accedi | registrati | 23-9-2019

«Crescita collettiva possibile solo con valori e competenze»

Il professor Rosina: «I giovani hanno bisogno di essere accompagnati nel loro percorso, ma soprattutto vanno indirizzati nelle scelte»

di Davide Imeneo 10/09/2019

Alessandro Rosina è il relatore presente oggi al convegno pastorale diocesano. Sarà proprio lui a trattare una tematica di grande attualità, come quella concernente la profonda crisi della politica e la necessità di scelte coraggiose. Gli abbiamo rivolto qualche domanda in attesa di poterlo ascoltare a Reggio Calabria.

Quali sono le scelte che la politica dovrebbe intraprendere per lasciare alle spalle il tempo della crisi?La crisi ha radici lontane. Le evidenze di una politica non più in grado di incoraggiare scelte individuali e collettive positivamente orientate al futuro sono riscontrabili già nel corso degli anni Ottanta. E’ infatti in tale decennio che crolla la natalità e si apre una lunga fase di crescita del debito pubblico. Non solo non siamo più usciti da questo percorso negativo, ma presentiamo oggi una delle combinazioni peggiori al mondo su tali due indicatori. Da dove ripartire? Nel mio libro “Il futuro non invecchia” ( Vita e Pensiero, 2018) invito a investire sulle nuove generazioni, sulla loro formazione, ma anche sulla promozione delle scelte generative in tutte le fasi di una lunga vita attiva. La funzione della politica più che migliorare dall’alto le condizioni dei cittadini, ha il compito di potenziare i meccanismi che consentono ad essi di vivere bene assieme e favorire scelte individualmente desiderate che producono valore collettivo.

La crisi da cui allontanarci non è soltanto economica e sociale, ma anche di valori. Le politiche sull’accoglienza e quelle sulla famiglia hanno diviso il paese. Come ricucire?

Serve l’impegno a costruire un nuovo modo di fare politica: fondata sulla convinzione che il bene dell’altro è anche il mio bene se inserito in un processo di crescita collettiva; in grado di creare consenso aiutando a trovare risposte vere e soluzioni comuni ai timori e alle fragilità di larga parte della popolazione, non suscitando rancore e offrendo alibi e false rassicurazioni; in grado di promuovere dal basso un modello sociale e di sviluppo coerente con quanto di meglio sa fare e può essere l’Italia. Per realizzare tutto questo c’è bisogno di una chiamata che abbia la capacità – come l’Appello di don Sturzo ai “Liberi e Forti” – di essere più convincente rispetto a chi parla alla pancia, perché in grado di rivolgendosi allo stesso tempo al ‘cuore’ e alla ‘testa’ degli italiani. Ovvero in grado di mettere assieme ‘valori’ e ‘competenze’, due ingredienti entrambi diventati scarsi all’interno della dieta politica italiana, ma che sono invece ben presenti nella tradizione dell’impegno politico dei cattolici e ancora vivi nell’attività svolta da molte realtà cattoliche sul territorio.

All’interno della famiglia si giocano i rapporti determinanti per la crescita dei figli. Come fare per essere genitori “generativi”?

Come mostrano i dati del “Rapporto giovani” dell’Istituto Toniolo, la carenza di politiche pubbliche e di strumenti che consentano ai giovani di camminare da soli, di orientare le proprie scelte e realizzarle con successo, porta da un lato ad una iperprotezione. I giovani, nella loro crescita, hanno bisogno di essere accompagnati, ma più e ancor prima che protetti e indirizzati nelle scelte da fare, li si deve aiutare a mettersi in ascolto di ciò che possono diventare lasciando le sicurezze del passato. Devono maturare la consapevolezza dell’importanza di rinunciare: a ciò che si è oggi, a conservare tutte le opzioni in campo, a tener sempre aperta la possibilità di tornare indietro. Solo così potranno davvero prendere “la” decisione esercitando la “libertà per” qualcosa di più grande, in grado di andar oltre le aspettative dei genitori.

I giovani davanti al futuro, tra paure e coraggio. Quali consigli lascerebbe a un neodiplomato?

Gli direi di sentirsi responsabilizzato nel fare le proprie scelte, ma anche di imparare a migliorarsi attraverso i propri fallimenti. É così che si impara a crescere e a gestire l’incertezza senza essere travolti dall’insicurezza (che blocca le scelte o le svaluta in partenza per evitare delusioni). Imparare ad assumersi il rischio e a gestirlo significa sviluppare le abilità che ci consentono di mantenere dinamicamente l’equilibrio sull’impalcatura attorno cui diamo forma al nostro futuro. Come ha ben sottolineato papa Francesco (alla Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia) “La felicità non è stare comodi (…) Questo tempo chiede di vivere da protagonisti, la vita è bella se la viviamo fino in fondo, non lasciamo che siano altri a decidere per noi”.

 

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