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Monsignor Morosini si è rivolto agli adulti: non si può delegare il percorso di fede all’ora di catechismo Serve più coraggio

L'invito dell'arcivescovo: «Leggete la Bibbia coi vostri figli»

di Redazione Web 26/01/2020

Una lunga liturgia della Parola ha aperto la tre giorni di preghiera indetta dall’ardiciocesi di Reggio Calabria – Bova e che ha visto la parrocchia di San Giorgio al Corso come epicentro di questo intenso e significativo momento di riflessione comunitaria.
La catechesi tenuta da Morosini, partendo dall’intuizione del Santo Padre di indire una domenica particolare per la Parola di Dio, ripercorre i temi della sua missione episcopale in riva allo Stretto. Un arcivescovo a tratti commosso che ha voluto lanciare dei messaggi ai fedeli reggini; merito della scelta delle letture, tra Antico e Nuovo Testamento, che hanno disposto i cuori dei presenti all’ascolto. Monsignor Morosini fa sue le parole del profeta Ezechiele e attualizza la sua testimonianza: «Tutti dobbiamo riscoprire l’esperienza del profeta: è la fede che ci fa uomini». Un’inversione di tendenza rispetto alla scissione tra fede e vita che sta portando alla scristianizzazione della società. «La religione non è un fenomeno sociologico – spiega Morosini – oggi, ci preoccupiamo del fatto che come cattolici non riusciamo più a essere determinanti nelle scelte che fa la politica, ma il problema è un altro: se non andiamo alla radicalità delle nostre scelte, ci fermeremo soltanto alle tradizioni. E le tradizioni, così come i riti, falliranno inesorabilmente». Un monito duro, quello dell’arcivescovo, che ha interrogato i fedeli: «Quale è lo spazio di Dio nella mia vita?» e ancora «riesco a seguire i Comandamenti?». Interrogativi che, poi, monsignor Morosini declina nella concretezza: «Dio ci da tutto per essere felici; spesso siamo come quegli assetati che, pur avendo la fonte d’acqua di fronte a loro, non si avvicinano».

La Parola è la fonte, i Comandamenti sono il sostegno alla libertà di ciascuno che con l’Eucaristia partecipano alla costruzione dell’umanità. Non ci può essere una fede «fai da te», slegata a tutto questo. Morosini incalza i reggini calando la sua catechesi nella contemporaneità: «Quest’anno pastorale è basato sull’impegno per la costruzione della Città. Ma cosa vuole dire essere cittadini degni del Vangelo? La Città, spesso e volentieri, sembra totalmente insensibile alla Parola?». Quindi l’invito agli adulti «reagiamo, il cambiamento è nelle nostre mani; siamo ormai incapaci di tradurre in comportamenti credibili quella fede che ci è stata trasmessa?», prosegue l’arcivescovo, «partiamo dal celebrare la Parola di Dio nelle nostre famiglie; poi coi vicini di casa; coi parenti più lontani. Smettiamola di pensare che basta il catechismo per formare nuovi cristiani».

Così, la famiglia diventa il baricentro della vita dei cristiani: «La Parola non è affidata ai consacrati, ma a tutta la Comunità», afferma Morosini, «dobbiamo tornare a guardare la vita attraverso questo “filtro” cioè metterci in ascolto della voce di Dio nella nostra vita». È san Paolo, apostolo delle genti e fondatore della diocesi reggina, a specificare meglio: «Una fede matura è tale se riesce ad accettare le cose che ci capitano, anche le sventure, come se le avessimo scelte noi. Solo così potremmo dire: “Ho fatto bene a fidarmi di Gesù”».
Infine, monsignor Morosini si sofferma su un ultimo, fondamentale, aspetto. L’annuncio. «Se la Parola di Dio viene rinchiusa in quattro mura, non perde Dio, ma perdiamo noi. Il nostro impegno, invece, deve essere quello di essere edificatori instancabili di comunità. Scommettere sempre sulle relazioni, anche se questo porta fatica, ma farlo seguendo l’esempio di una Parola che si è fatta carne».

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