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La missione del catechista

Insegna, ascolta ed accompagna nella fede camminando con Cristo. Papa Francesco: «È una vocazione di servizio nella Chiesa».

di Redazione Web 03/10/2019

Vivere in comunione con la Chiesa, alimentare il rapporto personale con Cristo, riconoscere le proprie fragilità, essere uomo della Parola, mettersi in ascolto, farsi prossimo alla gente, prepararsi, annunciare, “uscire”, custodire la memoria. Sono queste alcune delle caratteristiche richieste al catechista, così come disegnate anche da padre Sergio La Pegna, officiale della Congregazione delle cause di santi. In una sua recente opera (“Il catechista secondo Papa Francesco”), padre La Pegna of- fre delle idee sull’identità e la missione del catechista, partendo proprio dalle parole di papa Francesco. Del resto, il pontefice, nel corso del primo Simposio internazionale sulla catechesi nel 2017, disse che essere un catechista «non è un lavoro o un’attività esterna alla persona», ma è una «missione», una «vocazione di servizio nella Chiesa». Papa Bergoglio ricordò che «il catechista deve costantemente tornare al primo annuncio» che «è il dono che ha cambiato la sua vita». Il Papa chiese di «accompagnare la fede che è già presente nella religiosità» di un popolo. Ed esortò a «prendersi cura di tutto il potenziale di misericordia e di amore che racchiude la religiosità popolare», la quale non solo trasmette i «contenuti della fede», ma è anche «scuola di formazione reale». Ecco allora che «il catechista cammina da e con Cristo» ed ha al centro «l’incontro costante con la Parola e i sacramenti».

Non si può certamente dimenticare come la pubblicazione del Documento di base “Il rinnovamento della catechesi”, avvenuta ormai quasi 50 anni fa, ha segnato un momento storico per la fede cattolica del popolo italiano. Un documento che oggi continua ad assumere un significato essenziale e le cui linee essenziali devono essere tenuta in costante considerazione.

Esiste, intanto, un valore permanente del documento di base che parte dal Concilio Vaticano II, vero e proprio “grembo materno” del documento. Esso, infatti, ha introdotto un nuovo linguaggio ed un metodo di lavoro. Sul piano dei contenti della fede, il documento ha offerto una visione rinnovata della rivelazione: Dio si è manifestato agli uomini mediante eventi e parole e si è consegnato a noi in Cristo, per chiamarci e ammetterci alla piena comunione con sé (cap. 1). Di questa rivelazione la Chiesa è chiamata a farsi annunciatrice. Il documento ha poi offerto una visione rinnovata della Chiesa che, per la sua missione di evangelizzazione, si avvale dei catechisti, che sono maestri, educatori e testimoni della fede. Ma quali sono le fonti della catechesi? Il documento lo chiarisce. Parliamo di Sacra scrittura, tradizione, luogo della trasmissione e dell’incontro con la Parola di Dio vissuta e professata; la liturgia, celebrazione del mistero di Cristo; le opere del Creato (cap. 6).

Il catechista, ora che sta per iniziare un nuovo anno di attività, è sempre più chiamato a rimanere fedele agli orientamenti del Documento di base, anche in virtù di un contesto culturale in cui si va diffondendo una indifferenza religiosa: molti adulti e giovani attribuiscono scarsa importanza alla fede religiosa, vivendo nell’incertezza e nel dubbio, senza sentire il bisogno di risolvere i loro interrogativi. Ciò porta a dover dare sempre più importanza al Documento di base nell’atto di svolgere la missione del catechista.

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