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Sono persone, non si tratta solo di migranti

Domenica prossima la Chiesa cattolica pregherà per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare la propria nazione

di Bruno Mioli 25/09/2019

Papa Francesco, su richiesta di diversi episcopati nazionali, ha spostato la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato dalla domenica successiva all’Epifania all’ultima domenica di settembre; perciò quest’anno la celebrazione ricorre il 29 nel mese corrente e si tratta della 105.a Giornata, dato che la prima risale al 1914, però come giornata “nazionale”, relativa cioè all’emigrazione italiana che in quegli anni era giunta alla sua fase esplosiva; 872.00 sono nel 1913 le partenze registrate, ma chi può contare quelle che ora chiamiamo irregolari o clandestine? Solo la minaccia e poi l’esplosione della prima guerra mondiale riuscì ad arrestare quel flusso incontenibile. E’ doveroso non lasciarsi sfuggire dalla memoria e dalla coscienza questa nostra storia non tanto lontana; anzi una storia ora in ripresa con flussi consistenti che sorpassano annualmente le 100.000 unità. “Ricordati, Israele, che anche tu sei stato straniero!”. Con la Giornata intendiamo dare attualità a questo monito biblico: “Ricordati, italiano, che anche tu sei stato straniero e lo sei anche oggi”.

La Giornata del Migrante e del Rifugiato mantiene dunque tutta la sua attualità e urgenza, come dice il Santo Padre nel suo messaggio per questa giornata; un messaggio che riprende i temi del discorso da lui pronunciato qualche mese prima quando volle essere presente al Meeting “Liberi dalla paura”, tenutosi a Sacrofano nei pressi di Roma dal 15 al 17 febbraio. Nel messaggio per la Giornata viene ribadita per sette volte la solenne enunciazione “non si tratta solo di migranti” e per sette volte il monito viene accompagnato da specifiche motivazioni: “si tratta anche delle nostre paure – si tratta della carità – si tratta della nostra umanità – si tratta di non escludere nessuno – si tratta di mettere gli ultimi al primo posto – si tratta di tutta la persona, di tutte le persone – si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo”.

Il Papa torna a riproporre parole e formule che gli sono particolarmente care: quelle di segno negativo come “globalizzazione del-l’indifferenza”, “cultura dello scarto”, “accentuato individualismo” e quelle di segno positivo, fra le quali i quattro verbi che riassumono la dottrina sociale della Chiesa su ogni forma di mobilità umana: “accogliere, proteggere, promuovere, integrare”. E uno sguardo calorosamente attento ed affettuoso il Santo Padre lo rivolge a quella categoria particolare di migranti che va sotto il nome di rifugiati alla ricerca di una nuova patria.

A capofila di questa immensa moltitudine di sradicati dalla propria terra il Vangelo ci fa vedere un Bambino che, nato fuori casa e fuori patria, è stato costretto dalla spada di Erode a mettersi in salvo in terra straniera. Il 29 settembre dunque è un appuntamento “cattolico”, cioè universale con tutti i migranti e rifugiati del mondo.

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