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Era catechista itinerante in Calabria e Sicilia, si è spento la notte del 23 dicembre scorso: lascia 8 figli

Salvatore Morfino, una vita spesa per l'evangelizzazione del Sud

di Redazione Web 12/01/2020

Salvatore Morfino è stato un apostolo del nostro tempo, un uomo come tanti che ha speso la sua vita per l’evangelizzazione. Era, infatti, responsabile dell’èquipe itinerante di Calabria e Sicilia del Cammino neocatecumenale, realtà della Chiesa ispirata dalla Vergine Maria al suo iniziatore Kiko Arguello. Le comunità di Reggio Calabria ricordano il catechista, ma anche l’uomo profondamente innamorato di Gesù Cristo, che mai si è risparmiato, nemmeno negli ultimi tempi della sua malattia, nell’annunciare la salvezza ai miseri. Una delle letture che la Chiesa fa’ proclamare durante la liturgia delle esequie è tratta dalla lettera di San Paolo apostolo ai Romani: «Nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore». Questo apostolo, Salvatore Morfino, sposo e padre di otto figlie, è passato alla vita eterna alle 2,25 della notte del 23 dicembre. La sua missione si è fermata ma restano i frutti di oltre quarant’anni di opere di evangelizzazione. Salvatore ha lavorato instancabilmente nella vigna del Signore insieme alla moglie e in una équipe formata da un presbitero itinerante e da un seminarista, facendo nascere alla fede migliaia di fratelli delle comunità neocatecumenali della nostra diocesi e di altre diocesi della Calabria e Sicilia.

Se è vero che si muore così come si è vissut, chi è stato vicino a Salvatore in questi suoi ultimi giorni terreni, racconta di averlo visto consapevole di aver vissuto donando la sua vita perché il Vangelo di Gesù si incarnasse nella vita di tante persone, molte delle quali conducevano una esistenza agnostica o atea. Riprendendo le parole di Vittorio Messori nel libro Scommessa sulla morte «sin dalla sua remota fondazione, la fede biblica mostra come l’avventura del vivere sia una scommessa sul tutto e sul nulla e un invito a puntare su ciò che è meglio per noi». Salvatore aveva scelto “il meglio”, accettando di essere strumento nelle mani di Dio in tante parrocchie del Meridione, dalle quali sono maturate anche diverse vocazioni al presbiterato e alla vita consacrata.

Molti fratelli, sorelle e tante famiglie, avendo accolto l’invito del Signore di diventare da evangelazzati a evangelizzatori, sono partite in missione, itineranti in diverse parti del mondo, per aver ascoltato la sua predicazione e grazie al suo esempio di evangelizzatore instancabile, consumatosi per il Vangelo. Qualche giorno prima di morire, ormai impossibilitato a muoversi, diceva ai suoi familiari e ai fratelli della sua comunità della parrocchia della Sacra Famiglia di Palermo: «Questo è il mio posto”» per indicare che, come Cristo, stava accettando quella dura ed ineluttabile realtà, stando nella volontà di Dio. «Per tanti anni ha permesso che il cielo si aprisse per tanti fratelli e sorelle, e il cielo lo ha accolto – ha affermato il Cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito della diocesi di Palermo, che ha presieduto la liturgia esequiale nella Chiesa di San Domenico la mattina del 27 dicembre (festa di San Giovanni Apostolo), dove sono confluiti migliaia di catecumeni da tutte le parti della Sicilia e Calabria. Come tutti coloro che ci hanno preceduti nella casa del Padre celeste, Salvatore lascia una eredità di fede che sicuramente produrrà frutti abbondanti di conversione, in una società che sta vivendo un periodo di smarrimento dei valori cristiani e che ha bisogno di testimoni certi e credibili per ritrovare la giusta direzione della vita.

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