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Il documento redatto dal presule è articolato e sviluppa i tantissimi spunti emersi dall'ultimo Convegno pastorale diocesano

Diocesi, ecco le indicazioni pastorali di monsignor Morosini

di Redazione Web 04/12/2019

L'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, ha inviato, come di consueto, le indicazioni pastorali alle parrocchie, associazioni e movimenti di ispirazione cattolica,  operanti sul territorio diocesano. Il documento redatto dal presule è articolato ed è stato elaborato «a conclusione degli incontri con i rappresentanti delle varie zone pastorali e con i vicari zonali per verificare il lavoro di riflessione svolto sui temi scaturiti dal nostro convegno annuale», scrive Morosini che spiega: «Vengo a voi con questo mio scritto per suggerirvi alcune riflessioni, maturate durante i predetti incontri, e offrire a tutti alcune indicazioni pastorali, per lo più tratte dalle vostre riflessioni e suggerimenti, ma maturate anche da me, durante la riflessione con i rappresentanti della varie zone pastorali. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato attivamente alle varie fasi del nostro lavoro di ricerca: dal Convegno di settembre fino ad oggi. Debbo rilevare, però, che facciamo fatica a trattare argomenti legati al tema dell’impegno politico e perciò non riusciamo a proporre suggerimenti per l’attività pastorale. Nelle relazioni delle varie parrocchie è apparso chiaro che nei nostri incontri, essendo impreparati ad affrontare il problema della cittadinanza, abbiamo divagato ripetendo gli stessi temi e problemi di carattere catechetico, sulla frequenza alla messa domenicale, sulla mancata uniformità nelle parrocchie».

«Leggendo la presente nota pastorale, - prosegue il presule - vi accorgerete che i suggerimenti pervenuti dalle varie zone pastorali sono stati veramente pochi. Eppure la cittadinanza responsabile è un tema che si sta rivelando decisivo, non solo nella vita della Chiesa in Italia, ma in genere per la missione stessa della Chiesa. Aggiungo quest’altra riflessione maturata nel corso degli incontri: il tema dell’impegno politico si rivela decisivo oggi anche per affrontare una seria pastorale del mondo adulto, che ponga le premesse perché l’evangelizzazione rivolta ai piccoli diventi efficace per un loro facile ingresso nella vita cristiana adulta. È necessario che i ragazzi, crescendo, trovino un mondo adulto, ove veramente la fede sia testimoniata e le strutture della società nella quale sono chiamati a vivere abbiano una vera impronta cristiana. Queste riflessioni le offro a tutti i nostri fedeli. Le ho scritte nel modo più semplice possibile perché tutti possano accedere alla loro lettura e non solo i fedeli più addentro alla vita pastorale. Con umiltà le offro anche a tutte le persone di buona volontà perché possano capire il cammino che la comunità cristiana intende percorrere su questo nostro territorio, dove conviviamo con altri l’impegno di una cittadinanza attiva. Vi chiedo, pertanto, di diffonderle il più che possibile».

Di seguito, pubblichiamo integralmente la lettera dell'arcivescovo Morosini:

Il tema dell’incontro. Aver posto come tema centrale della nostra riflessione la cittadinanza attiva della comunità ecclesiale è stata una decisione presa assieme durante le riflessioni fatte con i vari organismi diocesani di comunione. È stato all’interno di essi che è maturata la volontà di soffermarci su questo tema: sia perché esso appariva come il giusto proseguimento dei temi già trattati in questi sei anni per l’annuale cammino pastorale; sia perché ci metteva in sintonia con la sensibilità della Chiesa italiana, soprattutto durante lo scorso anno, espressa non solo dalla presidenza Cei, ma anche da alcuni membri autorevoli del laicato cattolico. Ricordo brevemente il cammino percorso per organizzare il convegno. La scelta del tema è stata posta in discussione nel consiglio pastorale del 15 gennaio e in quello presbiterale del 24 gennaio. E sono state raccolte le prime indicazioni sia sul tema che sull’articolazione del convegno stesso; l'8 febbraio si è tenuto un consiglio presbiterale straordinario; il 15 aprile, un consiglio pastorale e presbiterale congiunto, che ha precisato meglio i risultati dei precedenti consigli ed ha prospettato l’andamento definitivo del convegno; inoltre serve evidenziare la presidenza delle aggregazioni laicali con una commissione di laici ha continuato il lavoro di preparare la terza giornata relativa alla riflessione sulla situazione locale circa i temi attinenti la cittadinanza responsabile, mentre io stesso mi sono occupato di scegliere e di contattare i relatori al Convegno, così come avevo fatto negli anni scorsi.

