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I laici cattolici alla ricerca di nuovi percorsi di impegno

L'intervento di Vincenzo Pizzonia (Rinascita Cristiana) in occasione dell'incontro promosso dall'Isesp

di Vincenzo Pizzonia 10/12/2019

Dal dibattito in corso in Italia sul tema “Cattolici e politica”, emerge una generale convergenza sulla necessità dell’apporto dei cittadini cattolici per un servizio all’intero Paese , ma molto diversificate sono le posizioni sulla specificità di iniziative politiche che i cattolici dovrebbero mettere in campo e ancor più sulla capacità e possibilità stessa dei cattolici di concorrere alla promozione di iniziative innovative e incisive, in un Paese con un’agenda molto consistente di problemi da fronteggiare, afflitto da un vuoto di identificazione pubblica, dalla mancanza di un legame di socialità attiva, tali da renderlo culturalmente e politicamente fragile rispetto a quanto si registra in molte altre nazioni occidentali , e dove le questioni di etica pubblica (la famiglia, l’aborto, la procreazione, l’eutanasia, ecc.) sono “ampiamente rimosse o comunque marginalizzate dalla cultura secolarizzata oggi dominante” e la voce dei cattolici è sempre più debole.

Pensando ad un possibile contributo dei cattolici, è peraltro necessario tenere conto delle realistiche e condivisibili valutazioni secondo cui essi, “vivono una crisi di identità e di speranza”, sono divisi non per una “frattura orizzontale, tra base e vertice” quanto invece, per “una frattura verticale tra due schieramenti valoriali”, non riescono a trovare convergenze tra di loro, e non riescono più a “fare cultura e ancor meno a fare politica”. In un siffatto contesto, personaggi autorevoli della gerarchia ecclesiale, hanno ritenuto che è giusto interrogarsi su “Chi può decidere le modalità, i tempi e gli strumenti per questa auspicabile nuova stagione di impegno politico dei cattolici” ed hanno proposto che la soluzione venga cercata in un sinodo della Chiesa Italiana , che abbia la sostanza riscoperta dal Concilio Vaticano II.

Ma come si devono orientare intanto i laici cattolici che avvertono l’urgenza del fare? In un bellissimo articolo sulla “Dimensione personale e pubblica della fede”, Mauro Cazzoli, rifacendosi all’enciclica “Caritas in veritate” , propone alcune fondamentali considerazioni orientative. La Caritas in veritate, la carità illuminata dal vero e la verità abitata dall'amore, diventa il principio ispiratore e direttivo della dottrina sociale della Chiesa: il paradigma di senso e di valore da cui derivare criteri orientativi dell'azione morale in campo sociale, ed entro cui comprendere e orientare le dinamiche sociali del nostro tempo. L'enciclica ci fa vedere in particolare come la verità nella carità sia paradigma di significato e di valore dello sviluppo, dei diritti con i corrispettivi doveri, dell'etica e della legalità, della persona e della vita, della società e della politica, dell'economia e della finanza, della scienza e della tecnica, della natura e dell'ambiente: ci fa percepire come in tutti questi ambiti essa diventi principio e fonte di responsabilità condivise. Là dove la frantumazione delle opinioni isola e allontana i soggetti, l'unità del vero avvicina e unisce uomini e popoli nella convivialità delle differenze. La verità nella carità è la missione della Chiesa per una società a misura dell'uomo, della sua dignità, della sua vocazione, ed è dunque la missione dei laici cattolici. Con queste consapevolezze i laici cattolici, devono orientarsi alla ricerca della verità, avendo ben presente che “La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali, e di un fideismo che la priva di respiro umano ed universale.

