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A Lamezia il re dell’azzardo compra il 20% di Sacal; a Crotone torna in pista la Sagas.

I cieli di Calabria coi soldi delle slot

di Davide Imeneo 20/12/2016

Giorni intensi per l’aeroporto dello Stretto. Da un lato la vertenza sindacale dei lavoratori della Sogas, società di gestione dello scalo sino a ottobre 2016, ad oggi in esercizio provvisorio sotto l’egida della Curatela fallimentare; dall’altro l’attesa di una pronuncia formale di Enac sulla gestione degli aeroporti di Reggio e Crotone.

Luci e ombre, quelle registrate. Le prime sono riferite a un impegno della Curatela di esaminare la proposta congiunta dei sindacati di categoria rispetto al ridimensionamento dell’orario lavorativo (e la conseguente riduzione dell’onere in busta paga) di tutti i sessanta lavoratori della Sogas. Un atto estremo per scongiurare i 19 licenziamenti, sui quali la Curatela aveva avviato un procedura urgente. Proprio il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, ha caldeggiato – unitamente ai rappresentanti istituzionali di Comune, Provincia e Regione – questa soluzione alternativa. Sarà un Natale di speranza per gli operatori aeroportuali. Certo, si tratta di una soluzione–tampone, che riguarda i soli dipendenti Sogas, mentre nell’aerostazione orbitano altre maestranze (Sogas Service, Alitalia e indotto) che attendono trepidamente le decisioni di Enac sulla gara d’appalto in atto per la concessione trentennale degli scali, sia quello reggino che quello pitagorico.

Sul versante del Sant’Anna il «rientro in corsa» della Sagas rallenta non poco una procedura che altrimenti avrebbe visto un testa–a–testa tra Sacal e Ase.

Tutto lascia presagire che i galloni della favorita siano attribuibili alla Sacal, con i manager lametini che pare stiano già studiando da monopolisti dello spazio aereo calabrese. Eppure proprio nella società di gestione dell’aeroporto di Lamezia Terme si registra un’anomalia. C’è un nuovo socio privato che in poche ore ha già assunto il comando del 20% delle quote azionarie di Sacal. Si tratta di Renato Caruso e dell’Eurobed, società operante nel settore delle slot machine. Un milione di euro versati per una scalata agevolata dalla politica, durante l’assemblea straordinaria del 6 dicembre, in particolar modo dalla Provincia e dal Comune di Catanzaro.

Ombre che però non rendono immune l’Ase, il cartello imprenditoriale in cui fa la «voce grossa» l’Avr, ditta plenipotenziaria del settore rifiuti e di grandi appalti in Calabria, seppur la sua sede legale sia romana e l’origine toscana. Il centro Italia in affari nel profondo Sud. Un esempio virtuoso. Fino all’ordinanza dell’operazione «Ecosistema » che ha messo nero su bianco le co–interessenze della ‘ndrangheta nel ciclo dei rifiuti. Ed è lo stesso imprenditore Saro Azzarà, ritenuto dagli inquirenti uomo della cosca Iamonte, a parlare di Avr e delle sue entrature nel mondo della politica attraverso eminenti rappresentanti del Partito Democratico, nonché la garanzia «ambientale » del pregiudicato per mafia Domenico Laurendi.

L’uomo dei videopoker e l’holding «avvicinata» dai clan. Enac deciderà a chi dei due affidare i cieli di Calabria.

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