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La sua catechesi sull’approdo di Paolo a Malta, ricordando che l’accoglienza è «un’importante virtù ecumenica», capace di generare molti doni spirituali.

Papa Francesco: «Ospitare i migranti e amarli come farebbe Dio»

di Redazione Web 22/01/2020

Ricordando la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, Papa Francesco incentra la sua catechesi sull’approdo di Paolo a Malta, ricordando che l’accoglienza è «un’importante virtù ecumenica», capace di generare molti doni spirituali. L’invito di Francesco è di lavorare insieme per mostrare che ogni persona è preziosa agli occhi di Dio.
 
Paolo e i suoi compagni come i tanti migranti di oggi. Francesco, nella catechesi all’udienza generale, si sofferma sugli Atti degli Apostoli che raccontano del naufragio a Malta, della fede incondizionata di Paolo in Gesù e dell’ospitalità spontanea degli isolani, segno forte e grande dell’amore di Dio. Guardare a quell’episodio è come guardare a quanto accade oggi in mare, quando la disperazione induce ad affrontare le onde e le tempeste ma invece di trovare comprensione, chi sopravvive trova ostilità.

Francesco ricorda, nella sua catechesi, che il tema scelto dalle comunità di Malta e Gozo per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è quello dell’ospitalità che Paolo insieme ai suoi compagni sperimenta a Malta dopo 14 giorni di navigazione. Un viaggio fatto di paura per la forza impetuosa del mare che mette a rischio la vita ma anche di fiducia incondizionata in Dio, Padre amorevole. Nel salvarsi, Paolo e i suoi compagni ricevono dai maltesi testimonianza di “rara umanità”, trovando riparo, cibo, calore. «Manifestano – afferma il Papa – l’amore di Dio in atti concreti di gentilezza».

Essere fratelli in Cristo significa riconoscersi come tali, solo così l’ospitalità diventa «un’importante virtù ecumenica» che non è, sottolinea Francesco, «un atto di generosità a senso unico, perché quando ospitiamo altri cristiani li accogliamo come un dono che ci viene fatto». È questa la grazia dello Spirito Santo, è abbracciare ciò che il Signore compie nelle vite degli altri. A braccio, il Papa ricorda quando in Argentina «un gruppetto di cattolici andava a bruciare le tende» dei missionari evangelisti. «Questo no! Non è cristiano – afferma - siamo fratelli, e dobbiamo fare l’ospitalità l’uno con gli altri».

Il mare di allora come il mare di oggi: pericoloso, pieno di insidie, rischioso per i viaggi di chi fugge dalla violenza, dalla guerra e dalla povertà. L’ostilità che i migranti ricevono, evidenzia Francesco, si traduce in porti chiusi, in indifferenza e per questo tante persone vengono rigettate verso la povertà ed i pericoli. Così i cristiani sono chiamati a lavorare insieme per diventare «esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito».

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