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Una bidonville nella città e al suo interno 160 minori che vivono nel degrado e respirano il fumo dei roghi di rifiuti

L’appello dei Garanti: salviamo i bimbi dal ghetto della Ciambra

di Redazione Web 16/01/2020

Ciambra non è solo un quartiere di Gioia Tauro. È una città nella città. O meglio: una favela nella città. Immondizia che spesso diventa roghi, pozzanghere anche di liquami fognari, strade malandate e molto – troppo – altro. Negli ultimi anni gli interventi ci sono stati ma non sono bastati. Non possono bastare. L’area è rimasta in gran parte una bidonville malandata nella quale sopravvivono centinaia di bambini oltre a migliaia di adulti di etnia rom, tra alloggi popolari e baracche. Da tempo per Ciambra si batte il Garante regionale per l’infanzia, Antonio Marziale, che già nel 2007 aveva inviato una lettera alle massime autorità istituzionali, dal presidente della Repubblica all’allora premier Gentiloni, dal presidente della Regione a molti altri, denunciando «lo stato d’assoluta indigenza e inciviltà, oltre che incuria, in cui versano 160 sventurati bambini. I residenti ogni sera bruciano i rifiuti in prossimità del fiume Petrace, recando un danno ambientale di non poco conto ai mari di Gioia Tauro e limitrofi, oltre che all’intera cittadinanza, visto e considerato che il fumo si propaga per tutta l’area sovrastante la città», scriveva Marziale tre anni fa. Nei giorni scorsi al suo fianco si sono schierati quindici garanti di altrettante regioni, associandosi alla sua battaglia sull’ambiente e sulla tutela della salute dei minori. Con Marziali i colleghi Ludovico Abbaticchio della Puglia, Camilla Bianchi ( Toscana), Grazia Maria De Matteis (Sardegna), Fabio Biasi (Provincia Autonoma di Trento), Luigi Bordonaro (Sicilia), Mirella Gallinaro ( Veneto), Clede Maria Garavini (Emilia Romagna), Daniela Holler (Provincia Autonoma di Bolzano), Vincenzo Giuliano (Basilicata), Leontina Lanciano (Molise), Jacopo Marzetti (Lazio), Ylenia Serra (Piemonte), Andrea Nobili (Marche), Massimo Pagani (Lombardia), Paolo Pittaro (Friuli Venezia Giulia), Giuseppe Scialla (Campania).

I garanti esprimono solidarietà al collega calabrese «per la forte e convinta denuncia della situazione di gravissimo degrado, ampiamente descritta nelle cronache, del quartiere Ciambra di Gioia Tauro». Auspicano che i palazzi avviino «radicali processi di bonifica e recupero socio-ambientale del quartiere, che paiono improcrastinabili, soprattutto a tutela dei bambini e dei adolescenti ». Marziale giudica cruciale la bonifica del territorio per garantire ai bambini fruibilità ed evitare epidemie, a causa di uno scempio igienico- sanitario che ormai non è più accettabile. Pensa al genio militare per rimuovere i rifiuti e insiste sulla necessità d’una «contaminazione urbana tra i bambini della Ciambra e i loro concittadini e tra le loro famiglie e le altre famiglie gioiesi. Con l’ex prefetto di Reggio, Michele Di Bari, abbiamo ottenuto risultati significativi: un sistema fognario piuttosto decente, il manto stradale finanziato dalla Regione, un impianto di illuminazione e una verifica di profilassi medico-sanitaria. Fu il mio ufficio a pagare l’assicurazione del pulmino per mandare i bambini a scuola, drenando la dispersione scolastica. La chiesa garantisce ai piccolini un pasto, il doposcuola e momenti di socialità».

Adesso Marziale, nei giorni scorsi tornato nel ghetto assieme al sindaco di Gioia Aldo Alessio che deve fare i conti con le difficoltà finanziarie del Comune, chiede nuovamente aiuto al presidente Mattarella.

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