La nuova forma di incontro con le vicarie dopo il Convegno. Mentre gli altri anni le varie zone pastorali si sono alternate a Cucullaro, tra settembre e ottobre, per incontrarsi con me in un pomeriggio e nella mattinata del giorno seguente, con permanenza notturna nella struttura diocesana di Gambarie, quest’anno mi è stato chiesto di incontrarci per il tempo necessario al dibattito in una delle parrocchie delle diverse Vicarie o in Episcopio. Il cambiamento fu deciso perché, negli incontri di verifica a fine anno, si è detto che molta gente, che avrebbe voluto partecipare, aveva difficoltà a venire a Cucullaro per via del lavoro, e che, sicuramente, facendo gli incontri in sede, avremmo favorito la partecipazione di più persone e un dibattito più calmo e costruttivo, senza fretta, sui temi oggetto di discussione. Ciò non è accaduto, come possono attestare quelli che hanno partecipato agli incontri: penso che essi converranno con me. I partecipanti sono stati più o meno gli stessi che a Cucullaro, e la volontà di discussione non si è poi notata gran che. Molti sono andati via prima di finire gli incontri (che sono durati in media un’ora circa), la partecipazione alle discussioni solo in poche zone è stata intensa; nella altre gli interventi sono stati quasi nulli (in tre Vicarie hanno parlato solo quattro persone) e l’incontro si è esaurito in meno di un’ora. Non si è notata, quindi, grande volontà di discussione. A Cucullaro era molto importante l’incontro del mattino dove si rifletteva a gruppi e c’era maggiore possibilità di esprimere la propria opinione.

La proposta di svolgere tali riunioni a Cucullaro in tutti questi anni mirava a fare incontrare tra loro i rappresentanti di diverse parrocchie per favorire la tanto invocata comunione tra le parrocchie stesse, almeno quella della stessa Vicaria. Lo stare assieme, soprattutto la sera e durante gli intervalli e i pasti, favoriva il dialogo e la condivisione, che è un bene grande al quale nelle nostre parrocchie bisogna educarsi. Di grande importanza erano, come ho già notato sopra, i gruppi di studio al mattino, dove c’era lo spazio necessario per un dialogo e uno scambio di esperienze tra gli esponenti delle varie parrocchie, che si incontravano per mettere assieme quel che si era discusso durante i consigli pastorali parrocchiali. Tutto questo si è perso, a discapito di quella sinodalità, così spesso invocata, ma disattesa, quando invece si hanno le occasioni per metterla in atto. Pazienza! Voglio ricordare lo sforzo di sinodalità che stiamo mettendo in atto nella nostra Diocesi, prendendo come esempio solo il trascorso anno pastorale:

  • 20 settembre 2018: incontro del Polo culturale per le iniziative dell’anno;
  • 24 settembre-9 ottobre 2018: ho incontrato a Cucullaro i rappresentanti delle zone pastorali per discutere il post-Convegno e raccogliere indicazioni per le zone pastorali;
  • Le indicazioni pastorali sono state inviate ai Vicari per ricevere un loro giudizio;
  • 28 novembre-10 dicembre 2018: ho incontrato tutti i sacerdoti delle Vicarie in episcopio per discutere sull’avvio delle arrività, dopo aver ricevuto le indicazioni pastorali;
  • 5 febbraio: incontro uffici di curia;
  • 9 febbraio 2019: incontro polo culturale per definire iniziative culturali vari, la Summer school di agosto e il Corso di alta formazione sulla dottrina sociale della Chiesa: entrambi condivisi con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e con l’Istituto Toniolo;
  • 19 marzo 2019: incontro di condivisione e verifica sull’economia della Diocesi;
  • 27 maggio-19 giugno: verifica dell’anno pastorale con tutte le zone pastorali;
  • 13 giugno: consiglio presbiterale per la verifica di fine anno;
  • 21 giugno 2019: incontri con i Vicari per la verifica dell’anno pastorale. Si è parlato anche della Summer school di agosto e del Corso di alta formazione sulla Dottrina sociale della Chiesa.

A questi appuntamenti si aggiungono i Consigli pastorali e presbiterali già citati.

Il significato della cittadinanza responsabile. Durante l’ultimo Convegno pastorale di settembre, ma già nei Convegni degli ultimi due anni, è stato sufficientemente chiarito il significato di questa espressione e le sue implicanze pastorali. Nel corso degli incontri con le varie Vicarie, dopo il Convegno, si è andato sempre più precisando tale significato nel contesto più generale della verifica della maturità della fede nel nostro popolo. Il tema della Cittadinanza attiva si coniuga molto bene con l’impegno per formare meglio gli adulti ad una fede matura. In fondo l’obiettivo è lo stesso: la fede non potrà mai essere matura se non si esprime con un impegno di fedeltà al Vangelo in età adulta. Non si potrà mai riuscire ad esprimere in età adulta una fede matura in riferimento a tutto ciò che il Vangelo ci insegna, se le forme del nostro vivere sociale e le nostre relazioni umane non sono improntate al Vangelo in tutti i contesti di vita.

