accedi | registrati | 15-12-2019

Don Michele D’Agostino ieri è stato ordinato diacono della Chiesa di Reggio–Bova; il seminarista rende la testimonianza delle emozioni e dei sentimenti nati durante il suo cammino

Il neo-diacono si racconta: «Quanti incontri profumano di Dio»

di Federico Minniti 17/11/2019

«Sono sereno... nell’imprevedibile». Questo il primo commento di don Michele D’Agostino, ordinato ieri diacono da monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria.

Non ti spaventa un «Sì per sempre»?
Come può spaventare una promessa di gioia piena in cui il «socio di maggioranza» è Dio? No, non mi spaventa, ma mi mette in cammino, con un passo lento e innamorato, «con sotto i piedi un baratro e sopra la testa gli angeli». Da solo non potrei mai farcela ecco perché il mio Sì lo metto nelle mani della Chiesa, la tenera Madre in cui Gesù mi ama e vuole essere amato e nel cuore bello di Maria Vergine, Madre del Fiat e fiducia nostra.

Il tuo cammino vocazionale è stato costellato da tante esperienza, quale la più significativa?
Tra le esperienze più incisive c’è quella con gli ultimi, con i poveri che mi accompagna fin da ragazzino nell’incontro quotidiano con Enza, un’anziana mendicante seduta a chiedere l’elemosina nel tragitto tra casa e parrocchia. Enza è stato il primo profumo di Vangelo che ho incontrato e che mi ha affascinato. Lei che di affascinante non aveva nulla se non lo sguardo libero e il bisogno di sentirsi a casa nel cuore di qualcuno. Da allora i poveri sono diventati i miei più cari compagni di viaggio perché se Dio stesso ha scelto quella condizione e se Gesù ha scelto l’ultimo posto ci dev’essere davvero qualcosa di interessante. I cinque anni di servizio con i migranti poi me lo hanno mostrato chiaro. La povertà ti insegna che hai bisogno sempre di qualcosa e di qualcuno e in definitiva di Dio. Sono beati coloro che sentono il bisogno di Dio perché di essi è il Suo Regno. Desidero vivere così il mio essere diacono nella Chiesa, a servizio soprattutto dei più poveri ed emarginati per imparare ad essere io sempre più povero e bisognoso di Gesù.

Che ruolo ha avuto, nel tuo cammino vocazionale, la figura del tuo storico parroco, il compianto don Nuccio Santoro?
Don Nuccio è stato la stella polare del mio discernimento: l’uomo, il prete, il padre, l’amico giusto al momento giusto! Un dono di Dio che proprio perché Suo non mi sarà mai più tolto. Dopo la sua morte improvvisa da subito l’ho sentito accanto a me più di prima perché è vero che l’Amore vince la morte e siamo fatti di Cielo e per il Cielo. Ho imparato da lui che Dio è Padre e lo è con e per tutti. Ho imparato da lui a nutrirmi di belle persone e soprattutto di Belle Amicizie spirituali che ti permettono di resistere e superare anche gli inverni più rigidi. Spero di diventare un uomo e un prete serio e discreto, assetato di conoscenza ed essenziale come lui mi ha mostrato per più di 20 anni di vita insieme. Don Nuccio non ha avuto un “ruolo” nel mio cammino vocazionale, ma si è fatto compagno di viaggio e presenza amata e silenziosa e lo sarà per sempre.

Dirigi l’Ufficio di Pastorale giovanile, come proporre Gesù come modello di vita ai giovani di oggi?
I Giovani hanno bisogno di Dio Padre oggi più che mai e Gesù è il volto più bello e immediato che riconduce a Lui. Allora più che proporre bisogna semplicemente mostrargli il vero volto del Signore Gesù. Smettendola di costruirgli sopra e spesso ridicolizzarlo pensando di fare cosa gradita ai giovani. La vera sfida per i formatori e gli adulti oggi non è trovare il metodo più “figo” come molti pensano e continuano a fare (fallendo puntualmente) ma è essere testimoni credibili e per esserlo è necessario averlo incontrato veramente. I giovani sono seri e anche se a volte non lo danno a vedere (e fanno stupidaggini per attirare l’attenzione di adulti sempre più e troppo distratti), cercano credibilità, serietà, essenzialità. Cercano quel Gesù di cui anche noi ci siamo innamorati che non trattiene e non costringe ma rende liberi che non programma la vita e non da risposte preconfezionate a nessuno ma si fa compagno di viaggio e conduce ciascuno a scoprire lentamente e stupendosi il sogno che Dio ha messo nel loro cuore.

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