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«Per i reggini è già Santo» affermano i ragazzi che hanno condiviso l’impegno caritativo con don Calabrò.

Mimmo Nasone su don Italo: «Per i reggini è già Santo»

di Redazione Web 18/10/2019

di Mimmo Nasone - A quasi trent’anni dalla morte di don Italo Calabrò anche noi, che lo abbiamo incontrato da giovani studenti alla fine degli anni sessanta, accogliamo con gioia e trepidazione la notizia che la causa di beatificazione di don Italo ha avuto l’approvazione della Conferenza episcopale calabra. La scelta maturata nella Chiesa reggina e calabrese è certamente una precisa indicazione ai cristiani di oggi: don Italo è un esempio di vita cristiana da seguire perché ha vissuto con coerenza e fiducia la sua fede in Cristo nel servizio alla chiesa diocesana, calabrese e italiana e nella costante premura per i più poveri che ha incontrato. La decisione dei vescovi calabresi è in piena sintonia con il magistero di papa Francesco che nella sua enciclica “Gaudete et exultate” ha delineato i criteri essenziali per vivere la santità. Con semplicità di linguaggio ed estrema chiarezza il papa infatti ha affermato che «la forza della testimonianza dei santi sta nel vivere le Beatitudini e la regola di comportamento del giudizio finale. Sono poche parole, semplici, ma pratiche e valide per tutti, perché il cristianesimo è fatto soprattutto per essere praticato». Proprio come ha testimoniato don Italo durante i suoi 42 anni di sacerdozio. Ha vissuto una spiritualità incarnata nella storia e nelle contraddizioni della nostra terra, una vita spesa per i poveri e per la loro liberazione, impegnandosi per la promozione della pace e della giustizia, contro ogni forma di violenza. Ha creduto nel Vangelo di Gesù accogliendo sempre più nella sua vita anche le pagine più esigenti e scomode.

Come non ricordare quando don Italo, per provocarci a fare scelte coraggiose e difficili, ci diceva che qualcuno nella Chiesa avrebbe preferito che alcune pagine del vangelo fossero strappate, così avremmo potuto vivere una fede tranquilla, languida e ritualistica che non metta in discussione i nostri comportamenti. E le indicazioni di don Italo, per un fede matura e autenticamente vissuta e testimoniata nell’ascolto del grido dei poveri e nella loro accoglienza che si fa lotta per l’eliminazione delle cause delle ingiustizie, sono oggi riproposte con grande decisione all’attenzione di tutta la chiesa da papa Francesco. A qualcuno negli anni passati ha fatto comodo ridurre don Italo a un prete d’azione fortemente impegnato nel sociale, di orientamento politico «comunista», poco «spirituale». In effetti don Italo era molto concreto e cercava sempre di dare risposte a chi aveva fame, a chi cercava lavoro, a chi era solo, a chi era nudo, a chi era malato, a chi era carcerato. Il suo essere attento e disponibile alle esigenze dei fratelli più poveri veniva spesso ridotto a una sorta di filantropismo. E questo giudizio molto approssimativo e riduttivo faceva soffrire don Italo, ma non lo scoraggiava. Anzi, dopo aver ingoiato l’amarezza delle incomprensioni e dei pregiudizi, rinnovava il suo impegno con maggiore determinazione ma sempre a partire dal suo esempio.

Finalmente la Chiesa reggina ha capito la profonda spiritualità di don Italo, la sua dimensione contemplativa, che dava senso e alimento al suo impegno per gli ultimi. E padre Giuseppe Fiorini Morosini, in piena sintonia con il suo predecessore padre Vittorio Mondello, ha fatto chiaramente capire la sua volontà in merito al riconoscimento della santità di vita di don Italo: «Le iniziative per celebrare il venticinquesimo anniversario della scomparsa di don Italo Calabrò servono non solo a far conoscere la testimonianza di vita di questo sacerdote reggino ma soprattutto a raccoglierne il valore di profezia che essa ha incarnato, per renderlo attuale rispetto alle esigenze ed ai bisogni che continuano ad interpellare la comunità. Per questo abbiamo il compito di raccogliere quella profezia, di perfezionarla e adattarla ai tempi in cui viviamo e che questo serva a rilanciare non solo la memoria ma l’impegno sociale e caritativo della nostra diocesi». Così, alle ore 19 e 54 di martedì 16 giugno 2015, nella basilica cattedrale reggina, padre Giuseppe ha pronunciato le attese parole: «È mia intenzione iniziare quei passi necessari perché si possa compiere il primo atto ufficiale presso la Santa Sede per iniziare in diocesi il processo per il riconoscimento eroico delle virtù di don Italo Calabrò».

Un lungo applauso ha spinto verso il cielo le parole del vescovo. Il vescovo ha quindi ripreso a esprimere la sua volontà aggiungendo: «Nella storia, questa nostra celebrazione eucaristica, nel venticinquesimo anniversario della morte di don Italo Calabrò, rimarrà come il primo atto di un cammino che un giorno, se Dio vorrà, ci farà vedere quella luce di santità, già accesa, già a noi conosciuta, ma che la chiesa riconoscerà universalmente santa». La recente volontà espressa dalla Conferenza episcopale calabra apre la via al riconoscimento della santità di don Italo Calabrò che è già santo nella memoria del popolo di Dio e dei poveri che ha servito e curato, santo perché capace di saldare il cielo alla terra. Santo perché testimone di Cristo che ci interpella ogni giorno e ci chiede di spendere la vita come risposta al suo amore, fedele e misericordioso.

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