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Ad 80 anni dall’inizio della guerra con gli occhi di un santo

"L’hitlerismo passerà, la verità deve vincere". Il ricordo di Massimiliano Kolbe nei giorni in cui la Germania invadeva la Polonia

di Pasquale Triulcio * 02/09/2019

Il 1939 è ricordato, e lo sarà in futuro, a causa dell’inizio dell’incommensurabile carneficina che va sotto il nome di Seconda Guerra Mondiale, che ha segnato in modo indelebile anche la nostra Arcidiocesi trovando nell’arcivescovo Enrico Montalbetti il suo martire illustre († 31gennaio 1943).

E se rimane importante il 10 febbraio in cui morì Pio XI ed il seguente 2 marzo che vide l’elezione a pontefice col nome di Pio XII del Segretario di Stato Eugenio Pacelli, è comunque il 1° settembre che resterà profondamente impresso per sempre nella memoria di ogni uomo e del popolo polacco in particolare.

La tensione tra Germania e Polonia si era acutizzata il 21 marzo dell’annus horribilis, quando i tedeschi dopo essersi accaparrati il territorio di Memel in Lituania presero a reclamare l’annessione di Danzica e diritti speciali di passaggio in territorio polacco. La Polonia respinse le richieste ottenendo il 31 marzo, dai governi francese e inglese una formale garanzia alla propria indipendenza e integrità territoriale. In risposta Hitler dichiarava decaduto il patto di “non aggressione” stipulato tra Germania e Polonia nel 1934, ultimo atto rilevante del governo del maresciallo Józef Clemens Piłsudski morto nel 1935. La situazione si aggravava progressivamente e risultano sterili i tentavi di mediazione del presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt.

Il 23 agosto il governo nazista strinse un patto di “non aggressione” con l’Unione Sovietica (meglio conosciuto come “patto Molotov – Ribbentrop dal nome dei due ministri degli esteri firmatari) ricevendo così via libera per aggredire la Polonia. Il 1° settembre, senza una esplicita dichiarazione di guerra, la Germania inizia l’invasione della Polonia. L’attacco era stato preparato dai tedeschi con precisione: dalla Prussia orientale al nord e dalla Slesia superiore al sud, la “tenaglia di ferro e fuoco” doveva chiudersi alle spalle dell’esercito polacco con rapidità facendo forza sul numero, l’armamento moderno, la potenza d’urto delle Panzerdivisionen e dell’arma aerea1. Un milione e mezzo di soldati raggruppati in 55 divisioni dilagarono rapidamente, mentre 2.500 aerei bombardavano nodi ferroviari e stradali, centri logistici e strategici. Il Blitzkrieg (guerra-lampo) riuscì alla perfezione e le coraggiose truppe polacche vennero accerchiate; quelle che riuscirono a sfuggire tentarono di riparare ad Est dove, però, trovarono ad attenderle l’Armata Rossa che il 17 settembre occupava la zona orientale della Polonia sempre secondo il citato accordo Molotov – Ribbentrop. In meno di tre settimane l’esercito germanico raggiungeva Varsavia. Niepokalanów, situata a circa 42 chilometri dalla capitale, stava per divenire facile preda dell’invasore, per questo la Prefettura di Varsavia ne decise lo sgombero. P. Massimiliano Kolbe comunicò ai suoi l’ordine delle autorità governative e comandò di lasciare la “Città” per dirigersi verso mete più sicure, era un triste 5 settembre Dopo aver benedetto i fratelli partenti aggiunse: «Stavamo tanto bene qui tutti insieme sotto l’affettuosa tutela dell’Immacolata! Ma è giunto il tempo in cui dobbiamo separarci. Vi chiedo perdono se a qualcuno di voi ho causato qualche dispiacere. Molti di voi non potranno tornare più a Niepokalanów, anche io non sopravviverò a questa guerra. Vi prego di una sola cosa in modo speciale: amate l’Immacolata e rivolgetevi a Lei in qualsiasi avversità»2. Il 7 settembre, vigilia della Natività di Maria Vergine, gli aerei bombardarono Niepokalanów. Il 12 settembre gruppi di soldati della “Wermacht” penetrarono nella “Città dell’Immacolata” devastandola. Alle macchine tipografiche vennero apposti dei sigilli in vista di un successivo sequestro. Il fondatore assisteva impotente alla distruzione di 12 anni di lavoro. I tedeschi non si fecero attendere ed il 19 dello stesso mese chiamarono a raccolta nel piazzale della “Città” tutti i membri, tranne fra Witold Garta e fra Ciriaco Szubisiski. Dopo aver fatto sosta a Lamsdorf (oggi Labinowice) ed a Legnica, la domenica 24 settembre, al mattino presto, il treno si fermò alla stazione di Amtitz (attualmente Gebice). Intanto dal fronte giungeva notizia dell’eroica difesa della guarnigione di Westerplatte, di Modlin e di Varsavia. La resistenza della capitale stupì anche i tedeschi che ripetevano: “Warschau wehrt sich” (“Varsavia si difende”). La capitolazione

avvenne però il 28 settembre, che fu vissuto come un giorno di lutto e di preghiera per tutto il campo. A quella notizia P. Kolbe reagì battendo il bastone per terra e dicendo: «Vedrete, fratelli cari che qui sarà ancora la Polonia»3. Dal 20 novembre iniziarono a circolare voci su una possibile liberazione. Kolbe era assai prudente nel parlare riguardo ad argomenti politici, ma ad uno dei fratelli che gli chiese cosa sarebbe avvenuto dell’hitlerismo, rispose: «L’hitlerismo passerà, la verità deve vincere»4. S’incominciarono a rilasciare i prigionieri, quelli della provincia di Varsavia erano gli ultimi. Il 29 i frati iniziarono a festeggiare la novena dell’Immacolata con meditazioni dettate da P. Pio Bartosik e P. Kolbe. Qualche giorno dopo il Comandante del Campo Hans Mulzer annunziò che la liberazione sarebbe avvenuta l’8 dicembre. Ciò significava che i frati il giorno della Solennità dell’Immacolata Concezione avrebbero fatto ritorno a Niepokalanów.

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