Ora, se ciò manca, gli sforzi fatti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli, (a parte il fatto che dovremmo verificare se essa non sia carente nel linguaggio con il quale la portiamo avanti per modificarla), si vanificano quando essi, diventati adulti, trovano che quanto ascoltato nel cammino preparatorio ai sacramenti non è vissuto nella vita concreta. Essa oggi si presenta loro con veste tutt’altro che cristiana ed evangelica. Entrando nel mondo degli adulti, i nostri ragazzi - la cui formazione religiosa forse non è stata quella di un percorso di fede pensato come iniziazione alla vita - sono consequenziali nel concludere che quanto è stato loro insegnato appartiene al mondo dell’infanzia, che sono autorizzati quindi a lasciare e per immergersi in quella che considerano essere la vera vita, libera da ogni condizionamento di fede. Quest’ultima rimarrà un ricordo da vivere solo in alcune circostanze e celebrazioni religiose.

La cittadinanza responsabile va collocata in questo contesto di maturità di fede. Essa non è e non deve essere pensata come un’operazione di supporto alle eventuali carenze riscontrate nell’area politica ed amministrativa del nostro territorio, ma una vera e propria testimonianza di fede adulta, che ha le sue necessarie ricadute nella società, ove i cristiani maturi incarnano il Vangelo con la loro testimonianza di vita. Il cristiano maturo, immerso nella realtà della vita familiare, sociale, lavorativa, in tutte le sue attività, deve poter annunziare il Vangelo e rendere, per quel che dipende da lui, la convivenza umana degna di tale nome. Ma ciò non sempre si verifica, perché i mali, che sono presenti nella nostra società, sono il frutto di una mancata testimonianza di vita. È qui che si colloca il problema della cittadinanza per un credente maturo nella fede.

Inoltre, dobbiamo prendere atto che per affrontare bene il tema della Cittadinanza attiva sono importanti anche tutti quei cristiani, che, pur non collaborando nelle strutture parrocchiali, costituiscono il fermento evangelico della società, impegnati in forza del Battesimo in una vera e propria azione evangelizzatrice attraverso il loro stile di vita. Essi, come si notava nel convegno dello scorso anno, spesso sono abbandonati a loro stessi e la comunità ecclesiale non si cura di loro e non si sforza di incoraggiarli e sentirli vicini. L’anno scorso sollecitai tutti ad individuare queste persone e a prendere contatto con loro.

Proposte

  1. Spiegare ai fedeli il significato autentico della Cittadinanza attiva;
  2. L’impegno politico deve consistere anzitutto nella conoscenza dei problemi del territorio e dare il proprio contributo alla loro soluzione, soprattutto attraverso la testimonianza di un cristianesimo vero;
  3. Sensibilizzare gli adulti sulla responsabilità di coniugare fede e vita, proponendo, tra l’altro, la lettura del testo patristico: La lettera a Diogneto;
  4. Favorire, ove possibile, la costituzione di laboratori territoriali di cittadinanza, che mettano insieme le forze sane di un quartiere o di un paese, a partire dai gruppi ecclesiali, per realizzare forme di rigenerazione ambientale e sociale;
  5. Fornire mappe e strumenti che aiutino a leggere il proprio territorio a partire dagli ultimi, e a individuare punti di forza e debolezza;
  6. La Consulta delle Aggregazioni laicali si impegna a costituire un'equipe missionaria di cittadinanza a servizio di parroci, comunità parrocchiali, zone pastorali e gruppi, per promuovere sui territori gesti di amore sociale e politico (AL 231) ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa.

 La conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa. È una vera esigenza sentita da tutti, perché la mancata conoscenza della Dottrina sociale della Chiesa è una grande lacuna da colmare tra i nostri fedeli ed anche una carenza di forza per la vera soluzione dei problemi del territorio. La Dottrina sociale della Chiesa ci offre la chiave per leggere i problemi del territorio e ci suggerisce alcuni principi grazie ai quali trovare le soluzioni. Bisogna colmare tale vuoto non solo a livello di élite, cioè di pochi adulti che sono addentro ai grandi problemi sociali e politici della società, ma ad un livello più generale, a cominciare dall’età giovanile, che in questo momento è la categoria che avrebbe più bisogno della Dottrina sociale della Chiesa per prepararsi alla vita e condurre fin da oggi battaglie decisive per il futuro del nostro territorio.

