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«È Dio che ci fa amare gli ultimi» dicono i volontari impegnati in questo servizio di ristoro per i più poveri della Città

365 giorni l'anno, ecco la mensa dei bisognosi a Reggio Calabria

di Sergio Conti 03/01/2020

Sempre aperti. 365 giorni all’anno. Perché i poveri non vanno mai in vacanza, tantomeno nelle festività. C’è un posto dove i più bisognosi sanno di poter trovare a cena un piatto caldo. Sempre, tutto l’anno. Noi siamo andati a trovarli sotto le feste e l’atmosfera è di grande partecipazione. Tanti volontari e altrettanti bisognosi della città si incontrano e mangiano insieme. Alcuni servono, altri cucinano. In questa sera la cena è offerta da una catena di supermercati, la Despar. Ma sono davvero in tanti a dare una mano, con ogni mezzo e in ogni forma. Alberto Mammolenti è il responsabile del centro San Gaetano Catanoso, realizzato grazie ai fondi dell’8xmille a due passi dal seminario di Reggio Calabria. «Questa esperienza nasce su una scuola che io e mia moglie abbiamo fatto per diversi anni con monsignor Iachino – racconta Alberto –. È stato lui a introdurci in questo servizio di carità in particolare nei centri di ascolto, poi anche nelle carceri».
Un bel giorno, ecco arrivare l’idea di donare il centro al vescovo emerito Mondello in occasione dell’anniversario della sua ordinazione. Il perché è presto detto: «Abbiamo scoperto che la realtà dei figli in difficoltà che la Chiesa aveva il compito di accogliere era molto più ampia di quella che normalmente si pensa». I senza dimora, insomma, non sono soltanto oggi gli immigrati e ieri i clochard: sono persone come tanti che le vicende della vita hanno portato all’interno di incontri con esperienze strane. «E poi si rischia in modo molto semplice di scivolare in questa situazione di povertà – spiega Alberto –. Abbiamo incontrato tantissime persone che dall’oggi al domani si sono trovate sulla strada pur provenendo da una realtà sociale normale, con un lavoro, una famiglia, dei figli. A un certo punto le vicende della vita gli hanno stroncati e si sono ritrovati soli, abbandonati e in mezzo a una strada».

Alberto è convinto della missione preziosa della Chiesa: «Dobbiamo prenderci cura di queste realtà noi che abbiamo compreso che siamo tutti fratelli in Cristo, perché ognuno di noi ha bisogno degli altri, il bello è andare incontro uno all’altro insieme con gioia». La gioia è molto significativa, elemento imprescindibile della carità: «Hai mai visto uno musone? Qui siamo tutti gioiosi, disponibili, sorridenti, ognuno di noi ha le sue esperienze, gli ospiti ne hanno tante, anche tragedie ma non si aiuta nessuno con il muso lungo o con la carità muso stretto». Alberto evidenzia come tutto «si fa sempre nella gioia, come si può stando accanto, non abbiamo la bacchetta magica, non abbiamo la presunzione di risolvere i problemi di tutti. Però stare accanto al fratello che sta vivendo un particolare disagio secondo noi è particolarmente importante». Quando gli chiediamo della croce che ha sul petto, Alberto risponde: «Ecco queste persone rappresentano il volto di Cristo, lo vediamo là».