Su queste basi devono poi essere consapevoli che il compito di animare le realtà temporali e di agire direttamente nel mondo politico, loro riconosciuto dal Concilio Vaticano II, è anzitutto un compito di testimonianza “fondata sulla forza trascinante della vita dei cristiani, sul valore della loro esperienza religiosa e sulla capacità attrattiva del messaggio evangelico”, è compito che si svolge con disponibilità a un rapporto collaborativo con la chiesa istituzionale, ripensato nel quadro della sinodalità riscoperta dal Concilio e ribadita da Papa Francesco , è dialogo fra cattolici e laici capace di trovare una feconda pista di riflessione in un confronto che sappia restituire nuovo significato e valore all’idea di laicità e così ritrovare il senso di una sana convivenza civile e democratica. I laici cattolici, che sanno di dover sostenere “la dignità della vita umana in tutte le sue dimensioni, individuale e sociale: la vita nascente e morente, povera e indigente, sana e malata” e di dover lavorare“ con uguale passione per la libertà educativa e per la qualità dell’ambiente, per la famiglia e per la promozione del lavoro e della giustizia, per la sussidiarietà e per la solidarietà” devono svegliarsi, dunque, devono diventare capaci di leggere i “segni dei tempi” , diventare cristiani più coraggiosi e creativi, aperti all’incontro e al dialogo, capaci di pensare cose nuove, di dare risposte adulte e responsabili, elaborare nuovi paradigmi, partendo da una fede vissuta con consapevolezza, ricercando l’unità, e condividendo l’impegno in comunità cristiane rigenerate, che sperimentano quotidianamente il rinnovamento del fervore e dell’autenticità della vita cristiana. In un mondo che vive un forte stato di disorientamento, i laici cattolici devono trovare un rinnovato percorso di impegno, nel Vangelo evidentemente, ma anche riscoprendo significato e valore del Concilio Vaticano II e della sua novità profetica.

L’importanza di questo evento (11 ottobre 1962- 8 dicembre 1965) è enorme, perché ha rappresentato il più grande tentativo compiuto dalla Chiesa cattolica di modernizzarsi dall’inizio della sua storia, per diventare Chiesa che va verso il mondo, Chiesa dei poveri che si apre all’umanità tutta, accogliendone fino in fondo la bellezza e la complessità. La missione di evangelizzazione e di salvezza ha spinto il concilio a superare le distinzioni e le fratture, a rivolgersi "all'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive", e a intraprendere un nuovo dialogo con la modernità, improntato “alla solidarietà, al rispetto, all’amore, alla cooperazione e alla fraternità”.

In una rinnovata visione della Chiesa “come comunione di tutti i credenti in Cristo”, le profonde intuizioni del Concilio, superando “una concezione negativa o solo contrappositiva dei laici, che erano definiti puramente come “non chierici”, hanno fatto intravvedere “la partecipazione attiva dei laici alla edificazione della Chiesa e ha proposto il servizio del mondo come compito di tutti i credenti”. Purtroppo, diversi fenomeni contribuirono a rallentare la spinta innovatrice del Concilio . Alcune fonti sostengono che “ Contro tutte le intenzioni del Concilio Vaticano II, il sistema romano medioevale – un apparato di potere caratterizzato da tratti totalitari – è stato restaurato grazie ad una politica personale e dottrinale tanto astuta quanto spietata: i vescovi sono stati uniformati, i padri spirituali sovraccaricati, i teologi dotati di museruola, i laici privati dei diritti, le donne discriminate, le iniziative popolari dei sinodi nazionali e delle Chiese ignorati.

La grande credibilità della Chiesa Cattolica, cioè quella ottenuta da Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II, ha lasciato il posto a una vera e propria crisi della speranza”. Al di là di ogni possibile perplessità che un giudizio così duro può generare, resta il fatto che Papa Francesco ha dichiarato recentemente che anche dopo il Vaticano II c’è stato uno scisma(lo stacco più conosciuto è quello di Lefebvre) e “oggi abbiamo tante scuole di rigidità dentro la Chiesa, che non sono scisma, ma sono vie cristiane pseudo-scismatiche che finiranno male: quando voi vedrete cristiani, vescovi, sacerdoti rigidi, dietro di loro ci sono dei problemi, non c’è la sanità del Vangelo”. Chi è a conoscenza del caso del Cardinale Lercaro, e ne ha seguite le vicende fino a quella dolorosa della “rimozione”, sa quanto è stato dura e spietata la resistenza anticoncilio, sa che, con il caso Lercaro andarono a segno in gran parte i tentativi di “sterilizzare” la «fecondità del Vaticano II».