Fin da quando ho iniziato il mio ministero di Vescovo qui a Reggio, ho sempre sperato di vedere divulgati in maniera capillare i contenuti della Dottrina sociale della Chiesa, soprattutto tra i giovani delle scuole superiori. Ho cercato di promuovere in tal senso qualche iniziativa con la commissione Giustizia e Pace e con l’Ufficio per le Comunicazioni sociali (Social Talk, format televisivo trasmesso da Rtv e condiviso sui Social Network e sul sito diocesano), ma non hanno avuto, purtroppo, continuità a causa della mancanza di esperti che offrissero riflessioni sui contenuti della DSC.

Da due mesi il settimanale diocesano, L’Avvenire di Calabria, pubblica settimanalmente una rubrica di approfondimento sui temi della Dottrina sociale della Chiesa a firma del docente universitario Domenico Marino. Auspico che questa finestra di riflessione, seppur di carattere divulgativo, venga condivisa e approfondita in tutte le parrocchie. Infatti, bisogna partire dalla divulgazione di tale dottrina, per aiutare a porre temi antropologici essenziali, oggi totalmente assenti nella cultura che domina sul sapere dei giovani Quest’anno per avviare la soluzione del problema di una conoscenza più basilare e capillare di questa Dottrina, ho proposto un Corso di alta formazione, curato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; ma abbiamo dovuto rinviarne l’inizio perché fino ad ottobre, mese stabilito per l’inizio delle lezioni, c’erano state poche adesioni. Adesso, pare, che si potrà iniziare a gennaio, perché le adesioni stanno arrivando. Rinnovo caldamente l’invito a non sciupare tale occasione, che prevede ulteriori collaborazioni con l’Università Cattolica di Milano.

Invito i responsabili dell’Istituto Lanza a non sentirsi né scavalcati, né emarginati. Il loro servizio è valido ed apprezzato, ma si colloca ad un livello più alto, che possiamo definire di specializzazione. Ripeto: urge una informazione più capillare a livello di semplici cristiani, soprattutto giovani. Deve essere questa la nostra sfida per promuovere tra tutti i fedeli la Cittadinanza responsabile.

Proposte

  1. Formare un gruppo itinerante, composto dai responsabili dei nostri gruppi, con l’aiuto degli uffici pastorali e degli organismi di formazione politico-sociale e culturali, per promuovere, su richiesta, alcune iniziative;
  2. Realizzare percorsi di formazione alla Dottrina sociale della Chiesa per piccoli e grandi, nelle varie zone pastorali, a partire dagli elementi basilari;
  3. Incoraggiare i laureati (almeno laurea triennale) ad iscriversi al corso di alta formazione alla Dottrina sociale della Chiesa organizzato in questo anno pastorale (i corsi iniziano a gennaio). Potrebbero essere queste persone a guidare la formazione nelle singole zone pastorali.

Vino nuovo in otri nuovi. La nuova prospettiva pastorale, richiesta dal tema della Cittadinanza attiva e responsabile, esige un nuovo modo di esprimere la fede e un nuovo modo di essere responsabili dinanzi a quella porzione di storia che noi siamo chiamati a costruire, superando la situazione di stallo, basata sul principio: “Si è sempre fatto così”; espressione rinunciataria, che esprime una mentalità chiusa ad ogni forma di cambiamento e che lo stesso Papa Francesco ci chiede di abbandonare per aprirci al nuovo, che la nostra epoca esige.

Si inserisce qui la sollecitazione, tornata con forza negli ultimi Convegni pastorali della Diocesi e nelle successive proposte pastorali da me emanate negli anni scorsi, di rinnovare i nostri gruppi e le nostre strutture per immettere gente nuova nei nostri organismi pastorali, che stimolino all’apertura, portando mentalità nuova. È un sacrificio chiesto a chi da anni è inserito nei vari gruppi responsabili delle nostre comunità ecclesiali. Ho invitato più volte i membri di questi gruppi a non essere corporativi, impedendo ad altri di avvicinarsi. C’è il rischio che le nostre comunità diventino ripetitive nelle loro iniziative, e perciò sterili nella loro chiusura al nuovo che preme alle nostre porte. Deve nascere tra noi un impegno serio ad aprirsi anche ai giovani delle varie associazioni, se vogliamo essere credibili, quando affermiamo che i giovani sono il futuro, anche se l’emigrazione giovanile crea grossi problemi nelle nostre parrocchie. Essi, però, proprio per essere e creare futuro, devono godere della nostra fiducia oggi, mentre ancora sono giovani ed hanno il coraggio dell’intraprendenza e anche del rischio. In questo contesto, nei vari incontri, è stata chiesta una maggiore collaborazione tra le espressioni laicali delle nostre parrocchie (i gruppi parrocchiali spesso si conoscono poco tra loro e collaborano quasi per niente) e un più sapiente discernimento circa i carismi giovanili presenti nel nostro territorio.

