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Il laboratorio ceramico di Artinsieme è un progetto di riscatto sociale

Il lavoro manuale ricrea l’animo

di Redazione Web 02/01/2017

Pubblichiamo la testimonianza del presidente dell’associazione di volontariato e laboratorio ceramico per disabili Artininsieme.

di Nuccio Vadalà - Sono ormai dieci anni che con tenacia, costanza e impegno portiamo avanti l’esperienza di Artinsieme. Tutto è iniziato quando alcuni giovani disabili, finito il percorso riabilitativo presso il Centro “Tripepi Mariotti” della Piccola Opera Papa Giovanni, o finito il ciclo scolastico non avevano alcuna prospettiva di attività quotidiana. Il futuro di questi giovani era pieno di giornate vuote e prive di senso. Tutto nasce con l’obiettivo di accompagnare e rendere più serena la quotidianità di chi si trova ad affrontare, troppo spesso da solo e senza alcun supporto pubblico, le difficoltà di una condizione emarginante. Ed è allora, su suggerimento degli operatori del Centro di Riabilitazione, che i genitori si organizzano dando vita ad una Associazione che partendo dalle competenze che i propri figli avevano acquisito presso il Centro, potessero mettere in pratica l’arte della lavorazione della ceramica.

Nasce così Artinsieme con i primi cinque giovani e con i loro genitori impegnati in questa nuova avventura. L’esperienza compie i primi passi in un piccolo appartamento affittato nei pressi del Santuario dell’Eremo, con l’aiuto di due ragazze del servizio civile messe a disposizione dalla Piccola Opera, e con l’impegno quotidiano dei genitori. Così la strada (in salita) diventa cammino.

L’Associazione si fonda sui valori della gratuità e della solidarietà, una esperienza di condivisione tra famiglie, persone con disabilità e volontari. Dopo un anno ci viene data la possibilità di ristrutturare un vecchio rudere all’interno del terreno donato dalla famiglia Gullì e messo a disposizione dalla Piccola Opera e con il contributo della Caritas riusciamo a realizzare un laboratorio di ceramica rispondente alle esigenze dei nostri ragazzi. I ragazzi diventano 8 e gli spazi diventano sempre più piccoli per rispondere alle quotidiane esigenze.

Le competenze si affinano sempre di più e questo, soprattutto grazie a Daniela, la maestra d’arte che coordina le attività del laboratorio, che ha saputo tirare fuori da ogni ragazzo il massimo delle loro potenzialità. Tutte le mattine i giovani, accompagnati da alcuni genitori, si ritrovano al laboratorio con la gioia di chi si ritrova tra amici, felici di condividere una mattinata in un clima gioioso e sereno. La cosa che di più colpisce i visitatori è appunto questo clima di continua allegria che si respira appena si mette piede all’interno del laboratorio.

L’esperienza vive col sostegno economico dei genitori e con le offerte che provengono dalla lavorazione degli oggetti di ceramica. I prodotti realizzati sono principalmente delle bomboniere per comunioni, per matrimoni, lauree e qualsiasi altro evento. In questa avventura abbiamo coinvolto delle donne ospiti delle comunità di accoglienza della Caritas per il confezionamento delle bomboniere. I ragazzi hanno raggiunto delle competenze tali da essere capaci di realizzare oggetti di grande pregio e tra questi la fonte battesimale della chiesa di S.

Agostino, le targhe ricordo del campionato mondiale di volley, le lampade della pace che illuminano tutte le chiese della zona di Ravagnese ed è in fase di consegna un reliquario per raccogliere una reliquie di Madre Teresa di Calcutta richiestoci da don Nicola Casuscelli, nostro grande amico, per la chiesa della Madonna del Buon Consiglio in Ravagnese, dove è parroco. I ragazzi vivono l’esperienza come un lavoro dimostrando impegno sentendosi gratificati e felici. I periodi di chiusura del laboratorio diventano momenti di noia, di attesa della riapertura del laboratorio. Alla fine del mese i ragazzi ricevono un piccolo contributo che viene vissuto come gratificazione per il loro impegno.

Il laboratorio dell’Associazione si trova a Reggio Calabria in via Gebbione ed è aperto tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12.30. Durante l’orario di apertura è possibile visitare il centro, al cui interno è allestita una vasta mostra permanente degli oggetti realizzati dai ragazzi ed assistere alle diverse fasi della lavorazione dell’argilla.

L’attività permette di realizzare quelli che sono i desideri di chi ordina gli oggetti, ed è bello vedere concretizzati i manufatti dei propri desideri che prendono forma e diventando oggetti originali.

L’esperienza è col tempo diventata un modello di buona prassi per dare risposte concrete a quei giovani che non riescono ad avere altre risposte al bisogno di dare senso alle giornate e quindi alla vita. Solo pochissimi dei giovani con disabilità riescono ad inserirsi in una attività lavorativa, per gli altri non restano che i pochi centri sociali o il buio delle giornate vuote passate a casa. Purtroppo questa esperienza non riesce a rispondere al bisogno dei tanti giovani che bussano, ma la sua funzione principale resta quella di dimostrare un modello possibile da realizzare con l’impegno e con il coraggio dei tanti genitori disponibili a mettersi in gioco senza aspettare o delegare la soluzione dei propri problemi all’ente pubblico o ai professionisti del settore.

Nulla è impossibile di fronte all’impegno costante continuo di un genitore che crede ad un progetto realizzabile oggi.

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