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Farsi un regalo, come forma di auto– coccola, non colma l’abisso che abbiamo nel cuore

Indigestione da Black Friday? Torna a donare gratuitamente

di Redazione Web 28/11/2019

di Antonino Ventura * - Verso la metà di novembre, ancor più del solito, la nostra casella di posta è intasata da e–mail che annunciano un giorno di prezzi “sensazionali” e “opportunità uniche”. Lo stesso avviene sui social network: decine di post sponsorizzati promuovono occasioni “imperdibili” nel fantomatico giorno del Black Friday, che ci permetterà di fare affari mai visti prima. In questo periodo dell’anno veniamo storditi da pubblicità di ogni tipo che vorrebbero spingerci allo shopping frenetico.

Questo fenomeno proveniente dagli Usa, patria del consumismo bulimico, ha preso piede in tutto il mondo e il meccanismo commerciale si è trasformato di fatto in una tradizione, una vera e propria festa laica per la gioia dei più compulsivi compratori e, soprattutto, delle tasche dei grandi commercianti.

Infatti, se non è sbagliato spendere un po’ dei sudati risparmi per qualcosa che si desidera da tempo, non si deve però dimenticare che date come questa sono state create per aumentare le vendite, quindi per l’utile dei negozi più che dei clienti. Perciò vale la pena di pensare un po’ prima di agire in modo impulsivo e compulsivo agli stimoli della pubblicità.

Qualcuno potrà sorprendersi, ma anche in questo caso le parole di Gesù possono venirci in soccorso. Sì, il vangelo può aiutarci anche in questo percorso di disintossicazione dal consumismo. Calza a pennello un passo memorabile del racconto dell’evangelista Matteo, in cui Gesù dice: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore». Anche grazie a queste parole possiamo fare verità sulla spinta che sentiamo ad aderire alla frenesia dello shopping.

Iniziative come il Black Friday, in realtà, ci spingono a spendere in modo superfluo, alla ricerca spasmodica di quello che è più conveniente, l’offerta migliore per il prezzo più basso che ci illude di aver fatto un grande affare, comprando l’oggetto tanto agognato che speriamo possa semplificarci la vita, migliorarcela o che addirittura ce la possa risolvere. Gesù ci sveglia dall’intontimento consumistico insegnando a concentrarsi solo su quello di cui si ha bisogno, a possedere solo cose che aumentino la gioia e non lo stress, a vivere per cose per cui ne vale la pena, a colmare il cuore più che la casa, ad acquistare cose che ci fanno essere grati più che alienati.

L’indigestione da consumismo bulimico del Black Friday, unita alla forza delle parole liberanti del Vangelo, può smascherare l’inganno dell’acquisto come fonte di felicità: farsi un regalo, come forma di auto– coccola, non colma l’abisso che abbiamo dentro il nostro cuore.

La cura all’esasperazione della compera ce la suggerisce san Paolo, che ci ricorda un’altra parola veritiera di Gesù, che disse: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere». La gioia vera, quella duratura, che non finisce dopo i primi giorni di utilizzo dell’ultimo dispositivo acquistato, sorge dal gesto del dono, dall’impegno nel servizio dell’altro e dalla solidarietà. Dobbiamo invitarci a donare, nel senso più ampio del termine, che si tratti di denaro, oggetti, tempo, ma anche e soprattutto di momenti di gentilezza e cordialità, di sorrisi e abbracci, di educazione e prossimità.

In tempi problematici come i nostri, in cui si rischia di vedere il colore nero anche al livello sociale e politico, bisogna appellarsi alla solidarietà come azione quotidiana, alla cultura del dono come attività di utilità sociale, allo spirito di servizio come collante sociale e strumento capace di costruire una società più unita e giusta. Parafrasando don Milani, potremmo dire che questo non è più il tempo delle facili elemosine e delle compere impulsive, ma questo è il tempo delle scelte forti e durature. Scegliendo di comprare un nuovo telefono o un nuovo televisore non si risolve nulla; scegliendo di donare a chi mi sta accanto posso risollevare almeno una delle due vite in gioco, la mia e quella del prossimo. Provarci non costa nulla, anzi: c’è solo da guadagnare.

* assistente diocesano Msac

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