Approfitto per raccomandarvi ancora una volta di favorire la vita associativa nelle Parrocchie, secondo i vari carismi esistenti nella Chiesa, soprattutto nel mondo giovanile. Se tanti giovani rimangono nelle nostre comunità lo si deve al lavoro prezioso delle associazioni del quale ringrazio i loro capi e formatori.

Il problema grave presentato come frutto della riflessione comune nelle parrocchie è stato l’esodo dei giovani dai nostri territori, per cui si è costretti in tante parrocchie a ricominciare sempre daccapo. Questo è un dramma vero e ci spinge ancor più ad una pastorale attiva per raggiungere quei giovani che non vanno via, ma che neanche sono attivi nelle nostre parrocchie, ma forse presenti e operativi in altre strutture. Basterebbe poco per avvicinarli, cambiando la prospettiva di richiamo a fare comunità in Parrocchia. Partire dal richiamo alla catechesi forse non ottiene i suoi risultati; ma invitare per impegni sociali e caritativi, culturali e a difesa dell’ambiente, sportivi e teatrali e poi arrivare alla catechesi, porterebbe sicuramente i suoi frutti. È evidente che per realizzare tutto ciò si richiedono forze laicali nuove. La solitudine è un terribile male per i nostri giovani.

Puntiamo su un’alleanza educativa sia ad intra nella Chiesa, sia ad extra con le altre agenzie educative della società per poter capire e farci capire sulle soluzioni da trovare per i problemi che ci preoccupano. In ciò cerchiamo di coinvolgere di più le famiglie, formando in modo particolare alcune di esse, perché prendano in mano poi lo sforzo educativo della comunità ecclesiale.

Proposte

  1. Ripartire con la pastorale giovanile o rinnovarla in una collaborazione operosa con la Consulta delle aggregazioni laicali e con la pastorale familiare (è la scelta fatta con il dicastero dei laici, famiglia e vita). È necessario, però, rinnovare la metodologia degli incontri. Chiediamoci perché troviamo presenti giovani nelle associazioni dei portatori di statue e di altri gruppi di impegno civile. Certamente noi non possiamo rinunciare all’evangelizzazione, ma chiediamoci se sia proprio idoneo mantenere con adolescenti e giovani gli schemi catechetici della prima evangelizzazione;
  2. Quest’anno potremo tentare una formazione all’impegno della cittadinanza attiva, con proposte di lettura dei mali della realtà che abitiamo e di soluzioni a partire dal Vangelo di Gesù;
  3. Ricordiamo che la metodologia della nostra catechesi punta su percorsi catecumenali, dove accanto alla lezione di presentazione delle verità di vita c’è l’esperienza;
  4. Nonostante le difficoltà, non desistiamo dall’ affidare ai giovani incarichi direttivi e di responsabilità nelle nostre comunità;
  5. Proviamo a fare qualche proposta di concorso tra i giovani, come avviene per l’8x1000, su qualche indagine che abbia come oggetto il tema della cittadinanza attiva.

Nuova impostazione pastorale. La prospettiva urgente di avere una testimonianza di fede a livello di giovani maturi e di adulti - in quanto sono essi a formare il tessuto principale della società e a dare ad essa una impronta di valore - richiede da parte delle comunità ecclesiali un salto di qualità nelle scelte da fare nel modo come essa annunzia la fede, come forma le nuove generazioni e come somministra le proprie forze tra impegno per bambini e adolescenti e impegno per giovani e adulti. È necessario convertirsi dal mondo dei bambini a quello degli adulti. Bisogna capovolgere la quantità di forze e di tempo: meno ai ragazzi ed adolescenti e più al mondo adulto. Il che non vuol dire che dobbiamo abbandonare l’evangelizzazione dei piccoli e degli adolescenti, ma bisogna equilibrare la nostra azione pastorale. Oggi è eccessiva la concentrazione nel mondo dell’evangelizzazione rivolta ai piccoli. Proviamo a verificare, nelle comunità dove ci sono stati esempi di catecumenato per adulti, quanto tempo è stato dedicato ad essi, rispetto a quello dedicato ai piccoli. Eppure è la stessa prima evangelizzazione. Riconosciamolo: spesso abbiamo preteso di battezzare dopo solo alcuni mesi di preparazione: questo non è catecumenato vero.

