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Italia, aumentano i «single». In troppi, però, si sentono soli...

L’Istat li classifica come famiglie senza nucleo. Cosa nasconde l’aumento di queste famiglie unipersonali?

di Andrea Casavecchia 16/01/2020

Si. Ci sono tanti single. Il numero cresce di anno in anno. L’Istat li classifica come famiglie senza nucleo. Cosa nasconde l’aumento di queste famiglie unipersonali?

Con la pubblicazione dell’annuario Istat 2019 che tradizionalmente anticipa i botti di Capodanno. Ci siamo accorti che aumenta in modo sensibile il numero dei nuclei unipersonali, nella struttura della popolazione italana. Diminuiscono le coppie con figli (attualmente ancora la componente più alta: il 33,2%) quasi raggiunte dai\dalle single (33%), seguono distanti le coppie (20,1%), i nuclei monogenitoriali (10% circa), poi le altre tipologie.

Però l’annuario ci offre ulteriori indicazioni, preziose per comprendere meglio l’aumento di queste “famiglie senza nucleo”. Si riescono a capire alcune caratteristiche dei componenti: vive da solo l’8,1% dei giovani, il 13% degli adulti più giovani e il 15,7% degli adulti più maturi, poi c’è il 26,9% degli anziani. Il numero più alto degli attuali single si trova tra gli over 65enni!

Dunque prima di porci problemi sul diffuso narcisismo e individualismo – ma si può essere narcisisti o individualisti anche in coppia o con figli – stili di vita che propongono modelli egocentrici poco inclini a coltivare le relazioni generative, bisognerebbe interrogarci sugli effetti dell’invecchiamento della popolazione.

La presenza molto consistente del 26,9% di anziani “single” conduce a riflessioni differenti. Innanzitutto ci offre l’immagine di un gruppo di persone sole in avanti con gli anni (tra cui quanti vedovi e vedove? Quanti divorziati o divorziate che hanno figli? Dall’annuario non si evince) che si apprestano ad affrontare l’ultimo periodo della loro vita senza parenti vicino. Questo pone interrogativi sulla necessità di assistenza che in futuro si presenterà, quando parte di loro diventerà non autosufficiente.

Quindi – molto probabilmente – in Italia nella grande maggioranza dei casi non si è single per scelta. Quando ci si concentra invece sui giovani tra i 18 e i 34 anni, si vede che circa il 60% vive con i propri genitori e il 24,3% vive con il partner e in alcuni casi anche con figli. Poi certo ci sono anche quelli che vivono da soli (l’8,1%). Forse un’attenzione maggiore potrebbe essere dedicata per sostenere anche questi nuovi nuclei familiari, che scommettono sul futuro.

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