Ma Papa Francesco, che arriva in modo provvidenziale quando tutto sembrava assopito nella Chiesa cattolica, che «non cita spesso il Concilio, ma lo vive», il cui stile è “quello che si rifà alla Chiesa dei poveri” che “ha rilanciato la Chiesa dei poveri, come noi vescovi in Concilio non siamo riusciti a fare”»:
- come testimonia consapevolmente e coraggiosamente Mons. Bettazzi - questo Papa - che ripropone con coraggio la novità profetica del Concilio,
- che ci rassicura che il dialogo che il Concilio aveva voluto intraprendere con la modernità “nulla ha perduto della sua pregnanza”,
- che chiede alla Chiesa, in tutte le sue componenti, di trovare, con l’aiuto dello Spirito, la maniera di vivificarlo e “tradurlo per l’oggi”,
- che ”dinanzi alla situazione mondiale e in particolare alla condizione dell’Italia e della Chiesa italiana” invoca un rapporto collaborativo tra chiesa istituzionale e laici cattolici, ripensato nel quadro della sinodalità autentica riscoperta dal Concilio,
- che quotidianamente ci fa riflettere sulla necessità di una Chiesa «libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa», traccia percorsi di impegno per i laici cattolici rispondenti alle esigenze dei tempi che viviamo.

Questi percorsi indirizzano anzitutto, in questa fase della convivenza cosi spiccatamente interconnessa e planetaria, come quella di oggi, a lavorare per un nuovo umanesimo planetario, un umanesimo impegnato a recuperare un nuovo rapporto dell’uomo con la natura, abbandonando l’idea dell’uomo padrone della natura, e ad esaltare la dignità di ogni essere umano, chiunque esso sia, da ovunque esso giunga, con la consapevolezza che qualsiasi progetto politico non può guardare più dentro un piccolo o grande perimetro, locale o regionale o di un singolo Paese, o stare rinchiuso in un piano economico e quantitativo, ma abbracciare gli orizzonti più vasti possibili, essere aperto verso la società. E, nella realtà italiana, indirizzano ad una testimonianza evangelica fedele che si deve tradurre in concretezza di azione, quando si tratta di sostenere la dignità della vita umana in tutte le sue dimensioni, individuale e sociale, la famiglia, la libertà educativa, la qualità dell’ambiente e quando si tratta di promuovere il lavoro, la giustizia, la sussidiarietà, la solidarietà.
Consapevoli che la realtà nella quale sono immersi è nuova, e talora tragicamente 'nuova' :
- “i cristiani non possono trincerarsi in una cittadella fortificata ed elitaria, forti delle certezze della fede e della tradizione cristiana, ma devono misurarsi con le istanze proposte dagli uomini e dalle donne del proprio tempo≫
- devono “rinunciare ai vecchi 'no', che si sono rivelati assolutamente sterili, sostituirli con nuove forme di 'no', inedite, lucide e soprattutto umanissime, secondo le indicazioni che quotidianamente provengono da papa Francesco. Altrimenti, accanto al declino della politica, che sta sotto gli occhi di tutti, saranno costretti a prendere atto del meritato declino della tradizione politica cattolica italiana .

A livello locale può essere richiesto ai laici cattolici un impegno diversificato, più generoso, più strutturante, in relazione alla gravità dei problemi che caratterizzano i territori e le comunità. Questo è sicuramente quanto si richiede in Calabria, dove è fortissima l’esigenza e l’urgenza di rigenerare una fitta rete sana e costruttiva di persone che nel quotidiano si impegnano a fondo, come singoli e come gruppi, nelle case, nelle parrocchie, nei luoghi di lavoro, di cura, di incontro, nei paesi e nelle città. La situazione attuale della Calabria è ancora più grave di quella configurata nello scenario tratteggiato da Papa Benedetto XVI ( ’omelia della S. Messa celebrata a Lamezia nell’ottobre del 2011): “Se osserviamo questa bella regione, riconosciamo in essa una terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma anche da un punto di vista strutturale, comportamentale e sociale; una terra, cioè, dove i problemi si presentano in forme acute e destabilizzanti; una terra dove la disoccupazione è preoccupante, dove una criminalità spesso efferata, ferisce il tessuto sociale, una terra in cui si ha la continua sensazione di essere in emergenza."
Anche se tali reali condizioni sono riconducibili a cause molteplici, è preoccupante l’incidenza che ha avuto su tutto ciò la “sonnolenza” dei cristiani che non ha consentito che si realizzasse l’invocata e auspicata “animazione cristiana e sociale della Calabria” e ha “concorso” al radicamento della situazione di crisi culturale e sociale, che mette in discussione essenziali valori etici, di solidarietà, di condivisione, di responsabilità, e lascia spazio alla disgregazione, all’esclusione, alle lotte faziose, alla esasperata difesa di interessi individuali e di parte, in un contesto in cui l’orizzonte del bene comune è sempre più offuscato e i diritti dell’uomo ( dei poveri in-particolare)sono calpestati insieme ai diritti della natura.

