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La riflessione per il Natale del direttore diocesano della Caritas

I migranti in ginocchio, come i pastori

di Redazione Web 18/12/2016

di Antonino Pangallo * - Li hanno trovati così. In ginocchio davanti alla porta di una chiesa. Sono alcuni dei tanti migranti sbarcati sulle nostre coste. Lì, davanti alle porte di una chiesa venuti per adorare, per pregare, per invocare l'apertura. Con questa immagine eloquente entriamo nel mistero del Natale. Mentre guardo l'immagine dei migranti in preghiera penso ai pastori che accorrono a Betlemme. Loro hanno la sapienza del cuore. Con le mani che odorano di pecore essi hanno udito il canto degli angeli e accorrono ad adorare. Ed anche noi, chiesa di Cristo, desideriamo stare con loro e per loro spalanchiamo ancora di più le porte delle nostre comunità. Si, quella porta chiusa nell'ora tarda rimane un monito per tutti noi. La nostra Europa si chiude e lascia spesso l'Italia e la Grecia sole ad affrontare quella che non è più un'emergenza ma la realtà quotidiana. Il mondo è in movimento. Il sud del pianeta spinge alle nostre porte. Inoltre, le porte appaiono chiuse per tante famiglie che non trovano più lavoro né più lo cercano. Scompare il ceto medio e si amplia la folla dei poveri. Il sud è sempre più in ginocchio. Il welfare pazientemente costruito, viene meno, nell'incapacità spesso istituzionale di combattere in modo sistematico ed organico le radici della povertà. Eppure, questo tempo di mutamenti per noi credenti è kairos, tempo propizio per capire e vivere l'amore. Il Signore ci visita. Bussa alla nostra porta come pellegrino sconosciuto. Sempre di più siamo chiamati ad ascoltare il dolore di chi è in ginocchio a causa della povertà; siamo chiamati ad accogliere, poveri con i poveri, il dolore silente dei migranti. Quella porta non è così serrata. La vediamo aprirsi al porto tra i tanti volontari che accorrono agli sbarchi e nelle case aperte all'accoglienza particolarmente dei minori non accompagnati. Vediamo aprirsi quelle porte nelle tante parrocchie che moltiplicano gli sforzi e le risorse per dare risposte di carità. Le porte si stanno schiudendo. Il Giubileo non è finito dal momento che la porta della Divina Misericordia rimane spalancata. Gesù è la porta che tutto schiude. A Betlemme non c'era posto per la santa povera famiglia. Eppure Lui nasce lì e nella povertà spalanca gli orizzonti. Non possiamo essere profeti di sventura ma custodi della speranza. Siamo un anello della grande catena della carità ecclesiale. Prima di noi ed accanto a noi un fiume di credenti ha vissuto e vive la fantasia della carità, generatrice di sempre nuove risposte ai bisogni dei piccoli di questo mondo. Innamorarsi di quelli che il mondo considera scarti è l'appello di papa Francesco, è il grido del vangelo. Quale grazia il Signore ci dona nel suscitare in noi l'umiltù dell'inginocchiarci, nel trasformarci in divini portinai che aprono sempre. È Natale. Con i pastori, con l'odore delle povere pecore che sbarcano e di quelle strette dalla disoccupazione nella nostra terra, andiamo alla grotta. Mettiamoci in ginocchio per adorare. Impegniamo ancora di più le nostre energie per spalancare porte. Ne va di mezzo la nostra salvezza ed il Regno di Dio.

* Direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria - Bova

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