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Le coppie e l’impegno per la Chiesa: «Riceviamo il centuplo. Le esperienze dei ragazzi ci aiutano coi nostri figli»

Adolescenti e post Cresima: «È Dio il grande alleato»

di Sergio Conti 05/12/2019

L’appuntamento è più o meno fissato per le ore 18.30 nella piazza della chiesa di San Luca a Reggio. Più o meno. All’incirca, come tutti gli appuntamenti che si fissano con flessibilità, specialmente a queste latitudini. O forse meglio, come tutto ciò che coinvolge l’universo degli adolescenti, imprevedibili e straordinari come solo loro sanno essere. I ragazzi arrivano alla spicciolata: chi in motorino, chi accompagnato dai genitori, qualcuno a piedi perché abita poco distante. Il raduno dei gruppi del Post cresima, una realtà ispirata dal cammino neocatecumenale, è ogni venerdì. Ci sono i padrini, coppie neocatecumenali che si mettono al servizio della Chiesa, che accompagnano i ragazzi in questi incontri. Quattro al mese, tre in famiglia e uno presso la parrocchia di San Luca, dove si ascolta una catechesi e si partecipa a una liturgia penitenziale. A casa invece si discute di diversi temi: dai comandamenti, ai vizi, dalle opere di misericordia corporale a quelle spirituali. Sempre illuminati dalla Parola di Dio, che gli adolescenti imparano a conoscere sfogliando la Bibbia, per scrutare – attraverso le scritture – qual è la volontà di Dio per la loro vita. Dio parla a questi ragazzi attraverso la Sua parola, non un concetto e nemmeno un sentimentalismo.

Gianni Meloni ci apre la porta di casa sua dove sta per cominciare uno di questi incontri: oggi si parla di accogliere i forestieri. «Noi presentiamo Gesù Cristo a questi giovani, come un amico – dice Gianni, sposato con Loredana da 22 anni –. Come tutte le amicizie, bisogna conoscersi e curare il proprio rapporto, altrimenti che amicizia è?». La risposta a questa domanda la danno gli stessi ragazzi, che non si vergognano di dire di essere cristiani in un mondo secolarizzato. Dove né a scuola e (spesso) nemmeno a casa sentono parlare di fede. «L’incontro con Dio è un fatto personale, a noi ha cambiato la vita» dice Loredana.

Ricordando come ha scoperto di avere un Padre in cielo che provvede sempre alla sua vita. «È un incontro personale che anche i ragazzi devono fare, con i loro tempi, ma aiutati da noi». Per lei che desiderava una famiglia numerosa, questi sedicenni sono i figli che non ha avuto. «Perché il Signore aveva altri progetti sulla nostra vita – dice Loredana –. La nostra volontà non sempre coincide con la Sua, anche se adesso ci ha donato un figlio in adozione». L’incontro è l’ultimo del ciclo di quattro. Quello che i padrini definiscono «dell’alleanza».

Perché i cristiani – e quindi anche i ragazzi – sanno di essere uomini con tante debolezze, riconoscono di non riuscire a compiere i comandamenti o le opere che il Signore vorrebbe. E allora si alleano con uno più forte capace di realizzare quello che promette. «Al termine di questo incontro stringeremo un’alleanza con Dio – spiega Gianni ai ragazzi – perché si incarichi Lui di fare quello che noi difficilmente riusciamo a fare». E poi tutti a mangiare, c’è la cena, la festa, in cui i padrini servono a tavola questi ragazzi come figura di Gesù Cristo, servitore della sua Chiesa, ultimo di tutti. Anche a casa di Valerio e Doriana si stringe l’alleanza e la cena è pronta a essere servita. «Prepariamo tutto per loro ed è una gioia averli dentro casa, giocano con i nostri figli, vivono come parte della nostra famiglia ogni venerdì» racconta Doriana, al suo secondo gruppo di ragazzi. I padrini li accompagnano in un ciclo che dura sei anni, dai 13 ai 18, quando poi li lasciano a camminare con le proprie gambe, magari invitandoli a frequentare la chiesa da cristiani adulti. Perché è così importante che il post cresima si faccia in famiglia? «Perché questi giovani vedano che le difficoltà ci sono ovunque, non esiste la famiglia perfetta, ma se c’è Dio nella tua vita tutto si può ricomporre» spiega Doriana.

Chiedendosi perdono, amando l’altro così com’è, senza giudizi né moralismi. E Valerio ricorda che tutto quello che si dice nel gruppo resta all’interno del gruppo, mai viene portato fuori. «A volte restiamo colpiti dalle esperienze vissute da questi ragazzi, ci aprono un mondo davanti agli occhi, che poi è lo stesso mondo che vivono i nostri figli, senza raccontarcelo». Il post cresima del cammino neocatecumenale sta facendo vedere frutti su frutti, tanto da essere guardato con attenzione anche dal vescovo, che in più di un’occasione ha partecipato ai campi estivi e confessato i ragazzi. «Non siamo speciali, siamo soltanto grati a Dio per le meraviglie che ha compiuto nella nostra vita» dicono all’unisono Valerio e Doriana. Sono d’accordo tutti i ragazzi, le loro parole sono cariche di verità.

Giuditta, 16 anni, parla di «tempo difficile, quello dell’adolescenza, con i primi fidanzati, problemi a casa». Chi seguire per non cadere in brutte strade? Ecco i padrini, che sempre alla luce della Parola di Dio, offrono una testimonianza di come il Signore ha agito nella loro vita. Basta fidarsi. E questi ragazzi si fidano di questo alleato forte. Non si sentono più soli, in balìa delle mode e dei profeti (falsi) di questo tempo. La cena è sul tavolo, si scherza, si ride. Come fanno tutti i ragazzi della loro età. Non sono affatto diversi. Questi adolescenti stanno soltanto camminando affiancati da una luce, irrobustiti da un’esperienza concreta e non da paroloni. Anche loro, in fondo, sono grati a Dio per aver mandato degli angeli – i padrini – che ogni venerdì li prendono in chiesa e poi li riportano a casa. Li accolgono come Cristo ha amato e accolto, senza risparmiarsi. Con amore.

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