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Lo scorso 14 gennaio sono finiti i progetti del 2019: tempo di bilanci anche per i 15 giovani impegnati nei percorsi della Caritas diocesana

Servizio Civile, annualità conclusa: ecco le parole dei ragazzi

di Redazione Web 20/01/2020

Il 14 gennaio, più di mille giovani, distribuiti in 195 progetti presso 588 sedi nelle Caritas diocesane, hanno terminato il loro servizio civile. Anche i 15 giovani in servizio civile presso la Caritas diocesana di Reggio Calabria - Bova hanno completato carichi di zelo il loro servizio. Ognuno di loro ha lasciato, alla storia della Caritas Diocesana, una relazione finale. Ecco alcune delle loro riflessioni, partendo da Antonella: «È stato un anno intenso e stimolante, in cui si sono alternate risate e pianti, tenerezze e malinconie, piccole complicità e incomprensioni. Non sono mancati neanche i momenti di sconforto e inadeguatezza, pervasa dal dubbio costante di non riuscire a fare abbastanza per alleviare le loro pene. Ogni giorno arrivavo, li salutavo ad uno ad uno con un sorriso, alcuni ricambiavano, altri se ne stavano in silenzio e con la testa bassa e io mi chiedevo cosa stessero pensando, come fossero state le loro vite, perché nessuno li veniva a trovare, qual era la loro storia? Mi proposi di cercare un modo qualsiasi, semplice, di interagire con loro, sedermici accanto, chiedergli di loro, ascoltarli, dargli conforto, far sentire loro che potevano, seppur in piccole cose, contare su di noi. È così che, giorno per giorno, si è creato un legame particolare con ciascuno».
«È stato un anno impegnativo, emotivamente intenso, - le fa eco Caterina - di crescita sia dal punto di vista professionale, poiché essendo la mia prima esperienza mi ha messo di fronte situazioni difficili e nuove da affrontare, e spero di essermela cavata, anche sbagliando magari all'inizio, e sia dal punto di vista personale, umano perché mi ha fatto maturare, mi ha messo alla prova, mi ha fatto superare alcuni dei miei limiti, ho provato a superare in diversi momenti la timidezza e l'insicurezza che mi caratterizzano, ho cercato di essere molto più schietta, cosa che invece prima in alcune situazioni non riuscivo o evitavo di fare, per paura di ferire gli altri. Tutto ciò lo devo anche a tutti i momenti formativi che la Caritas ci ha offerto, momenti davvero significativi, ricchi di contenuti a partire dalle selezioni a Lamezia, sicuramente impegnative, in cui è uscita fuori un po' d'ansia, in cui siamo stati messi alla prova e dove i formatori ci hanno spinto ad essere sempre operativi». Anna, esprimendo le proprie emozioni, afferma: «È già passato un anno e questa bellissima esperienza è terminata. Ho svolto il mio servizio a Casa Cassibile, la casa famiglia gestita da suore, che ospita 11 donne con disturbi mentali. I poveri danno molto e insegnano tanto, insegnano ad amare la vita e ad apprezzarla così com’è. Ho imparato a non dare più niente per scontato. Come quando ad agosto ho detto ad un’ospite di Casa Cassibile che sarei partita per qualche giorno prendendo il treno da Messina e lei mi ha risposto con le lacrime agli occhi, dicendomi che proprio in quella stazione di Messina, sua figlia, tanti anni prima aveva fatto i suoi primi passi, le ho chiesto se stavano partendo con il treno e dove erano dirette e la sua risposta è stata “No, non stavamo partendo. Io in quel periodo non avevo una casa e la stazione di Messina era diventata la nostra casa”».

