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Nuova indagine sull'ex società partecipata del Comune: secondo i magistrati la bancarotta fu pilotata per continuare a drenare risorse pubbliche

«Mala Gestio», Dda non ha dubbi: Multiservizi in mano ai clan

Il Procuratore Bombardieri: «Sistema creato per predare le casse di Reggio Calabria»

di Redazione Web 03/10/2019

Seppure a piede libero, c'è anche l'ex sindaco e governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, nell'elenco degli indagati della Dda di Reggio Calabria che ha concluso l'indagine «Mala Gestio» che ha coinvolto in totale 26 persone, di cui 8 ristrette agli arresti domiciliari, e sequestrato beni per 5 milioni di euro. Lapidario il commento del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri: «È un'operazione importante per la città perché si da conto di quello che è successo in quegli anni. C'era un sistema creato per predare le casse di Reggio Calabria». Insomma un ulteriore tasselle investigativo rispetto alla gestione delle società partecipate, quali la Multiservizi, da parte di imprenditori al soldo dei clan.

Un vero e proprio piano strategico diretto al controllo della cosa pubblica e all'accaparramento di ingenti profitti «per far si' che la Multiservizi S.p.a. divenisse uno strumento funzionale al soddisfacimento degli interessi economici della 'ndrangheta e di alcune famiglie di imprenditori ad essa legate». È quanto contenuto negli atti dell'inchiesta sulla manutenzione della rete stradale cittadina, della rete idrica, dell'illuminazione, delle scuole e dei parchi che dovevano essere assicurati dai milionari stanziamenti di fondi pubblici confluiti nella Multiservizi spa. Denaro che, piuttosto che essere destinato al soddisfacimento di primari interessi e bisogni della collettivita', grazie al patto scellerato con politici e imprenditori collusi e disonesti, sarebbe finito invece nelle tasche delle cosche.

Un fiume di denaro che, attraverso un meccanismo fraudolento, ha favorito società facenti capo a famiglie risultate avere stabili collegamenti con la criminalità organizzata reggina a discapito della collettività. Stamane i militari della Comando Provinciale di Reggio Calabria, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore Capo Giovanni Bombardieri hanno eseguito 8 provvedimenti cautelari anche con il supporto dei colleghi di Milano, Siena ed Agropoli. L'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari è stata emessa dall'Ufficio del gip di Reggio Calabria, Giovanna Sergi, su richiesta del Procuratore Aggiunto, Gerardo Dominijanni nei confronti degli imprenditori reggini Pietro Cozzupoli, di 81 anni, Lauro Mamone, di 62 anni, Giuseppe Rechichi, di 61 anni, Antonino Rechichi, di 34 anni, Giovanni Rechichi, di 35 anni, Rosario Rechichi, di 58 anni, Michelangelo Tibaldi, di 52 anni e Michele Tibaldi, di 32 anni, poiché ritenuti responsabili,a vario titolo e in concorso tra loro, di bancarotta fraudolenta.

Secondo le indagini, quali titolari di cariche e/o qualifiche societarie, con piu' azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed in tempi diversi, gli arrestati avrebbero distratto e dissipato il patrimonio delle societa' "Multiservizi S.p.a." e "Gestione Servizi Territoriale S.r.l." (G.S.T. S.r.l.) in pregiudizio dei creditori, cagionandone dolosamente il fallimento. Contestualmente e' stato eseguito un "decreto di sequestro preventivo d'urgenza e contestuale richiesta di convalida" nei confronti di Pietro Cozzupoli, Michelangelo Tibaldi, Brick srl e della Ingg. Demetrio, Pietro e Domenico Cozzupoli srl - che dispone il sequestro di somme di denaro per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro. Risultano altresì indagati a piede libero: Giuseppe Scopelliti, Paolo Vazzana, Andrea Michele Viola, Edoardo Africa, Maria Vincenzina Nardo, Tommasina Augusta D'Agostino, Francesco Borruto, Domenico Pensabene, Alessandro Pellegrino, Francesca Cozzupoli. 

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