Questa esagerata concentrazione sui piccoli offre l’impressione di un Vangelo fatto solo per animare la vita del mondo dell’infanzia, lasciando che il mondo adulto faccia il suo percorso fuori dell’ottica evangelica, con la conseguenza che i bambini, diventati adulti, maturano la convinzione che le cose apprese nel mondo dell’infanzia non valgono per il mondo adulto e perciò abbandonano la fede. Non è forse questa la lamentela ripetuta in ogni parrocchia sui ragazzi che rompono il legame con la Chiesa dopo i sacramenti dell’iniziazione? Non è forse vero che nelle scuole superiori gran parte dei ragazzi si è allontanata dalla fede e dalla Chiesa? Quale idea di comunità ecclesiale è passata tra di loro? Nella prassi catechetica si sta attuando l’invito a proporre a ragazzi e giovani in formazione esperienze di comunità (Caritas, oratorio, liturgia ecc.)?

Per questo cambio di prospettiva pastorale, in verità, ci siamo già mossi da anni, lavorando con le famiglie; ma non è ancora sufficiente. Bisogna spendere più energie per l’evangelizzazione del mondo adulto. Abbiamo già, è vero, le proposte per i genitori dei bambini e ragazzi che si preparano ai Sacramenti, abbiamo i gruppi famiglia, abbiamo gruppi e movimenti che curano anche le fasce giovanili e di adulti, abbiamo le varie scuole di formazione che stanno elevando la cultura religiosa nei nostri fedeli, soprattutto nei collaboratori pastorali. Però, dobbiamo essere sinceri: non abbiamo ancora fatto breccia consistente nel mondo adulto. Qualcosa non funziona nella nostra azione pastorale e deve essere migliorata o addirittura modificata.

Sappiamo che posizioni morali contrarie alla dottrina cattolica hanno fatto breccia su adulti e giovani delle nostre realtà, che si dicono cristiani e non sono convinti che la loro posizione sia insostenibile. Facilmente prevale il giudizio attinto dalla cultura laicista dominante, piuttosto che dalla parola di Dio. Da più parti è stato chiesto il rilancio della sala di comunità, lanciata negli scorsi anni. Essa può diventare luogo di dialogo, di condivisione e di ascolto in un clima di libertà, per intercettare, promuovere e difendere i comuni valori, per la crescita dell’intero territorio.

Proposte

  1. Riscoprire la proposta della sala della comunità, impiegando per essa le migliori energie e menti della comunità;
  2. I parroci, ma anche laici ben preparati, curino di più ed orientino quei giovani che hanno il desiderio di fare politica. La commissione Giustizia e pace faccia proprio questo intento, organizzando degli incontri ad hoc;
  3. Le comunità ecclesiali viciniori si mettano d’accordo per organizzare percorsi formativi comuni.
  4. Insistere sulle iniziative già prese con le famiglie (percorsi battesimali, preparazione ai sacramenti dei figli, coppie appena sposati, gruppi famiglie).

La dimensione ecologica. L’insistenza su questo tema va inserito in quello più vasto della generale perdita di valori. Nella Laudato sii papa Francesco ha detto chiaramente che la cura del creato deve scaturire da quel fondamentale rispetto della vita, posto in necessario riferimento anche ad altri temi, come l’aborto, l’eutanasia, l’emarginazione dei poveri. Il nostro impegno per l’ecologia non è perciò un cedimento alle mode culturali del momento, ma esprime il desiderio di impostare il tema dell’ecologia anche da un punto di vista morale e non solamente di salvaguardia dell’ambiente. Bisogna salvare l’uomo nella sua totalità.

Nella società oggi si insiste, è vero, sull’ecologia, ma purtroppo senza collocare tale problema in un contesto morale appropriato, che richiami la coscienza dell’uomo e quindi la sua responsabilità anche dinanzi a Dio. Intaccare la bellezza della natura, infatti, non è sentito come colpa morale, perché viviamo una religiosità ancora troppo individualistica e non vogliamo prendere coscienza che, in quanto cristiani, dobbiamo sentire la responsabilità morale di ogni malessere, vissuto dalla società. Il degrado dell’ambiente è un grave malessere oggi per gli uomini a livello planetario, ma un malessere derivante per lo più dalla paura delle conseguenze che l’inquinamento può avere sulla salute. Il degrado, in sintesi, è temuto solo per i rischi che ci sono per la nostra salute e per la stessa vita. Ciò è un limite, che ci induce ad assolverci da quegli atti, con i quali noi contribuiamo al degrado dell’ambiente. Il degrado deve essere combattuto anche come problema morale, per cui si è responsabili dinanzi a se stessi e a Dio di ogni violenza fatta alla natura.

Il Papa, perciò, ci spinge a confrontarci con il tema dell’ecologia a tutto raggio, lasciandoci coinvolgere a tal punto, da mettere in discussione: le nostre scelte di vita, che dovrebbero ispirarsi ad una maggiore sobrietà; il modo come affrontiamo la questione dei poveri, spesso considerati come scarto della società; la visione dell’uomo e delle sue relazioni, da riportare ai grandi valori-guida della nostra civiltà.

