accedi | registrati | 19-2-2020

L'omelia dell'arcivescovo di Reggio Calabria-Bova in occasione del precetto natalizio interforze

Morosini: «La fede comunitaria ''arma'' contro la 'ndrangheta»

di Giuseppe Fiorini Morosini * 18/12/2019

I testi biblici scelti dalla Chiesa per il tempo di Avvento spesso riportano nomi e immagini attraverso i quali viene vaticinato dai Profeti dell’A.T. il Messia e la sua missione. E attraverso queste immagini la Chiesa invita i fedeli a scoprire il senso religioso del Natale, come momento in cui rinnoviamo la nostra adesione a Gesù Cristo, riconoscendo il lui il Salvator. Oggi la liturgia ci invita a riflettere sull’immagine di germoglio presente nel passo or ora letto del profeta Geremia, con il quale si fa riferimento al Messia: Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni Giuda sarà salvato e Israele vivrà tranquillo e lo chiameranno con questo nome: Signore-nostra-giustizia.

Accanto a questo testo, nel Vangelo abbiamo letto la profezia messianica per eccellenza: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi. Nella pedagogia liturgica il germoglio vaticinato nell’A.T. è il figlio concepito dalla Vergine Maria, che compie la profezia dell’Emmanuele, che Isaia annuncia ad Acaz, che con la sua incredulità aveva provocato la pazienza del Signore. Gesù è il segno della vita nuova per chi lo accetta, e il Dio con noi, l’Emmanuele, che si accompagna a ciascuno di noi, nel cammino della vita. Rendendolo meno difficile e soprattutto aperto alla speranza che il male può essere vinto.

Nel libro del profeta Zaccaria con il nome di Germoglio viene chiamato appunto il Messia: Ecco io manderò il mio servo germoglio … E ancora: Un uomo che si chiama Germoglio spunterà da sé e ricostituirà il tempio del Signore. Ecco il perché dell’abbinamento con il passo letto del Vangelo di S. Matteo. Come avviene con tutti i testi biblici scelti per questo tempo di avvento, anche questo esprime la speranza e la salvezza per una palingenesi universale all’insegna della giustizia, della saggezza, del dominio del diritto, della restituzione della pace e della tranquillità ai singoli e alla collettività. Gesù è il Dio con noi che ci porta questi beni, solo se noi l’accettiamo. In questa sta la novità di ogni Natale: accettiamo il Signore Gesù come colui che dà significato alla nostra vita? Il Natale è sempre nuovo, perché sempre nuova è la nostra adesione a lui: quella di oggi diversa da quella di ieri, perché diverse le situazioni di vita, sempre mutevoli.

L’immagine di germoglio è suggestiva perché evoca un rinnovamento, una vita nuova che compare su una pianta ormai vecchia, indebolita, condannata alla morte. Il germoglio che spunta è la vita che si annuncia, è la possibilità di equilibrio nuovo che si genera all’interno della pianta; c’è la speranza di vedere frutti nuovi, di non vedere più lo squallore della disfacimento e della morte. Ma è suggestiva anche per un altro verso: il germoglio si genera dal vecchio tronco, non viene dal nulla; segno è che è all’interno di una realtà in disfacimento che bisogna trovare la forza della vita, attraverso lo sforzo di richiamo e di unificazione di tutte le forze rimaste, perché unite possano generare una vita nuova nella quale credere. La speranza deve essere operosa, non può essere solo attesa.

