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Nuovo diacono per la Chiesa reggina: è Domenico Foti

«Come colui che serve». L'ordinazione è avvenuta nella parrocchia di Saline Joniche

di Redazione Web 10/12/2019

Sabato 30 novembre, festa di sant’Andrea apostolo ai primi vespri della prima domenica di avvento, la Chiesa di Reggio–Bova, riunita attorno al suo arcivescovo, ha celebrato con gioia l’ordinazione diaconale di Domenico Foti nella parrocchia Santissimo Salvatore in Saline Joniche. Data provvidenziale a causa delle due ricorrenze che in essa sono state celebrate: la festa di uno dei dodici apostoli, che sono il fondamento della nostra fede, e l’inizio del tempo di Avvento, tempo di memoria dell’evento cardine della nostra storia e della nostra fede: l’incarnazione del Figlio di Dio e di attesa innamorata e contemplativa della sua seconda venuta, quando come sposo tornerà su questa terra per rendere i suoi figli pienamente simili a lui; tempo in cui svegliarsi dal torpore di una vita distratta e finalmente orientarsi verso il vero Sole che nasce, Cristo che viene in mezzo a noi.

«Il Natale per noi non è una finzione» in cui semplicemente aspettiamo la venuta del Bambino da collocare nella culla del presepe, ma tempo di veglia in cui domandarsi che cosa ha a che fare Cristo con la nostra vita, ricordava il vescovo. E con queste parole nel cuore, il Se- minario arcivescovile Pio XI ha visto con gioia uno dei suoi membri giungere ad un punto tanto atteso e desiderato, frutto di un percorso intenso, a tratti anche sofferto e faticoso, come sono faticosi e belli tutti i doni del Signore.

Per i seminaristi l’ordinazione diaconale è sempre segno di tante cose: della pazienza del Signore, che accompagna sempre e nonostante tutto, di tante lotte che finalmente portano al realizzarsi del sogno più grande, ma soprattutto dell’infinità fedeltà di Dio, che porta a compimento sempre le sue promesse di bene, e che mai dimentica la sua parola di benedizione su ognuno di noi. L’ordinazione diaconale poi, è anche segno e memoria di Cristo servo, Diakonos in greco vuol dire proprio servo, e ci ricorda che Gesù non è venuto tra noi per regnare con scettro di ferro, per vendicare o per comandare, ma per servire, ed il servizio nell’umiltà più piena è stata ed è la caratteristica centrale di tutta la sua missione ed identità. Questo è per tutta la Chiesa un segno importante, che ricorda che il primo passo per essere posti come guide di qualcun altro è sempre quello di riconoscere che l’autorità è prima di tutto servizio, non un posto di comando.

Per Domenico inizia una nuova fase, un nuovo modo di vivere la vita, l’ordinazione infatti plasma dal di dentro, ed il cambiamento dello stile di vita, dell’atteggiamento nei confronti dei fratelli ne dev’essere segno esteriore e motivazione profonda. L’imposizione delle mani infatti è il momento in cui si riceve il dono ed il carisma di servire all’altare della celebrazione e della vita, cominciando a portare a Dio la gioia e la sofferenza del mondo, ed al mondo la consolazione e la misericordia di Dio; è inoltre il momento in cui si emettono le promesse nelle mani del vescovo: di obbedienza filiale; segno di fiducia in un Dio che veglia sul cammino dei chiamati; di celibato, modo per dire al mondo che di tutto si può fare a meno, meno che di Dio e di conservare nella propria vita lo stesso Spirito, gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Tutto il Seminario e la Chiesa guarda a questo evento con gioia, nella consapevolezza della responsabilità che ci si assume insieme, ma soprattutto della gratitudine per un dono grande, quello di un uomo, che ascoltando la Voce decide di consacrarsi pienamente al servizio degli altri. Con gli occhi pieni di speranza guardiamo al futuro, certi che Dio mai si stanca di noi, ma sempre come padre provvidente guarda ai suoi figli e viene loro incontro con gioia.

Alessandro Cama

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