Pertanto, non possiamo pensare di risolvere i rischi ambientali soltanto con piccoli espedienti, sostiene il Papa, ma con scelte che devono riguardare la vita nella sua totalità.

Proposte

  1. Si organizzino in ogni parrocchia giornate ecologiche con momenti di preghiera, anche su quei luoghi ove maggiore è il degrado attorno a noi;
  2. A livello di Vicaria si creino dei momenti formativi per la valorizzazione dell’ambiente, usando anche video e filmati;
  3. Adottare qualche luogo pubblico del nostro territori per curarne l’ordine e la pulizia;
  4. L’Ufficio comunicazioni sociali animi più da vicino questo settore; noi, però, dobbiamo collaborare divulgando L’Avvenire di Calabria, che tratta spesso questi temi ed indica anche le varie esperienze che si svolgono nelle comunità;

Le scelte politiche concrete. È più che evidente che la questione della cittadinanza responsabile va risolta anche attraverso le nostre scelte politiche concrete. È opportuno ricordare qui alcuni punti fermi, ai quali dovrebbe guardare ognuno di noi per poter fare scelte giuste e contribuire a creare amministrazioni capaci di guidare le nostre realtà nell’ottica del bene comune:

  1. Il voto è l’occasione privilegiata con la quale un cittadino contribuisce allo sviluppo del territorio al quale appartiene.
  2. Da ciò dipende che votare non è solo un diritto, ma anche un dovere, al quale non possiamo e non dobbiamo rinunciare.
  3. Il voto non va vendutoa nessuno, non va scambiatocon qualche promessa, che a volte i candidati possono fare, che, lo sappiamo per esperienza, spesso risultano strumentali al voto e perciò false.
  4. Valutare la moralità delle persone per le quali esprimiamo le nostre preferenze, per non commettere l’errore di eleggere candidati non onesti o che risultano poi essere prestanome di ‘ndranghetao delinquenza organizzata.
  5. Valutare i programmi delle aggregazioni politiche e giudicarli da quel che propongono. Valutare soprattutto se salvaguardano il bene comune, i nostri valori morali, la difesa della democrazia.
  6. Essere molto attenti alle dichiarazioni elettoralisulla propria identità cristiana. Non lasciarsi ingannare. Dobbiamo ben valutare qual è il loro atteggiamento nei confronti dei nostri valori: la visione dell’uomo, la famiglia, la sessualità, l’onestà morale, l’accoglienza, la solidarietà ecc.

Proposte

  1. Impegnarsi come comunità a definire una "carta dei bisogni" per individuare le vere priorità dei nostri territori, partendo dagli ultimi, e su queste priorità chiedere ai candidati delle varie forze politiche di confrontarsi in dibattiti aperti e pubblici.
  2. Discutere all’interno della comunità i programmi elettorali, valutati attraverso la Dottrina sociale della Chiesa.
  3. Invitare i cattolici dichiarati appartenenti al proprio territorio e che sono inseriti nei pubblici servizi o amministrazioni a formare una specie di consulta diocesana tra loro per concordare e sostenere una politica comune.

I mali oscuri della politica. Tra i problemi gravi del nostro territorio, che costituiscono i mali oscuri della vita politica, non possiamo tacere quello della ‘ndrangheta e in genere della delinquenza organizzata e della corruzione. Nelle nostre comunità molto si è fatto e si sta facendo per dare il proprio contributo alla lotta contro di essa. Ma sappiamo come sia difficile sconfiggerli. Non ci stanchiamo di continuare l’opera di informazione soprattutto con ragazzi e giovani. Ormai questo tema è entrato a pieno titolo nella catechesi per la preparazione sacramentale. Non sono mancate nelle varie comunità iniziative, anche sociali, per prevenire che ragazzi e giovani cadano nelle reti soffocanti della ‘ndrangheta. Ma il male non è stato ancora debellato. Bisogna continuare su questa linea e non desistere né per paura, né per stanchezza. Nel contesto di questa cittadinanza attiva tutti dovremmo l’impegno solenne di denunciare questi mali. Non bisogna mai accettare di subire i ricatti mafiosi e delinquenziali, ma bisogna imparare a denunciare. Sul nostro territorio, purtroppo, sono ancora in pochi quelli che denunciano. Si tace e si subisce per paura, dimenticando che la nostra paura e la forza della delinquenza.