In tale contesto la Diocesi di Reggio ha una sua più grave specificità. Solo qualche anno fa (2011) l’Arcivescovo, Mons. Vittorio Mondello, nell’accennare alla situazione di evidente crisi morale e politica del paese rimarcava: “avvertiamo come sofferenza - qui in Calabria e a Reggio - l'emergere di situazioni amministrative pesanti, non trasparenti, difficili da sanare… situazioni che - invece di essere affrontate, con umiltà, efficacia e trasparenza - registrano una fitta rete di silenzi, di rinvii, di litigi e contrapposizioni, che finiscono col seminare nel cittadino delusione e sfiducia. Svegliamoci, laici cattolici reggini e calabresi! E’ tempo di prendere in mano le redini di un cambiamento di rotta”.
Alla sollecitazione dell’Arcivescovo segui qualche tentativo di animazione da parte di singoli gruppi minoritari ( Rinascita cristiana, per esempio ), e anche solenni impegni di cambiamento da parte della Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali , ma il cambiamento di rotta non c’è stato.
La frammentazione e conflittualità tra i laici cattolici è cresciuta e , nell’arroganza di singoli, di movimenti, di associazioni - che, nella maggioranza dei casi, rispetto ai drammi sociali continuano a restare sordi , muti e non vedenti -, si amplificano litigi e contrapposizioni, e langue il dialogo e cresce il disimpegno sociale, in un contesto complessivo di una chiesa locale, in cui la spinta innovatrice del Concilio è stata debolmente avvertita, e una forma reale e forte dell’esperienza sinodale non si è realizzata. La gravità di una siffatta condizione, in un contesto territoriale fortemente penalizzato sotto il profilo culturale, sociale, economico, non sfugge a nessuno e interpella fortemente l’intera comunità.
Il nostro Arcivescovo Morosini, ha recentemente (Avvenire di Calabria, domenica 24 novembre) sollecitato “i laici a essere testimoni autentici e non scindere la fede dalla vita nel mondo “ sottolineando l’urgenza di un cambio di mentalità. E’ confortante che la consulta delle aggregazioni laicali diocesane abbia accolto la sfida lanciata dall’Arcivescovo, ma è importante che tutti i laici cattolici accolgano questa sfida, col coraggio e il forte senso di responsabilità che essa richiede.
I segni di speranza non mancano e un sentiero virtuoso può essere ripreso, intraprendendo un “confronto sinodale aperto, franco, senza infingimenti o ipocrisie, nella cornice costitutiva della liturgia che dà senso a tutto” come chiede Papa Francesco, e facendo lo sforzo di comprendere, far comprendere e dare attuazione, da parte di tutti, a quel monito all’impegno sociale, che è ribadito in una delle lapidi poste sulla facciata del sempre frequentatissimo Duomo di Reggio: “La Chiesa Cattedrale è segno di unità quale luogo privilegiato di incontro del popolo di Dio che si raccoglie intorno al proprio Vescovo. Dall’Eucarestia deve trarre ispirazione e forza e all’Eucarestia deve condurre tutta l’attività pastorale. Dall’Eucarestia nasce l’impegno di una presenza sociale della Chiesa” .

* Rinascita cristiana

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