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Suicidio dopo bullismo. La scuola affronti questa emergenza

di Alberto Campoleoni 16/12/2019

Naturalmente tocca alla magistratura appurare i fatti e le responsabilità, ma la notizia che viene da Sassari sembra di quelle che non si vorrebbero mai sentire: una studentessa che tenta il suicidio in seguito ad atti di bullismo dei suoi compagni.

Così è rimbalzata sui media la storia di una ragazzina che frequenta una scuola superiore e che proprio all’interno dell’istituto, nei bagni, avrebbe tentato di togliersi la vita. Fortunatamente la giovane è stata fermata in tempo, probabilmente proprio da alcuni altri suoi compagni di scuola e così la tragedia è stata evitata. La scuola avrebbe comunque smentito che le cause del gesto siano da attribuire ad atti di bullismo subiti tra le aule dell’istituto sassarese. E la polizia indaga.

I tanti condizionali sono d’obbligo. Tuttavia la notizia ha la capacità di rendere inquieti quanti guardano al mondo scolastico e più in generale ai mondi giovanili, dove il fenomeno del bullismo è tutt’altro che raro. Le cronache riferiscono spesso di episodi più o meno gravi se non vere e proprie tragedie, mentre sono moltissime le iniziative che proprio gli istituti scolastici mettono in atto per prevenire atteggiamenti sbagliati, soprattutto in rapporto alla piaga più diffusa, cioè quella del cyber bullismo. In un mondo digitale e interconnesso come il nostro, dove quasi tutti hanno in mano strumenti potenti come gli smartphone e abitano il web più che ogni altra piazza, è qui che si verificano le maggiori criticità.

Le scuole fanno molto su questo versante, ci sono “sportelli” appositi, organizzazioni e iniziative di ogni genere. Servono naturalmente risorse. Culturali, anzitutto: occorre promuovere, infatti, modi di vivere e di rapportarsi – a cominciare dalle comunità dei bambini – che non siano violenti e prevaricatori. Si capisce come a questo livello il rapporto tra le diverse agenzie educative – famiglia e scuola in primis – sia decisivo. Ma servono anche risorse economiche per sostenere progetti e azioni, per formare gli operatori sul campo.

Così è una buona notizia quella di qualche giorno fa relativa ad un emendamento alla manovra economica per potenziare la qualificazione dei docenti nel contrasto dei fenomeni del bullismo, del cyberbullismo e delle discriminazioni di genere: vengono stanziati un milione di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022. Tra i promotori dell’emendamento c’è anche la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, impegnata da tanto tempo non solo nella testimonianza efficace – in particolare proprio nelle scuole, con gli studenti – su un periodo terribile della storia umana, ma in particolare nella promozione di una società non violenta e inclusiva, contro ogni discriminazione. I soldi disposti dall’emendamento vanno a dare sostanza ai buoni propositi già esistenti nella legislazione scolastica e serviranno tra l’altro proprio alla formazione degli insegnanti. L’emendamento è stato sottoscritto da tutti i gruppi ed approvato all’unanimità in commissione bilancio, ma in particolare della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza che ha proposto la misura. Si è parlato di un “successo del Parlamento”. Con ragione.

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