Proposte

  1. Bisogna continuare ad inserire l’argomento della ‘ndrangheta nei percorsi formativi, anche dei bambini e dei ragazzi, certamente in modo proporzionato alla loro età;
  2. La comunità partecipi alle iniziative del proprio territorio finalizzate alla sensibilizzazione delle coscienze contro questo triste fenomeno;
  3. Non cedere mai alla corruzione per avere favori e reagire con la denuncia, quando qualcuno dell’apparato dello Stato, ad ogni livello, vorrebbe far passare i nostri diritti come favori personali per i quali essere riconoscenti e disobbligarsi.

La preghiera. È l’ultimo invito che vi rivolgo per questo anno pastorale sulla cittadinanza attiva, non perché la preghiera debba avere l’ultimo posto, ma perché essa deve essere sempre posta a fondamento e come fine del nostro agire. È dalla preghiera che traiamo luce per individuare il nostro cammino, forza per essere coraggiosi nel percorrerlo, costi quel che costi, speranza di raggiungere le finalità che ci poniamo dinanzi agli occhi come meta del nostro cammino.

È molto bello ed encomiabile sapere che in molte nostre parrocchie si pratica l’adorazione dell’Eucarestia in tanti modi. In qualche parrocchia c’è quella continua, notte e giorno. Come ebbi a scrivere altre volte, il tempo ci dirà da quali e quanti pericoli è stata e sarà scampata la nostra Diocesi per questa adorazione.

La città sarà vivibile se in essa regna il Signore. Il nostro giudizio sul da farsi nei nostri territori sarà giusto, se la nostra mente e il nostro cuore saranno orientati verso Dio. Capiremo meglio allora l’importanza dei comandamenti di Dio, del Vangelo, della Dottrina sociale della Chiesa e daremo così testimonianza a tutti che il nostro impegno politico parte dalla centralità del rapporto con Dio.

Accanto all’invito per agire, poniamo l’altro, cioè quello alla preghiera perché il mondo si salvi. Preghiamo e facciamo pregare soprattutto i malati e gli anziani, perché nel nostro territorio regni la pace e l’amore di Dio. Mi rivolgo in modo particolare ai ministri straordinari della comunione e ai ministri della consolazione perché, visitando infermi ed anziani, li facciano pregare per il bene della nostra comunità ecclesiale e civile.

Proposte

  1. Bisogna continuare nelle iniziative già prese di preghiera;
  2. Ogni Vicaria organizzi mensilmente per il proprio territorio un incontro di preghiera. Si può chiedere l’aiuto dell’ufficio liturgico per la preparazione dei testi e dell’Ufficio per le comunicazioni sociali per trasmetterlo via streaming per il proprio territorio e anche per tutta la Diocesi;

Conclusione. Carissimi, come potete accorgervi, anche questa nota pastorale non ci chiede molte cose da fare rispetto agli altri anni, ma solo un’attenzione particolare per dare contenuti nuovi agli incontri e alle iniziative già intraprese nelle nostre Parrocchie. Non ripetiamo con leggerezza che in Diocesi mettiamo troppa carne a cuocere. Se siamo oggettivi nel giudizio e desiderosi del bene delle nostre comunità ecclesiali, ci accorgiamo che ciò non è vero. Abbiamo fiducia e speranza. Stiamo già servendo il Signore con amore; si tratta di perfezionare il cammino che stiamo già percorrendo. Il Signore ci sta già benedicendo. Non vi sembri fuori posto se richiamo l’impegno per il Seminario e la cura dei seminaristi: rispettiamo il loro cammino formativo con la preghiera e il buon esempio. Grazie a Dio, il servizio che essi prestano nelle varie parrocchie è apprezzato e desiderato. Nell’omelia della Santa Messa di inizio anno, li ho esortati a respingere due categorie di falsi profeti: quelli che dall’esterno li spingono a sottovalutare e a mettere in discussione le modalità formative loro proposte, e quelli che dal loro interno li spingono a minimizzare il male che li può tentare.

Le presenti indicazioni pastorali vi giungeranno all’inizio dell’Avvento, che ci ripropone alcune domande sempre nuove e attuali della nostra fede: quanto conta Gesù per me? Qual è lo spazio che a lui concedo nella mia vita? Queste indicazioni pastorali dovrebbero spingerci a svolgere la nostra azione pastorale nella prospettiva di aiutare le nostre comunità a dare risposte adeguate ad esse.

Vi chiedo la bontà di fare circolare queste note pastorali non solo all’interno dei consueti collaboratori parrocchiali, ma tra tutti i membri delle associazioni e tra tutte quelle persone di buona volontà che possano sentirsi coinvolte nel comune lavoro di una cittadinanza attiva.Mentre vi ringrazio del lavoro che svolgete a beneficio della nostra Chiesa diocesana, mi affido alle vostre preghiere e vi invio la benedizione del Signore.

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