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Pubblichiamo la testimonianza di Teresa, giovane volontaria

«Vicino alle donne impaurite, private della libertà di scegliere»

di Redazione Web 24/12/2016

Pubblichiamo la testimonianza di Teresa, giovane volontaria

di Teresa Siclari - Abbracci, sguardi, sorrisi, silenzi, ascolto. Sono queste le parole–chiave che racchiudono la mia esperienza sulla strada. Tutto è iniziato qualche anno fa quando ho deciso di uscire con un gruppo di volontari ad incontrare le «amiche della stra- da»: mi piace definirle cosi; un’esperienza che continua ancora e mi ha portato a diventare davvero loro amica. La “piccolina” che settimanalmente aspettano per raccontarsi. Un momento di amicizia autentica, quando – ad esempio – mi invitano a scendere dal pullmino con il sorriso, rimandando il “cliente” a dopo.

Sono africane, rumene, ghanesi, ma anche italiane. Sono sia maggiorenni che minorenni. Tutte sono povere, sfortunate; ragazze prive di libertà che si ritrovano sulla strada per la cattiveria dell’uomo.

L’incontro con tutte loro è nella semplicità. A volte è fatto di tante parole, ma spesso di silenzi dove i cuori si mettono in sintonia, attraverso gli sguardi e gli abbracci.

Una bottiglietta di acqua, un thé caldo, un dolcino assieme. Porgere loro la nostra mano per non farle sentire sole. Un primo passo di una rete di servizi a loro dedicata: un numero verde, consulenza legale per offrire protezione e tutela. La nostra è un’informazione doverosa che viene fornita nel rispetto della libertà. Quali sono le emozioni che condividono con noi? Tanta paura che le porta a stare in quel marciapiede e dal quale non si possono spostare.

Sono bisognose di imparare la lingua italiana, di fare delle visite mediche, di avere dei vestiti pesanti e qualche volta anche di mangiare: queste sono le loro esigenze primarie che cerchiamo di soddisfare; per molte c’è poi la sfida del lavoro che le porterebbe a cambiare e riscattare la propria vita.

Ogni incontro settimanale è ricco di emozioni diverse tra loro: il piacere della condivisione, dell’ascolto e l’amarezza forse di non aver fatto abbastanza. La stessa che ti assale quanto sai di lasciarle in quel posto dove le ho incontrate la settimana precedente e, forse, le ritroverai in quella seguente.

Nel cuore pulsante della città rimangono vittime dell’indifferenza dell’intera società: sotto gli occhi di tutti, solo pochi incrociano i loro occhi.

Basterebbe poco per capire cosa si cela sotto quello sguardo a volte assente o perso nei meandri di una lunga notte.

Il nostro incontro si conclude spesso con una preghiera semplice, del cuore, fatta da loro, nella loro lingua, una preghiera accorata alla quale c’è la nostra risposta. «Amen», così sia. Proprio perché ci sentiamo vicine a loro, siamo con loro e siamo lì per loro.

Sono incontri speciali, unici per me, che mi arricchiscono come persona e che mi portano a riflettere sul mio essere cristiana.

Sta arrivando il Natale, e pensando al presepio che in ogni casa viene allestito vorrei che ognuno mettesse tra i vari personaggi, una pastorella vicino a un ponte, che rappresenta il mezzo di passaggio. Con la speranza che ogni nostra amica trovi la forza e il coraggio di attraversare questo ponte, lasciando la schiavitù e ritrovi la dignità di riprendere in mano la propria vita.

Mi ritengo fortunata per la possibilità di incontrare le mie «amiche della strada».

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