Alberto poi, da diacono permanente, ricorda il servizio per cui nasce questo ministero: «Sarebbe strano se io non mi occupassi di queste cose, ogni tanto ci capita di salire anche sull’altare ma la nostra vocazione prima di tutto è servire, il resto viene di seguito. Io con mia moglie da molti anni ci occupiamo dei centri di ascolto, l’abbiamo sempre fatto come coppia anche in carcere e abbiamo sempre coinvolto altre coppie – spiega –. Una volta c’erano anche i figli, adesso sono cresciuti, hanno il lavoro, la famiglia». Dina, la moglie di Alberto, ci conferma tutto quanto ora raccontato da Alberto e dice «abbiamo fatto sempre questo servizio che è una bellissima esperienza, la mia vita prima era un po’ semplice adesso non abbiamo più tempo per noi viviamo tutto insieme dedicando il tempo». In 42 anni di matrimonio questo impegno ha aiutato Alberto e Dina a rafforzarsi come coppia, nello stare insieme e a stare in comunione. Mary e Franco sono un’altra delle coppie che ha scelto di fare questa esperienza: «Da sposati si fa tutto insieme quindi anche la carità – dicono –. È bello farlo insieme comunque lavoriamo separatamente a volte ci organizziamo io con alcuni ragazzi e lui con alcuni suoi amici e vediamo qui a fare il servizio di tanto in tanto ci troviamo anche insieme a fare questo servizio per i poveri con grande gioia». Per Franco questa esperienza è portatrice di gioia e serenità, in primis a noi stessi. Non sappiamo se la diamo agli altri, ma senz’altro la riceviamo dagli altri. Donare un po’ di tempo mi restituisce tanta gioia, speriamo di poter coinvolgere anche i nostri figli che ancora non sono entrati nell’ottica di fare volontariato soprattutto mia figlia che è impegnata con i bambini piccoli, però questo nostro esempio può essere un incentivo a far venire voglia di fare qualcosa anche a loro». Per gli altri.

Così come Nella, che da tanti anni è impegnata in questo servizio: «Sono circa 40–45 le persone che ogni sera si presentano e diventano ospiti e sono ospiti di questa struttura. È un servizio che fa bene al cuore, allo spirito, all’anima». Denise invece è una “new entry”, sta dando una mano per la prima volta e anche un conforto per coloro che hanno voglia di essere ascoltati e hanno bisogno di un sostegno. «Il gruppo è affiatato – dice Denise – e quindi lavoriamo in sinergia davvero impeccabile. Sin da piccolina avevo la vena di dedicare il mio tempo agli altri e ho ripreso dopo tanti anni ed essendomi trovata bene con questo gruppo spero proprio di rimanerci per tanto tempo». Allo stesso modo raccontano Anna e Pino, una coppia che ho scelto di dedicare un po’ di tempo a questo tipo di iniziative. «Abbiamo scelto di farlo in coppia perché aiutare il prossimo ci riempie». A invitarli è stato un amico che faceva questo servizio e quest’anno hanno portato anche il figlio che vive in Germania, anche lui colpito nel vedere i genitori così impegnati: «È un Natale speciale diverso, mai mi era capitato di fare un’esperienza di questo genere. Mi fa un immenso piacere che mamme papà spendano del tempo per gli altri e che lo dedichino a questa causa nobile». Tra gli ospiti che oggi mangeranno un pasto caldo fatto di primo, secondo, frutta, dolce e le immancabili crespelle c’è Cody è uno degli ospiti della struttura e dice di trovarsi bene.
È arrivato dallo Sri Lanka ed è arrivato fino in Italia con un barcone. In Italia cercava di trovare un lavoro e lo ha trovato riuscito ma non riesce a mantenersi contento per l’atmosfera è la festa e ringrazia tutti per l’attenzione e l’affetto. Un altro degli ospiti della struttura si chiama Kujtim, un 40enne originario dell’Albania. Alberto Mammolenti lo ha conosciuto nel carcere di Paola, in provincia di Cosenza, e adesso per un tempo si fermerà con loro. La sua famiglia è lontana e lui è appena uscito dall’istituto di pena dopo 14 anni per una brutta storia: «Per colpa di amicizie sbagliate sono stato arrestato e messo in mezzo a un omicidio. Io credo in Dio e se non fuor non avessi creduto in Dio non sarei stato qui, questa sofferenza mi ha avvicinato a lui. Questa adesso è la mia famiglia, siamo nelle mani di Dio».
È molto emozionato e ha le lacrime gli occhi perché vivere il Natale non dietro le sbarre mai insieme ad altre persone «è la gioia più grande che potessi avere. Il mio Natale sarà qui» dice Kujtim. L’amore di Dio che si fa presente, che nasce nel cuore dei disperati, dei più bisognosi, degli afflitti.

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