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Di fronte all'invasione della Turchia e alla minaccia di pulizia etnica l'Unione invita, ammonisce, condanna.

La tragedia dei curdi e l'impotenza dell'Europa

di Redazione Web 13/10/2019

Tra le cannonate dei turchi, le urla disperate dei civili che scappano, le richieste di aiuto dei curdi, le prese di posizione di Washington e Mosca, chi ha un buon orecchio può percepire anche un flebile pigolio. È l’Unione Europea, che come sempre di caratterizza per essere l’attore meno influente di tutta la politica internazionale.
È una sorta di miracolo al contrario. Come può contare così poco un continente di 520 milioni di persone, tuttora capace di generare il 20% di tutti gli scambi commerciali del mondo? Eppure succede. Regolarmente. Anche a proposito della crisi che investe il confine tra Turchia e Siria, generata dalla spedizione militare che Recep Erdogan ha voluto per stroncare il Rojava e le formazioni militari curde, che pure tanta parte hanno avuto nella lotta contro l’Isis.
Gli europei invitano, ammoniscono, quando prendono il coraggio a due mani condannano. Ma non fanno assolutamente nulla. Mai. Ora che la Turchia attacca, poi, scontano le ambiguità che hanno accumulato durante gli otto anni della guerra di Siria, ben rappresentate dalle farneticanti dichiarazioni di Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea che tra poco cederà lo scranno a Ursula von der Leyen.
Juncker è riuscito a dire. Uno: “Riconosciamo che la Turchia ha un problema di sicurezza al confine”. Falso. È stata la Turchia a creare problemi di sicurezza al confine con la Siria, fornendo armi all’Esercito libero siriano (che infatti ha sempre avuto il quartier generale in Turchia) e a una serie infinita di gruppi armati più o meno islamisti. Proprio per averlo raccontato e dimostrato finirono nei guai Can Dundar e Erdem Gul, i giornalisti del quotidiano Cumhuriyet che nel 2015 furono arrestati, nel 2016 messi in galera, poi processati, minacciati di morte e infine costretti all’esilio in Germania. Due: “In Siria occorre una vera transizione politica”. Certo, ma la Ue non la persegue, visto che continua a non voler parlare con Bashar al-Assad che, piaccia o non piaccia, è tuttora il Presidente del Paese e, soprattutto, ha vinto (grazie ai russi) la guerra. Con chi dovrebbe essere pattuita e realizzata, di grazia, la transizione se non con chi è al potere?
E poi la cosa più clamorosa, la terza: “Non aspettatevi che la Ue finanzi una cosiddetta zona di sicurezza”. Il pugno di ferro europeo, quindi, colpirebbe negando a Erdogan o quattrini per mantenere l’esercito in quella cospicua parte di Siria (una fascia lunga 480 chilometri e profonda 30) di cui la Turchia si sta impadronendo con le armi. Non è straordinario?
Se la Ue avesse un minimo di cuore e di coraggio, se avesse un’anima, Juncker avrebbe detto: caro Erdogan, sai che c’è? Da noi non vedi più un euro. E non provare a ricattarci. I profughi siriani che in questi anni hai mantenuto a nostre spese, mandali pure in Europa. Li accogliamo noi, perché con te non vogliamo più avere nulla a che fare.
E non basta, avrebbe dovuto aggiungere Juncker. Siccome abbiamo messo le sanzioni alla Russia per la Crimea, ora le sanzioni le mettiamo pure a te per la Siria, e vediamo che succede alla tua economia che sta insieme con lo scotch.
Ovviamente la pigolante Europa non farà nulla di tutto ciò. Come volete che tiri fuori un minimo di unghie con Erdogan se non riesce nemmeno a gestire quelle poche migliaia di profughi che arrivano con i barconi? L’Europa non può, non sa, non vuole. L’Europa non. Proprio come in tutti gli altri casi in cui è stata chiamata a dimostrare di essere qualcosa più di una mera gilda di mercanti. Quando gli Usa di Donald Trump abbandonarono, con decisione unilaterale, il trattato sul nucleare siglato nel 2015 con l’Iran, gli europei gridarono allo scandalo e dissero che il trattato, in realtà, funzionava benissimo. E poi, niente. La Ue non ha organizzato alcunchè per proteggere dalle ritorsioni americane le aziende europee che lavoravano con gli iraniani, queste si sono ritirate e i rapporti commerciali si sono di fatto interrotti.
La realtà è una sola: quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E l’Europa si squaglia.

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