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San Sperato, l’Eucaristia al centro

La comunità alla periferia di Reggio oggi sta soffrendo le partenze dei giovani La preghiera e l’adorazione sono il perno della missione

di Sergio Conti 21/11/2019

D i notte e di giorno, incessantemente. Nella chiesa di San Sperato a Reggio Calabria puoi entrare a qualunque ora e trovare l’adorazione eucaristica permanente. L’ha voluta il parroco, don Giuseppe Dieni, uomo semplice che accompagna questa comunità da tredici anni. Negli ultimi sette, la scelta di porre l’Eucaristia al centro di tutta l’azione pastorale unitamente alla preghiera, ha rinvigorito la fede dei gruppi, delle associazioni, delle famiglie presenti in questo territorio. È la periferia della città, che però – per stessa ammissione di don Giuseppe – ha il vantaggio di avere ancora relazioni umane come quelle che si vivono nelle realtà di paese. E i rapporti fra i parrocchiani sono improntati al dialogo, al confronto, alla vicinanza. Non di rado capita di incontrare il parroco per la via principale, su cui affaccia il portone di ingresso della chiesa.

Così, senza una piazza, la chiesa direttamente e con forza irrompe sul mondo, che idealmente è rappresentato da questa arteria molto trafficata che connette il centro di Reggio con la sua periferia ovest. C’è il gruppo “Catena dell’amore” che diffonde il rosario e aiuta a pregare nelle famiglie. Ci sono le missioni del gruppo famiglie, che quest’anno chiuderà le sue attività a maggio passando e bussando casa per casa, dopo aver percorso un itinerario spirituale alla riscoperta del significato profondo del matrimonio. «Tutte le attività sono collaterali a Gesù Cristo Eucaristia – spiega don Giuseppe – e diventano un’azione che parte dalla preghiera e a essa torna dopo averci nutrito profondamente». Da questa convinzione, è partita l’idea di pregare anche di notte, il giovedì, venerdì e sabato. «Mentre i nostri giovani sono impegnati nelle serate in cui puoi succedere di tutto, noi preghiamo per loro, li sosteniamo con la preghiera perché non cadano vittime delle brutture di questo tempo» confida il parroco. Che conosce i pericoli, le insidie del mondo e ha sperimentato in più occasioni, da laico prima e da sacerdote poi, che la preghiera protegge anche dalle immancabili crisi o cadute. «La vita sacerdotale e quella matrimoniale sono le due vocazioni adulte nella chiesa e allora io dico alle famiglie, portando la mia esperienza, che le crisi si possono superare soltanto ritornando all’origine dell’amore che ci ha spinto fare una famiglia oppure, per quanto mi riguarda a dedicarmi alla vita sacerdotale».

L’amore in primis, che ci rende capaci di donarci, di servire, di aprirci alla vita, nonostante le fatiche. I giovani? Pochi. Vuoi perché vivono lontano per ragioni di studio o lavoro, vuoi perché hanno scelto altre strade. Tanti i giovanissimi dai 14 ai 17 anni, una fascia d’età delicatissima in cui la parrocchia può incidere molto nella formazione ai valori e nel preservare l’integrità della persona. «I giovani si avvicinano con i giovani» ricorda il parroco.

Gianni Sergi è cresciuto in Azione cattolica e oggi da marito e padre, offre il suo tempo in associazione per l’edificazione della Chiesa popolo di Dio. «Oggi siamo circa 70-80 tra le varie articolazioni: ragazzi, giovani e adulti. Ma questo non ci ha fatto perdere l’entusiasmo e la voglia di evangelizzare». La sua storia è quella di tanti ex ragazzi, oggi con qualche capello bianco, che hanno vissuto una fede per tradizione. A casa sua si recitava il rosario prima di andare a nanna, ma Gianni benedice quelle occasioni di preghiera, che poi da adulto lo hanno spinto a scelte orientate verso la fede. Le sue figlie sono lontane da Reggio, una vive a Genova e l’altra a Palermo.

Entrambe sono rimaste legatissime all’Azione cattolica, luogo di relazioni dove sono cresciute e si sono formate grazie all’esempio dei genitori. Quando la primogenita, Francesca, sei anni fa si sposò, già sapeva di doversi trasferire col marito in Liguria per lavoro. Il parroco in quella occasione le disse: «Voi due avete un compito molto importante, dovete evangelizzare Genova».

Non era una battuta di circostanza, è lo spirito della Chiesa. «Ovunque tu sia, anche se le tue radici col cuore rimangono nel luogo di provenienza, tu prova a seminare con le tue forze convinto che il Signore farà il resto» dice Gianni.

Non una teologia, insomma. Don Giuseppe riporta la fede all’incontro quotidiano con Dio nella preghiera: «Dobbiamo essere missionari e avvicinare le famiglie lontane – afferma –. E avvicinando le famiglie, arriveremo anche ai figli». Senza l’obiettivo di riempire la chiesa, «piuttosto per invitarle a pregare con noi, a mettersi in ginocchio. Questo serve alla gente». Il resto, sacramenti compresi, verrà dopo e da sé. Fuori piove, ma stanno iniziando ad arrivare le prime persone. Le porte sono spalancate perché l’Eucaristia entri nella vita di San Sperato.

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