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Il Masci reggino ha organizzato un convegno sul vescovo di Molfetta, simbolo di una Chiesa dedita ai poveri

I racconti su don Tonino: «Fra la gente, tra gli ultimi»

di Redazione Web 27/01/2020

La Comunità M.A.S.C.I. (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) RC 4 Mons. G. Ferro ha organizzato per la giornata del 18 gennaio u.s. un convegno incentrato sulla figura e le opere di Don Tonino Bello, già Vescovo della Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo e Terlizzi, scomparso nel 1993 per un male incurabile.

L’incontro, moderato da Piero Milasi, adulto scout della Comunità M.A.S.C.I. RC4, ha visto la partecipazione di: Stefano Bello, nipote di Don Tonino, Padre Francesco Monticchio, frate Cappuccino ed amico di Don Tonino e Mons. Salvatore Santoro– Vicario Generale della Diocesi reggina.

Gli interventi dei relatori sono stati preceduti dalla proiezione di un video con il quale la comunità Masci ha ripercorso i luoghi e gli incontri del viaggio, effettuato la scorsa estate nei luoghi dove Don Tonino Bello ha svolto la sua missione pastorale. Dalle intense emozioni vissute durante questo viaggio è scaturita, infatti, l’idea del convegno. Il video ha introdotto la figura di don Tonino attraverso riferimenti tematici ai suoi scritti, alle sue preghiere e ai suoi discorsi.   

Il convegno vero e proprio si è aperto quindi con l’intervento di Stefano Bello, nipote di Don Tonino, che ha riassunto, fra l’altro,gli aspetti familiari della sua vita di ragazzo in compagnia di “zio Tonino”. Il racconto ha destato molto interesse nell’uditorio perché ha coniugato l’approfondimento del pensiero e della vita di don Tonino e del suo modo di relazionarsi con le comunità pugliesi, gli emarginati, i poveri ed i migranti giunti in Puglia, con i teneri e intimi riferimenti al suo rapporto con la mamma, i fratelli Marcello e Trifone ed i nipoti.

Stefano, ha raccontato, accompagnava spesso lo zio a cercare gli ultimi; chiamava ognuno, come era solito fare, rigorosamente per nome e regalava loro tutto ciò che aveva: capi di abbigliamento, cibo, generi di conforto … e solo quando aveva terminato tutto ciò che poteva dare, rientrava in Episcopio.  

Dalle parole di Stefano che, per quanto giovane al momento in cui lo zio è venuto a mancare, ne ha recepito pienamente l’umanità, la profondità e la visione profetica del pensiero e dell’agire, si è potuto dedurre come il solco tracciato da Don Tonino consenta,ancora oggi, di segnare la strada da percorrere per tutti coloro che lo hanno conosciuto.

A seguire, Frate Francesco Monticchio ha raccontato di Don Tonino con il quale ha vissuto a stretto contatto per due anni, dal ‘68 al ‘70, prima di partire come missionario in Monzambico per stare, come lui diceva, “fra la gente, tra gli ultimi”, fra i poveri e i dimenticati della Terra. Le parole di Don Tonino, ha spiegato, lo hanno accompagnato per tutti i 28 anni del suo impegno missionario ed in tutte le occasioni del suo rientro in Italia,l’incontro con chi lo aveva incoraggiato nel suo ruolo pastoraleera un appuntamento fisso. Questa piacevole abitudine è proseguita fino a pochi giorni prima della morte del Vescovo, ormai dilaniato dal terribile male, ma incrollabile nella sua profondissima fede.

Da ultimo, Mons. Santoro ha confessato di essere stato attratto, già da giovane sacerdote, dalla figura di Don Tonino; l’ha profondamente conosciuto attraverso la lettura di quasi tutti i suoi scritti e dei libri che sono stati pubblicati su di lui. Nella funzione di Rettore del Seminario arcivescovile ha inoltre avuto spesso occasione di sottolineare ai giovani seminaristi, attraverso una frase, una preghiera, uno scritto di don Tonino, l’altissimo valore umano e teologico del suo pensiero. 

Gli apprezzati interventi dei tre relatori sono stati intervallati dalla lettura di alcune “lettere” che, pur dettate dalla fantasia, sono state indirizzate a Don Tonino da parte di alcuni adulti scout della Comunità RC4. Tale modalità comunicativa, così cara a don Tonino, ha ricordato al folto pubblico presente alcune delle sue lettere … quella a San Giuseppe, a Rut, ai drop out, a Maria.

Infine Alfonso Canale, segretario della Caritas Diocesana, impegnato sin da giovane nel volontariato sociale  e nell’obiezione di coscienza , “ha raccontato la sua esperienza con Don Tonino, anche relativamente alla marcia della pace a Sarajevo nel1992 con lui ormai gravemente ammalato”. Inoltre ha ricordato lo speciale rapporto che legava il Vescovo di Molfetta ad un altro straordinario sacerdote, conosciuto a Reggio Calabria: Don Italo Calabrò. 

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