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È contenuta la vita delle parrocchie di Reggio Calabria fin dall’anno 1500, con le attività di vescovi e preti: tutto fruibile online

L’archivio diocesano di Reggio Calabria è la storia della gente

di Sergio Conti 08/01/2020

Sarebbe davvero fantastico se si potesse risalire alla storia di intere generazioni attraverso i registri parrocchiali che riportano informazioni su battesimi, matrimoni e funerali. Lo sarebbe ancora di più se tra le note dei parroci emergessero le carestie, situazioni di difficoltà, si scorgessero i danni causati da eventi naturali quali i terremoti.

Mettendo da parte il periodare ipotetico, quanto appena descritto è tutto possibile. Dove? All’archivio storico diocesano di Reggio Calabria, che ha raccolto, inventariato e digitalizzato pezzi di storia della terra calabrese. Dai monasteri ai conventi, dalle parrocchie ai fondi, dalle visite pastorali ai reperti, sono tantissimi (e tutte preziosi) i documenti presenti. Frutto di un lavoro enorme, realizzato anche grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica, che ha voluto dare un impulso determinante a un’opera di riordino, conservazione ma soprattutto messa online. Perché proprio sotto la guida di Maria Pia Mazzitelli, attuale direttrice dell’archivio, da nove anni si procede nella direzione della divulgazione, per tutti e non solo per addetti ai lavori. E il luogo virtuale dove tutto questo è reso possibile è la rete internet, con il portale www.archiviodiocesanoreggiobova .it, al cui interno è possibile consultare documenti, registri, i pezzi di storia di un popolo, quello reggino, raccontato non già dalla storiografia ufficiale ma con una visione diversa, alternativa e con lo sguardo proiettato agli ultimi. Per raggiungere questi obiettivi e portare avanti un progetto piuttosto ambizioso, Maria Pia Mazzitelli si è avvalsa della collaborazioni di diverse figure: dagli informatici che hanno realizzato l’applicativo per l’accesso e la fruizione online degli utenti, agli archivisti che hanno “messo ordine” nell’ingente mole di materiale raccolto, partendo dai più antichi datati 1500 e giungendo fino ai giorni nostri. Ma poi c’è stato anche il mondo dell’associazionismo, con la naturale collaborazione con Italia Nostra. Senza trascurare le scuole e gli studenti, a cui magari tra qualche anno passare il testimone, perché la storia – questa storia fatta di persone in carne e ossa che rivivono su fogli di carta sgualciti dal tempo – possa continuare e arricchirsi di nuovi e sempre accattivanti episodi.

Giorgio Nordo è uno dei soci di Calabria formazione, che è un’associazione senza fini di lucro. «Abbiamo messo in piedi una piattaforma specifica ex novo con uno sforzo di progettazione notevole relativo al applicativo che permette la consultazione ma anche la ricerca dagli archivi di tutte le parrocchie della diocesi di Reggio–Bova». La tecnologia al servizio della storia, insomma. «Il portale permette di selezionare una qualunque delle parrocchie esistenti e accedere ai registri parrocchiali per quanto riguarda le nascite, i matrimoni e le morti fino quasi ai giorni nostri da partire dal 1500» spiega Antonio Galletta, un altro informatico coinvolto nel progetto. «Io per curiosità sono risalito ai miei antenati e ho trovato una zia e il nonno».

Il professore Renato Laganà, docente universitario, è uno dei fruitori–divulgatori delle opere contenute nell’archivio: «C’è la storia delle nostre tradizioni, del nostro popolo, dei parroci tante volte impegnati in aree difficili. Non è materiale per soli studiosi del settore, ma può interessare anche i giovani». Le vicende storiche rilette «attraverso le semplici note dei parroci nei registri parrocchiali ci danno un’immagine su una mortalità diffusa specialmente dei bambini in alcuni periodi di carestia, ci parlano delle epidemie e dei terremoti del 1783 e del 1908». Angela Martino, presidente della sezione reggina di Italia Nostra cita Kierkegaard ricordando che «la vita va vissuta guardando avanti ma va capita guardando indietro. E dove si guarda? Nelle carte che fanno la storia». Le fa eco Ida Triglia, archivista che per anni ha collaborato al riordino e all’inventario. Anche lei racconta di un lavoro affascinante che è consistito soprattutto nel progetto Ceiar, attraverso il software per gli archivi: «Bello vedere il nostro contributo oggi a disposizione di qualunque persona nel mondo».

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