La profezia del germoglio direttamente è rivolta ad Israele, alla sua rinascita, solo se troverà la forza adatta per riproporsi come interlocutore del Dio dei Padri che on realtà avevano abbandonato, e se sarà disponibile ancora ad accogliere la legge di Dio illuminando con essa tutto il tessuto sociale. Israele, diventato al tempo del profeta vecchio tronco condannato a morire, vedrà rinascere la vita attraverso un germoglio nuovo se saprà riprendere con fede il rapporto con il Dio dei Padri. Il profeta nel prospettare la nascita di un germoglio nuovo, invita il popolo a concentrare gli sforzi, ad unire le ultime energie vitali rimaste per permettere l’avverarsi della profezia: il Signore manderà il salvatore, ma è necessario collaborare con lui attraverso il ritorno alla fedeltà alla sua legge. La salvezza dell’uomo e del suo tessuto sociale è sempre un’azione congiunta tra Dio e l’uomo, nel contesto del patto di Alleanza: io ti salverò e ti proteggerò se tu mi riconoscerai per il tuo Dio e osserverai le mie leggi. Gesù è il Dio con noi, a condizione che noi non escludiamo Dio dalla nostra vita.

In prossimità del Natale la speranza di salvezza che la fede ci annuncia, avrà il suo compimento se ciascuno di noi sarà disposto a collaborare con la grazia di Dio. Il Natale non sarà una vuota memoria e una consumistica celebrazione se nell’interiorità della nostra coscienza ci poniamo ancora la domanda se la nascita di Gesù di Nazaret, che ha rivoluzionato la storia dell’uomo, è ancora significante per noi; se riteniamo decisivo il rapporto con lui e con il suo Vangelo per impostare la nostra vita individuale e sociale. Come per tutti gli Ebrei, che soffrivano per la perdita dell’identità nazionale a causa del rifiuto dell’Alleanza con Dio, anche per noi vale il principio che se non riportiamo il rapporto con Dio al centro della nostra vita individuale ed associata, difficilmente riusciremo a sconfiggere i mali che oggi ci fanno paura. Anche per noi vale il monito che il germoglio di salvezza spunterà se noi collaboriamo con Dio, se sapremo riportarlo al centro dei nostri progetti di vita e delle nostre speranze.

Come non ricordare in questo momento, dinanzi a tutti voi servitori dello Stato, la ‘Ndrangheta e la delinquenza organizzata, vero cancro della nostra società, chiamata con termine molto significativo la Malapianta. Come non sperare in questo Natale il germoglio di speranza che possa sorgere e ridare serenità al nostro vivere associato? All’instancabile lavoro che svolgete per reprimere questo male, con i rischi che tutti conosciamo, e per il quale tutti i giusti e gli onesti vi rendono grazie, è necessario che si aggiunga il rinnovamento del modo di concepire la fede e il comportamento religioso. Non sia ossequio solo esteriore alla nostra tradizione, ma scelta di vita dinanzi alle varie proposte che le differenti culture e religioni ci offrono. Il modo nuovo di concepire l’atto di fede non è un problema che riguarda solo chi si aggrega alla malapianta; oggi il problema dell’autenticità dell’atto di fede è qualcosa di più generale, che tocca anche le fila dei consacrati nella Chiesa. Solo se creiamo questa atmosfera di novità e lasciamo crescere questo nuovo germoglio, possiamo sperare anche in una sconfitta più rapida della delinquenza organizzata.

Questo germoglio nuovo che tutti invochiamo e nel quale tutti speriamo, sia segno di soluzione di tutti i problemi che ci portiamo dentro: personali, familiari, sociali, lavorativi. Penso soprattutto alle vostre famiglie e ai sacrifici che affrontate per tenerla unita e stabile, a causa del lavoro che fate, che spesso vi tiene lontani da essa, togliendovi la gioia di stare accanto soprattutto ai vostri figli. Prego il Signore che si mostri soprattutto a voi come l’Emmanuele, il Dio con noi, che riempie ogni solitudine, colma ogni lontananza e sconfigge ogni pericolo. Il Signore sia soprattutto vicino a quelle famiglie che hanno perduto il loro congiunto nel servizio fedele e generoso alla collettività e al bene comune. Soprattutto loro sentiranno in queste festività il vuoto e l’assenza della persona cara e perciò hanno bisogno della nostra vicinanza e solidarietà, che in questo momento si esprime con la preghiera.

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