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Il crocifisso parla chiaro. Anche nelle aule di scuola

Il ministro dell'Istruzione Fioramonti riapre una polemica inutile e già risolta con varie sentenze

di Redazione Web 01/10/2019

"Credo in una scuola laica, ritengo che le scuole debbano essere laiche e permettere a tutte le culture di esprimersi non esporre un simbolo in particolare". Queste affermazione del ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti espresse durante la trasmissione 'Un giorno da Pecora' hanno riaperto una questione "storica" tra i favorevoli e contrari al crocifisso nelle aule delle scuole italiane. Una controversia che partì quasi un ventennio fa con una presa di posizione da parte di Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia e del giudice Luigi Tosti, promotori di una battaglia anti-crocifisso. Proprio la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, con una sentenza definitiva, nel 2011 sancì che il crocifisso poteva restare affisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane.

Nessun provvedimento è stato pensato dal Governo, tanto che il ministro ha sorprendentemente premesso: "Il crocifisso a scuola è una questione divisiva, che può attendere". Ma il ministro si è anche detto contrario ad esporre nelle aule i vari simboli religiosi: "Eviterei l'accozzaglia, diventa altrimenti un mercato" e non è favorevole nemmeno alla foto di Mattarella nelle aule perché, a suo dire, "neanche il presidente la vorrebbe".

Di parere opposto il presidente dei deputati Forza Italia Maria Stella Gelmini: "Il crocifisso non è un elemento di arredo - ha sottolineato -, ma la testimonianza delle radici del nostro Paese". E replicando direttamente al ministro all'Istruzione ha aggiunto: "La sua presenza sulle pareti delle aule scolastiche, contrariamente a quel che pensa il ministro Fioramonti, non impedisce di esprimersi agli studenti di altre culture e religioni, ma sta lì a ricordare che la laicità che il ministro liberamente rivendica è conseguenza diretta proprio delle radici cristiane dell'Italia e dell'Europa".

Fonti del Movimento 5 stelle hanno però cercato di attenuare la polemica: "Togliere il crocifisso dalle aule non è un tema all'ordine del giorno per il Movimento. Le scuole italiane hanno ben altri problemi, seri e concreti, da affrontare. Messa in sicurezza degli istituti, e loro ammodernamento, aumento degli stipendi di insegnanti e personale sono le priorità. Dibattiti e polemiche su questioni distanti dalla vita quotidiana dei cittadini non ci appassionano né interessano".

Secondo noi

Il crocifisso nelle aule scolastiche? Meglio di no, perché «è una questione divisiva», perché «la scuola deve essere laica», perché «tutte le culture» hanno diritto di «esprimersi». Così, inanellando a sorpresa ben tre luoghi comuni in una sola dichiarazione radiofonica, il ministro a 5 stelle dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, ha rispolverato una questione felicemente risolta da due pronunciamenti del Consiglio di Stato, una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Eppure il ministro sostituirebbe volentieri il crocifisso in aula con «una cartina del mondo con dei richiami alla Costituzione». Ma, al di là dei verdetti e visto che parliamo di scuola, bisognerebbe interrogarsi su come una delle radici culturali della nostra civiltà (italiana ed europea), nonché simbolo della fratellanza universale possa essere divisivo o far sentire altre culture nelle condizioni di non potersi liberamente esprimere. La risposta è semplice: in nessun modo. Con una postilla: a riaprire certe "pratiche" si rischia soltanto di dare fiato proprio a coloro che quel simbolo di sconfinato amore e di pace vorrebbero usare, impropriamente, a guisa di randello.

Monsignor Pennisi: inutile polemica

Sul crocifisso a scuola è intervenuto monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di MOnreale: "Il ministro della Pubblica Istruzione ha sollevato un'inutile polemica con la proposta di togliere il Crocifisso dalle aule scolastiche, con il rischio che questo simbolo universale di fraternità venga strumentalizzato a livello politico e diventi un segno divisivo. Il Ministro non può non tener conto dei vari pronunciamenti del Consiglio di Stato, della Corte Costituzionale e anche della Grande camera della Corte Europea dei diritti dell'uomo". Il Consiglio di Stato, ricorda Pennisi, con la decisione n. 556 del 13 febbraio 2006 respinse un ricorso di chi che chiedeva la rimozione del crocefisso nelle aule scolastiche. "Il Crocifisso - aggiunge l'arcivescovo - è diventato un fenomeno di cultura e di civiltà e ha reso la nostra società, più capace di comprensione, più capace di accoglienza, più capace di perdono. Il Crocifisso non può essere strappato, prima che dalle mura delle nostre scuole o degli edifici pubblici, dal nostro cuore, perché è simbolo di una sofferenza offerta per amore, del nostro comune destino, della misericordia finale, dell'estrema consolazione, del reciproco perdono, segno di speranza e di solidarietà per tutti".

Monsignor D'Ercole: ignoranza culturale

"Dall'uscita del ministro dell'Istruzione sgorga una ignoranza culturale che dispiace vedere in persone che rappresentano la nostra Repubblica". Monsignor Giovanni d'Ercole, segretario della Commissione Episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, è netto: "Sarebbe meglio tacere - riporta l'agenzia Adnkronos - perché chi parla così ha una ignoranza culturale di fondo frutto di improvvisazione. Il ministro evidentemente non conosce la validità di questo simbolo, al di là di quello che pensano i cristiani. Il crocifisso, oltre ad essere un simbolo religioso, è un simbolo 'laico' di estrema importanza. Davanti all'ennesima polemica laicista in realtà bisognerebbe solo osservare silenzio".

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dominique 06/10/2019 20:40

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