«L’inizio non è stato semplice, - confida Filippo - il servizio quotidiano con gli ospiti del centro e la poca conoscenza con le mie colleghe di servizio mi ha messo fin da subito a confronto con i miei limiti. Io di carattere timido e introverso avevo difficoltà a relazionarmi con gli ospiti del centro; è stato grazie alla formazione di inizio di servizio svolta a Cetraro che ho iniziato a capire come superare i miei limiti e che per avere un rapporto sincero con loro dovevo aprire il mio cuore ed essere “vero”. Ed è così che persone come Mohamed, Antonio, Nicola, Rosaria, Ulf e altri hanno incominciato a definirmi come amico e non più come ragazzo del servizio civile». «È stato un anno ricco di ricordi ed emozioni, mi ha dato la possibilità di osservare come l'amore genera amore. Fare del bene è possibile anche solamente ascoltando la persona - spiega Maria Lucia - che abbiamo di fronte, ascoltando tutte le preoccupazioni e cercando di non giudicare per il proprio vissuto. Porterò sempre con me, le urla dei bambini dal balcone al mio arrivo, i sorrisi, le paure e gli abbracci di queste persone perché mi hanno fatto capire che nonostante tutto, non c'è mai un limite all'amore che si riesce a donare. È stata un'esperienza straordinaria che ha stravolto la mia vita e lascerà per sempre un segno indelebile nel mio cuore. Ho imparato a riconoscere le mie fragilità nei momenti in cui mi sentivo impotente di fronte alle difficoltà che incontravo o alle scelte che non riuscivo a prendere, ha cambiato il mio modo d'essere. Gli incontri di formazione sono stati una preziosa fonte per conoscere meglio me stessa e confrontare il mio modo d'essere con il mio modo di agire. Mi hanno dato la possibilità di approfondire argomenti, conoscere persone, imparare ad ascoltare l'altro con empatia e - conclude la giovane - cercare di gestire i conflitti che si creano con gli altri, ma che a volte creiamo anche con noi stessi». Attilio, invece, racconta come, nella sua vita, il Servizio Civile sia stato quasi "terapeutico": «Ho iniziato con tanti dubbi e poche certezze e concludo ribaltando il tutto. È stato un anno rivelatorio a livello personale, ho avuto un periodo negativo importante nel periodo estivo che si è risolto grazie ai sorrisi degli ospiti di Casa Corigliano (che paradossalmente hanno compreso il mio stato prima degli operatori) ma nonostante tutto ho sempre cercato di effettuare un servizio ottimo e Casa Corigliano è il posto perfetto per svolgerlo. Durante il mio percorso ho incontrato operatori che sono diventati amici, padri e guide, nel bene e nel male, ma soprattutto ho conosciuto 12 amici che sono diventati la mia forza attraverso un sorriso, un abbraccio o attraverso una caramella data in dono. A inizio servizio Casa Corigliano mi è stata presentata come la casa di tutti, ed è proprio cosi». Altrettanto sentita è la testimonianza di Maria Antonietta: «Posso dire a voce alta, che questo anno ha cambiato il mio modo di vedere, sentire e pensare perché ho visto la vera povertà non solo economica ma soprattutto affettiva che secondo me è la più dolorosa e la si legge nei volti dei poveri che nonostante tutto ricevendo una mia semplice carezza sembra per loro essere la felicità trasmettendo a me tanta energia facendomi capire che queste persone speciali hanno bisogno solamente di tanto amore. In tutte le nuove esperienze, le nuove avventure, le nuove conoscenze c'è sempre qualcuno che lascia un segno particolare nei nostri cuori, in questo caso io personalmente senza un valido motivo vorrei ringraziare un ospite della casa ospitalità femminile "la signora Carmela" che nei pochi mesi trascorsi insieme a lei mi ha trasmesso un affetto incondizionato facendomi capire che nonostante gli acciacchi e le sofferenza bisogna sempre e comunque amare la vita, proprio per questo spero e prego che riposi in pace».
«Ho svolto il mio servizio civile presso la struttura Giovanni Paolo casa ospitalità femminile, per me è stata un esperienza bella, unica ed irripetibile. Inizialmente - rivela Gessica - non sapevo cosa avrei dovuto fare, non conoscevo nessuno degli ospiti della struttura, né le suore né gli operatori, tantomeno le mie compagne di servizio. Con il passare dei giorni, mi sono sentita a mio agio, anche con le mie compagne di servizio ci siamo trovate subito bene. Per me è stato un piacere andare in servizio vederli, parlargli, ascoltarli, aiutarli, insieme alle mie colleghe di servizio facevamo fare loro delle attività: di cucina, di lettura, colorare, ascoltare musica, giocare a carte, fare ginnastica, attività sensoriali. Ci sono stati tanti momenti divertenti e belli come la nascita di un amore tra due dei nostri ospiti, sono stati protagonisti di uno spettacolo teatrale dal titolo Arcipelago di incontri, lei grazie a questo amore sì è aperta di più nei nostri confronti, inizialmente quando siamo arrivate non parlava con nessuno. Ci sono stati anche dei momenti brutti come la perdita di due nostre ospiti, che mi ha fatto star male ero legata a loro. Una di loro è venuta a mancare nel mese di giugno, le piaceva molto cantare, quando le chiedevo di cantare lei mi diceva: Signorina non ce la faccio e subito dopo iniziava a cantare».
L'ultimo a raccontarsi è Winner che dice: «Per me viene difficile esprimere le mie emozioni con le parole però vorrei ringraziare Dio che mi ha seguito nel percorso. ringrazio l'Ufficio nazionale del Servizio Civile per la possibilità che ha dato anche agli stranieri soggiornati di poter fare questa bellissima esperienza. Ringrazio la Caritas diocesana di Reggio Calabria-Bova; il direttore don Nino Pangallo, vice – direttore Mariangela Ambrogio e il segretario Alfonso Canale per l’opportunità che mi hanno dato per fare questa bellissima esperienza; grazie per l’inclusione e opportunità dato ad uno straniero e immigrato nonostante le difficoltà di diversità che ancora abbiamo nella nostra società di oggi».

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