi temi. Altrimenti, dov’è la coerenza? 
 
Restiamo sul tema della famiglia, sempre più ostaggio delle lotte di bandiera.
Non lasciamoci intimidare dalle minacce ideologiche. L’omosessualità va rispettata, ma non possiamo accettare che ci venga imposta l’ideologia che ne scaturisce. Per i cristiani, la famiglia è una. Ripeto: rispettiamo i diritti riconosciuti dallo Stato, ma chiediamo ai politici cattolici di mantenere dritta la barra sulla sacralità della famiglia. Ovviamente, questo va fatto senza cadere nei tranelli della violenza verbale sul tema. 
 
Quali?
Evitare di cadere nella rete che hanno sempre teso, quanti sostengono l’ideologia Lgbt. Non è vero che se non riconosciamo l’adozione dei bambini alle coppie omosessuali, allora siamo omofobi. Non è così: rispettiamo le scelte sessuali di ciascuno, però non possono essere paragonate alla famiglia. 
 
Lei parlava di aggregazione in un tempo in cui il primo partito in Italia è nato e si alimenta attraverso il web.
Fare politica significa cercare il Bene Comune nel tempo attuale. Se internet può servire ad alimentare un fenomeno positivo, ben venga. Il valore della rappresentanza democratica può essere in armonia con la potenza mediatica data dalla rete. Bisogna stare particolarmente attenti a quanti galvanizzano le folle e rispettano poco il Parlamento. Sono il preludio a tutti gli estremismi. 
 
Attualmente, come cattolico, si sente rappresentato dalle scelte operate dalle Istituzioni locali?
Soltanto in parte; certamente in alcune circostanze c’è stata un’ampia convergenza rispetto alla difesa dei valori cristiani del territorio reggino. In altre occasioni, però, non siamo stati d’accordo su alcune posizioni intraprese. 
 
Il prossimo, sarà un anno di intensa bagarre elettorale tra comunali e regionali. Lei cosa auspica?
Non mi sento di auspicare nulla di particolare; ho un’amarezza: non so in che direzione guardare. Chi sarebbero i cattolici impegnati in politica a Reggio e in Calabria? Quali sarebbe il loro spazio? Quale identità? Dal Convegno pastorale diocesano auspico che possa nascere la volontà collegiale di tornare a formarsi alla scuola della buona politica ispirata dai valori cattolici. 
 
Quali devono essere, secondo lei, i tre punti farmi dai quali deve ripartire la politica calabrese?
Il Bene Comune è la prima parola–chiave: può sempre utopistico, però i partiti devono mettersi d’accordo sulle priorità del territorio. Poi l’onestà: la lotta alla corruzione deve essere al centro dell’agenda amministrativa. E, in ultimo, la difesa della sanità pubblica ad ogni costo.

Partecipa alla discussione

Esegui il login
Copyright 2016-2019 © avveniredicalabria.it | Tutti i diritti sono riservati | Responsabile: Davide Imeneo
Arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova | Via Tommaso Campanella, 63 – 89127 Reggio Calabria
Credits Web Agency a Reggio Calabria - Arti Creative