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Un cortocircuito amministrativo e poco dialogo rendono difficile la risoluzione del problema

Reggio, la casa che non c’è: così l’emergenza-freddo resterà tale

di Federico Minniti 18/12/2019

Una casa per i senzatetto? L’ipotesi sembra essere tramontata. Oltre l’annuncio dell’apertura di un ristoro comunale per i clochard non è rimasto altro se non tante buone intenzioni, ma mai tramutate (almeno al di fuori della macchina burocratica) in concreta azione amministrativa.

Dagli uffici del Cedir precisano che sono stati individuati già due centri, quello in Vallone Marianazzo e Torricelli Pescatori. Individuati sì, ma mai attivati: si apprende, inoltre, che la ristrutturazione di queste realtà sia stata finanziata dai fondi Pon Metro. Ma anche su questo versante, le progettualità stentano a farsi prossime ai bisogni degli ultimi. L’interrogativo è soltanto uno: perché, quindi, non si rendono pienamente fruibili attraverso un progetto organico? O ancora: se esiste questa iniziativa perché non si attualizza in vista dell’imminente inverno?

L’emergenza–freddo, con questo modus operandi emergenziale appunto, resterà tale anche in questo 2020. In verità – nel recente passato – qualcosa a Palazzo San Giorgio si stava muovendo: l’idea era di convertire un altro bene confiscato alla ‘ndrangheta in un centro di accoglienza. Individuato pure l’immobile, nella zona Nord della Città (più fruibile rispetto alla “scampagnata” annunciata in pompa magna), sono sorti problemi burocratici sollevati dagli uffici preposti dell’Amministrazione comunale. Uno stop, si apprende, dovuto a problemi di agibilità e sicurezza.

Un vero peccato se si considera che sul bene, tra l’altro, si potevano investire anche dei fondi dell’Agenda Urbana, una misura comunitaria di cui il Comune è beneficiario. Soldi che sarebbero stati dirottati su un progetto sociale (tutt’ora in itinere), che ricade questa volta nella periferia Sud della Città, destinato a pazienti lungodegenti come residenza estiva. Chiaramente, i diritti degli uni non possono e non devono sostituire quelli degli altri. Un cortocircuito reso ancora più elettrico dai rapporti pre–elettorali nell’esecutivo guidato da Giuseppe Falcomatà. Anche perché beni confiscati e fondi europei rappresentano due vettori di crescita collettiva unici per il territorio di Reggio Calabria.

Un dubbio ci sembra lecito: perché non pubblicare, adesso, un bando per la gestione di questi due immobili sui quali sono stati già spesi soldi pubblici proprio per questo scopo? Attendere i giorni più freddi dell’anno porterà – nel migliore dei casi – ad agire sempre nell’ordine emergenziale, quando si potrebbe affrontare il problema nell’ottica della programmazione condivisa con quanti, nel mondo della prossimità, si spendono già quotidianamente in questo servizio, come potrete leggere nelle pagine del nostro dossier di questa settimana.

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