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Cosa vorresti fare da grande? «L’europrogettista». Ne è convinto Alberto Bonifazi che individua questo settore come il migliore per crearsi un’occupazione in Calabria

Giovani, Europa e Terzo settore: una strada per restare al Sud

di Davide Imeneo 26/11/2019

Per superare il gap tra Mezzogiorno e Nord del Paese, probabilmente servirebbe pensare europeo. Ne è convinto Alberto Bonifazi, docente di Finanza europea d’impresa presso la Business School di Ipsoa, scriveanche per il Sole24ore. Lo abbiamo intervistato.

Lavoro ed Europa. Prospettiva reale?
Altroché, e si sviluppa seguendo due orizzonti ben delineati. Il primo vede i giovani come fruitori di opportunità finanziarie che possono sostenere delle attività imprenditoriali, l’altro riguarda la sfera professionale. L’Europa offrirà sempre di più in un’ottica di integrazione dei mercati.

Si spieghi meglio.
Mi riferisco alla figura dell’europrogettista: nei prossimi anni sarà fondamentale avere risorse formate alla mediazione all’interno delle progettualità di sviluppo delle aziende in ambito comunitario.

È la professione del futuro?
Sicuramente sì. L’europrogettista ha la funzione di intervenire su quella che è una criticità che ha caratterizzato il nostro mercato fortemente orientato in un contesto bancocentrico. Sì, consiglierei a un ragazzo che si affaccia nel mondo del lavoro a confrontarsi con altre realtà davvero sfidanti. Il project management è una professione che richiede una cassetta degli attrezzi abbastanza vasta, basti pensare alle grandissime opportunità che derivano dalla cooperazione sociale o dall’innovazione tecnologica.

Quali life skills sono fondamentali?
Avere la capacità di lavorare in team e l’attitudine alla conoscenza: la forza dei progetti vincenti è quella di sviluppare partenariati, delle volte semplici da ipotizzare, ma molto complessi da organizzare e gestire. Insomma è una figura professionale che racchiude competenze che, a dire il vero, sembrano insite in tantissimi giovani delle nuove generazioni.

Lo accennava, però, vale la pena approfondirlo: quali sono i punti di contatto tra europrogettazione e Terzo Settore?
Il Terzo Settore è in grande sviluppo, ma al contempo in continua cambiamento. Possiamo dire che è completamente diverso a come veniva descritto soltanto dieci anni fa. Sta sempre più diventando un comparto con caratteristiche e con connessioni col mondo profit sempre maggiori. La verità è che non è visto soltato come un elemento di impatto esclusivamente sociale, ma anzi l’approccio aziendalistico, realizzato attraverso iniziative e strumenti che hanno una loro sostenibilità economica, sta prendendo sempre più piede.

E l’Europa quanto influisce su questo cambiamento?
Tantissimo, se non del tutto oserei dire. Le realtà che operano nel Terzo Settore stanno assumendo le caratteristiche della medio– piccola impresa a livello comunitario. Questo avviene perché l’Europa riconosce un fattore trainante al no–profit nell’ambito dello sviluppo del territorio. Così i valori che orientano l’azione sociale diventa un fattore di crescita per la collettività.

Oltre alla «buona volontà» ci vuole uno sguardo manageriale.
Esatto e, in questo senso, l’apertura al mondo giovanile è fondamentale: la progettazione sociale cammina sulle gambe di chi sa fiutare i bisogni del territorio, ma anche hanno quelle conoscenze economico–tecniche che possono garantire alle iniziative sociali di avere una sostenibilità economica. Un fatto da non sottovalutare, assolutamente.

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