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Inquietante quadro fornito dall'Istituto superiore di sanità nel rapporto Alcohol Prevention Day 2019

Il dato. Un 15enne su due decide di ubriacarsi il sabato sera

di Redazione Web 14/10/2019

I freddi e implacabili numeri riportati nell’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), presentato in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2019, dipingono un quadro grave e allarmante: in Italia, il consumo di alcolici e superalcolici è in grossa crescita fra i teenager (11-15 anni), affiancato purtroppo da quello delle sigarette. Qualche cifra: nel 2018, il 43% dei 15enni italiani (erano il 38% nel 2014) e il 37% delle 15enni (il 30% nel 2014) ha fatto ricorso al “binge drinking” (assunzione di cinque o più bicchieri di uno o più mix alcolici, in un’unica occasione, con la consapevole intenzione di prendere una sbornia). Sul fronte “emergenza”, più di 3.000 minorenni ogni anno finiscono al pronto soccorso per intossicazione etilica, con una concentrazione maggiore nelle sere dei fine settimana; spesso – come emerge dai report degli interventi sanitari – sono tanto ubriachi da non reggersi in piedi, con conati di vomito e senso di malore diffuso, talvolta fino quasi a perdere conoscenza, tanto da richiedere l’intervento dell’ambulanza. Ma bisogna considerare che quelli che arrivano in ospedale sono solo la punta dell’iceberg! Le rilevazioni statistiche, infatti, attestano che almeno 700.000 adolescenti, tra gli 11 e i 17 anni, consumano alcolici e oltre 100.000 tra loro praticano il “binge drinking”. Se poi annoveriamo anche la fascia d’età tra i 18 e i 25 anni (dove il consumo occasionale o quotidiano riguarda quasi l’80% dei maschi e il 65 % delle femmine), otteniamo un totale di quasi 1.600.000 giovani bevitori, di cui 900.000 che assumono alcol in misura smodata. Il tutto in barba alla legge vigente – e quotidianamente disattesa da molti esercenti – che vieta la vendita e la somministrazione di queste bevande ai minori di 18 anni. Va anche osservato che, in Italia, l’accesso alle bevande alcoliche è di fatto alla portata di tutti: al pub, al bar, in discoteca, in pizzeria. E da una recente indagine del Movimento italiano genitori risulta che, due volte su tre, nei locali nessuno controlla l’età degli acquirenti, nonostante la proibizione di servire da bere ai minorenni. Ma c’è n’è di più: dati alla mano, quasi la metà degli esercenti continua a vendere alcolici anche a minori visibilmente ubriachi! Per di più, i guai cominciano spesso in famiglia, come denuncia Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’ISS: “Siamo il Paese europeo dove si inizia a bere più precocemente. E spesso il via libera è dato in famiglia: sono gli adulti a far assaggiare vino, birra o aperitivi a bambini di appena 11 anni”. Davanti ad un simile scenario, è bene ribadire con chiarezza che l’alcol è una molecola tossica per l’organismo, per chiunque, in grado di danneggiare le cellule, soprattutto del fegato e del cervello. Nei ragazzini, poi, è ancora più nocivo. “Fino a 16 anni, infatti, – spiega Scafato – manca l’enzima, chiamato alcol-deidrogenasi, necessario per metabolizzare l’etanolo ingerito e disintossicare il corpo, e fino a 21 anni questo enzima non è completamente efficiente, per cui l’alcol resta in circolo più a lungo. Servono almeno due ore ai maschi e tre ore alle femmine per smaltire una birra o un calice di vino”. Le conseguenze dannose, purtroppo, non finiscono qui. Quando non si è padroni di sé, infatti, è più facile agire irresponsabilmente e… commettere qualche sciocchezza, come mettersi alla guida di macchine e motorini per tornare a casa. Anche qui i numeri mettono i brividi: nonostante il Codice della strada preveda zero alcol fino a 21 anni, gli incidenti per guida in stato di ebbrezza sono ancora la prima causa di morte tra i giovani! Qualcuno si è inventato allora le campagne sul “bere consapevole”, nella speranza di sensibilizzare i giovani sul problema. “E’ uno slogan senza senso – afferma Scafato – : come si può parlare di responsabilità a chi ancora non ha sviluppato un cervello razionale? La piena maturità arriva solo a 25 anni e, nel frattempo, l’alcol ingerito tra i 12 e i 25 anni può danneggiare strutture cerebrali in piena formazione”. “I teenager ‘ragionano’ con i lobi temporali – continua lo studioso -, hanno un cervello irrazionale, emotivo, impulsivo. Crescendo, aumentano le connessioni nella corteccia prefrontale, che portano giudizio e autocontrollo, e si diventa adulti. L’alcol interferisce con questo processo; bere in questa fase può pregiudicare l’integrità della memoria e della razionalità, anche per il futuro”. Maggiormente a rischio chi pratica il “binge drinking”, ovvero il 17% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, con picchi del 50% fra chi frequenta le discoteche.

Non va meglio col tabacco. La nicotina è l’altra piaga che spopola tra i giovani: uno su cinque fuma abitualmente e quasi la metà dei minorenni ha provato a fare qualche tiro (per curiosità, perché lo fanno gli amici, per vincere il disagio alle feste o sentirsi più attraenti). “La maggior parte – spiega Luisa Mastrobattista, ricercatrice del Centro nazionale dipendenze e doping dell’ISS – comincia a fumare tra i 15 e i 20 anni, il 10% addirittura prima, tra 10 e 13 anni; più della metà dei giovani fumatori consuma tra le 10 e le 19 sigarette al giorno”. Se intervistati, quasi tutti affermano “smetto quando voglio”, ma poi non è così. Nella percezione comune più diffusa, i ragazzi sanno bene che alcol e fumo li intossicano, ma rinviano il pensiero alla ricerca della loro piccola soddisfazione immediata. “Quella giovanile – aggiunge Mastrobattista – è la fascia di popolazione in cui, anno dopo anno, registriamo il maggior incremento di fumatori”. Un dettaglio ulteriormente aggravante: alcol chiama sigaretta. Chi beve tende a fumare di più, e viceversa. Rimane comunque un fatto certo: come per l’alcol, anche per le sigarette i divieti non servono. Sette volte su dieci, in tabaccheria, i ragazzi riescono ad acquistare un pacchetto senza fatica, malgrado l’inasprimento della normativa che prevede il ritiro della licenza in caso di vendita a minori. Stessa cosa per le sigarette elettroniche: pochissimi negozianti rifiutano l’acquisto ai minorenni, come sarebbe invece previsto per legge. In parole povere, il “guadagno” prima delle persone e della loro salute! Forse, ancora una volta, occorrerebbe che il mondo degli adulti si interrogasse seriamente su come sta “allevando” le generazioni future!

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