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Anche una inferriata con cancello a difesa dell’abitazione per evitare la possibile occupazione abusiva in caso di assenza: episodio già verificatosi in altri condomini

Rione Marconi, ascensore a rischio. Ma il Comune tace

di Redazione Web 23/10/2019

di Consolato Minniti - La via Guglielmo Marconi è una lunga strada che si staglia fra l’ospedale Morelli e il centro città. Sovrastata da grandi palazzine, ospita oggi migliaia di persone che vivono all’interno di palazzine dell’edilizia residenziale pubblica. Il viale non fa eccezione, rispetto a gran parte delle arterie di periferia: buche e sporcizia. Franco Vilasi vive qui da 30 anni ormai. Ha una casa accogliente, posta al civico 5. Lo incontriamo al portone d’ingresso. Ha un viso stanco, quasi rassegnato: «Venga, salga con me. Prendiamo l’ascensore». Mentre la porta si chiude davanti a noi, Franco ci spiega che la salita fino al terzo piano sarà effettuata da un ascensore le cui funi sono «logore». Sì, avete capito bene: funi logore. Ma perché, allora, Franco continua ad utilizzare l’ascensore? La risposta a questa domanda svela una storia di incuria ed abbandono da parte dell’amministrazione comunale, totalmente incapace di far fronte ad un semplice problema manutentivo. «So bene che, ogni giorno, rischio ad utilizzare questo ascensore – spiega il signor Vilasi – ma non ho altra scelta: ho problemi cardiaci seri e certificati, non posso permettermi di fare le rampe di scale a piedi». Scale che, lo si nota subito, sono abbastanza “arieggiate”. Non c’è alcuna copertura sui pianerottoli e, d’inverno, il freddo taglia in due chi si azzarda a percorrerle. Senza considerare che la pioggia arriva sino ai portoni d’ingresso delle abitazioni.

Franco ci accompagna in casa sua. Appena arriviamo davanti all’appartamento notiamo qualcosa di strano: un cancello, una vera inferriata protegge la casa. È chiusa a chiave. Domandiamo cosa l’abbia portato ad una simile chiusura e la risposta è eloquente: «Qui bisogna stare molto attenti. Anche se ci si assenta per problemi di salute, il rischio è di tornare e trovare la palazzina occupata. Noi, a dirla tutta, insieme ad altri nostri vicini, l’abbiamo acquistata. Ma siamo coscienti che non si può abbassare la guardia. È capitato a molti di ritrovarsi persone dentro casa senza potervi più fare ritorno». È il fenomeno dell’occupazione abusiva degli alloggi pubblici. Franco ed i suoi vicini hanno imparato a farci i conti e, a loro spese, hanno installato un cancello che sa di paura.

Al tavolo del soggiorno–cucina, c’è seduta la madre di Franco. Una signora di oltre 90 che non riesce più a deambulare in maniera corretta. «Pensi se mia madre possa fare ogni giorno le scale. È costretta anche lei ad utilizzare l’ascensore». La moglie di Franco, invece, non è in casa. Al mattino, prima d’incontrarci, l’ha accompagnata al “Grande ospedale metropolitano”. Direzione: dialisi. Insieme a lei anche l’inquilino del quarto piano. «Li accompagno insieme – spiega Franco, con rassegnazione – ma quando rientrano non hanno neppure la forza di salire pochi gradini. Sono obbligati a prendere quell’ascensore, con tutti i rischi connessi ». Suona il campanello. Sono i vicini di casa. Quelli che, insieme al signor Vilasi, hanno installato un cancello protettivo. Entrambi hanno problemi fisici agli arti. Franco, allora, tira fuori della documentazione. Si scopre che il verbale che attesta l’usura delle funi risale al novembre del 2016. La denuncia all’amministrazione comunale, di una simile situazione, risale invece all’aprile 2017. Dopo i primi impegni da parte dell’allora assessore Marcianò e del dirigente Romano, tutto si arena. Franco attende ancora una telefonata: «Ho visto solo sorrisini, mentre qui il rischio è che da un momento all’altro la fune si spezzi. Eppure, il costo è esiguo e noi abbiamo dato la disponibilità a coprire la nostra quota». Quanto ancora dovrà attendere Franco Vilasi? Occorrerà che l’ascensore si stacchi con qualcuno all’interno, affinché l’amministrazione comunale provveda a fare qualcosa di “normale”? La speranza è che Franco, i suoi familiari ed i vicini possano presto tornare a vivere senza la paura di una fune pronta a spezzarsi.

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