accedi | registrati | 15-12-2019

Ascoltate le testimonianze di Marta Codoro, Giuseppe Barbisoni e di Fratel Stefano Caria

Cooperative e housing: idee e nuovi modelli per il Terzo Settore

di Redazione Web 05/11/2019

Nell’ambito del ciclo di incontri dal tema “ricostruire i diritti”, il 25 ottobre i corsisti dell’Istituto superiore di formazione politico– sociale “Lanza” hanno assistito alla tavola rotonda, coordinata dalla professoressa Franca Panuccio, sui diritti dei soggetti vulnerabili, con particolare riferimento ai minori.

Sono state ascoltate le testimonianze di Marta Codoro e Giuseppe Barbisoni della cooperativa Nuovi Orizzonti di Milano, e di Fratel Stefano Caria della cooperativa Idea di Polistena, due belle e ormai consolidate realtà nate per la cura di soggetti vulnerabili, dando vita a un utile confronto fra due esperienze dello stesso tipo al Nord e al Sud. Il ruolo prioritario dell’housing sociale è l’accoglienza e la progettazione di nuove opportunità per le persone coinvolte, anche attraverso la sensibilizzazione delle amministrazioni pubbliche e delle realtà locali. La cooperativa Nuovi Orizzonti gestisce una cascina, in cui si pratica l’agricoltura sociale e alcuni beni confiscati alla mafia, dove vengono ospitati giovani e adolescenti con problematiche spesso non classificabili nelle consuete categorie di disagio. La dottoressa ha ricordato anche che l’housing sociale ha carattere transitorio, pertanto c’è libertà di uscire dai centri, non trattandosi di luoghi di reclusione ma di “reinserimento” e ha rimarcato che occorre la collaborazione di tutti per supportare i ragazzi alla ricerca di un’identità o di un percorso di ricostruzione del proprio ruolo sociale. La persona accolta è vista come dotata di proprie risorse, capacità, conoscenze, cultura ma anche con un “vuoto” interiore che non si pretende di colmare immediatamente. Si parte col dialogo, con l’ascolto e si propongono progetti partendo dalle esigenze della singola persona che deve essere reinserita nel contesto territoriale. Si insegna anche a gestire il conflitto, perché spesso in cooperativa si ritrovano a convivere ragazzi di diversa provenienza. Anche il dottore Barbisoni, psicologo di comunità ed esperto in inserimento lavorativo, ha sottolineato come il percorso terapeutico di comunità non possa avere successo se non prosegue con l’accoglienza all’interno del territorio in cui si vive e con un impiego che dia dignità alla persona. La cooperativa promuove anche attività di prevenzione del disagio e contrasto alle dipendenze. Più in generale, il terzo settore è chiamato a un ruolo attivo di progettazione per la comunità.

Fratel Stefano, a sua volta, ha ripercorso la storia e l’esperienza della cooperativa Idea di Polistena, della Comunità Luigi Monti e del laboratorio Goel bio–cosmetica, quest’ultimo nato grazie anche all’impulso di monsignor Bregantini, al fine di creare opportunità lavorative per i giovani ospitati. È attivo un gruppo famiglia, un centro diurno e la comunità specialistica intitolata a fratel Emanuele Stablum, che è una sede residenziale destinata ad accogliere minori con disturbi del comportamento. Il relatore ha evidenziato le difficoltà del contesto in cui si opera, ove spesso la solidarietà concreta dei cittadini deve supplire alle carenze di servizi e risorse pubbliche. Insomma: due belle e forti esperienze di “bene”, che hanno portato la Panuccio a sperare che anche la nostra città diventi sempre più inclusiva, rendendo protagonisti i cittadini. Ma serve collaborazione e un ritrovato senso di comunità.

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