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La Giunta comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ha infatti dato il via libera alla progettazione del «Cultural Gate»

Una casa per gli artisti nel bene confiscato al re dei videopoker

di Redazione Web 18/12/2019

La casa per attori, scrittori, musicisti ed artisti di ogni genere si farà. E si farà in un bene confiscato alla criminalità organizzata patrimonio, un tempo, dell’ex “re dei video-poker” Gioacchino Campolo. La Giunta comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Falcomatà, ha infatti dato il via libera alla progettazione del “Cultural Gate”, un autentico polo museale e culturale che sorgerà sulle ceneri dell’ex cinema Orchidea. I fondi, reperiti dai Patti per il Sud, l’intervento straordinario che la Città Metropolitana di Reggio Calabria ha intercettato grazie alla collaborazione col Governo, serviranno a ristrutturare e rimettere in piedi uno degli immobili più belli del Corso Vittorio Emanuele III, la cosiddetta Via Marina Alta. Serviranno 4 milioni di euro per ridare dignità e decoro ad un palazzo di pregio, realizzato ed inaugurato nel lontano 1951 che, per oltre 30 anni, ha rappresentato un luogo di svago e punto identitario della Città. L’edificio, però, nel corso delle stagioni è stato abbandonato subendo gravi danni architettonici e funzionali che si discostano dalla sua storia, dal contesto urbano e socioculturale reggino. L’intervento, dunque, servirà a riqualificarlo attraverso un restauro complessivo ed un risanamento conservativo così da consentirne la valorizzazione e, soprattutto, riservarlo all’estro ed alla creatività degli artisti che oggi fanno fatica a trovare un luogo che ospiti le loro iniziative.

Per l’assessore comunale all’Urbanistica, Mariangela Cama, si tratta di «un’azione dall’altissimo valore storico, culturale ed architettonico». «La portata e la valenza di questa scelta – ha affermato – va misurata sulla qualità e sulla natura di un bene che va ad incastonarsi perfettamente nel cuore pulsante di Reggio. Una volta rimesso a nuovo, quindi, darà ancora più slancio e vigore ad una delle parti più suggestive dell’intero tessuto urbanistico cittadino». «Al riguardo - ha ribadito Mariangela Cama - l'amministrazione si riserva di ricorrere all'istituto del Concorso di progettazione a due gradi, già proposto con l'Ordine degli Archietti di Reggio Calabria, al fine di favorire la rinascita dell'ex cinema Orchieda, che ha da sempre rappresentato un pezzo significativo della storia della nostra città, così da realizzare un luogo di incontro e aggregazione, catalizzatore di coesione sociale». Sul punto è intervenuta l’assessore Irene Calabrò sottolineando «il grande lavoro della Giunta comunale che conferma di avere lungimiranza e visione mettendo in campo progetti destinati a rilanciare non solo l’immagine della Città, ma anche e soprattutto la voglia di quanti nell’arte e nella cultura continuano a credere e, quotidianamente, s’impegnano immaginando la crescita sociale ed economica pure sotto un aspetto che, per noi, resta qualificante e primario».

«Quello delle arti - ha continuato la delegata alla valorizzazione dei Patrimonio storico e artistico - è un mondo che va esplorato e conosciuto. In questi anni abbiamo avuto modo di apprendere quanto sia sterminato e variegato il pianeta degli artisti che ruota intorno alla città e quanti sacrifici siano costretti a sobbarcarsi pur di alimentare, dar sfogo e far conoscere le loro qualità infinite. Il Comune, dunque, darà loro quella casa in cui crescere e far crescere il nostro amato territorio». Nancy Iachino, consigliere comunale delegato ai Beni confiscati, ha sottolineato, poi, la forte impronta culturale, legalitaria ed identitaria impressa dall’Amministrazione Falcomatà nella gestione dei Beni confiscati alla criminalità organizzata: «Da subito abbiamo deciso di assegnare criteri di trasparenza ed oggettività nel consegnare proprietà passate al Comune dopo i vari processi giudiziari che ne avevano decretato la definitiva confisca».

«Reggio Calabria – ha aggiunto Iachino – in questo senso ha fatto scuola rimettendo a rendita, di tipo economica e sociale, quei beni altrimenti destinati ad un’inevitabile deriva. Il “Cultural Gate”, nello specifico, segna un ulteriore passo in avanti perché non si tratta di una semplice riconsegna alla Città di un bene appartenuto alla criminalità, ma della ristrutturazione di un palazzo che rappresenta un pezzo della storia della Città stessa. Soprattutto, gli si assegna un fine specifico: diventerà la casa degli artisti, un luogo dove lieviteranno arte e cultura contribuendo alla rinascita di Reggio sotto un profilo determinante per diffondere coscienza e conoscenza marcando a fondo il confine fra ciò che è bello e giusto e tutto quello che ha, da sempre, inferto colpi mortali alla nostra realtà. Noi stiamo e staremo sempre dalla stessa parte e lo ribadiremo con tutte le nostre forze e con ogni mezzo a nostra disposizione, anche col facendo leva sul sacro fuoco dell’arte e della cultura che anima il nostro agire quotidiano».

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