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A 7 anni, seguendo il padre, ha iniziato proprio nei campetti sullo Stretto a tirare a canestro

Reggio non dimentica: uno spazio intitolato al «piccolo» Kobe

di Federico Minniti 29/01/2020

Reggio Calabria intitolerà uno spazio pubblico a Kobe Bryant, la stella del basket scomparsa tragicamente in un incidente aereo assieme alla figlia tredicenne. Un legame autentico, quello tra Bryant e Reggio Calabria: per tutti è il "piccolo" Kobe, figlio di Joe, uno degli assi della gloriosa Pallacanestro Viola a metà degli anni 80. E lui a 7 anni, seguendo il padre nella sua fase finale della carriera in Italia, ha iniziato proprio nei campetti sullo Stretto a tirare a canestro.
 
Lo ricordano in tanti, durante gli intervalli delle partite della Viola quando «invadeva» il rettangolo di gioco per imitare i grandi. Spesso e volentieri riuscendoci. Una vita da predestinato per l'erede di Michael Jordan, considerato tra i 10 giocatori più forti di tutti i tempi nell'NBA. Quel "piccolo" Kobe che calcò i campi oratoriali dei salesiani in diversi tornei allenato dal reggino Rocco Romeo che, intervistato in queste ore, non riesce a trattenere le lacrime: «Aveva una marcia più».
 
Così, l'appello della Pallacanestro Viola di oggi, erede della gloriosa casacca neroarancio che ha fatto la storia della palla-a-spicchi italiana (basti pensare che è stata la culla cestistica del più forte giocatore non-americano dell'NBA, al secolo Manu Ginobili), si è trasformato in un indirizzo politico da parte del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà. «Si intitoli una vita a Kobe» ha scritto il sodalizio guidato dal presidente Laganà. Pronta la risposta dell'Amministrazione: «Reggio non ti dimenticherà».
 
Il giocatore di basket, stella dei Los Angeles Lakers, non era solo un talento eccezionale del parquet e neppure un tenace cestista, ma anche un uomo di fede. Ha sorpreso molti questo aspetto privato della sua vita da star, soprattutto perché nella sua giovinezza non erano mancati gli eccessi, eppure Bryant aveva trovato nella parrocchia Nostra Signora Regina degli Angeli il rifugio della sua anima. Lui uscito dal parquet ritrovava tra le mura di Nostra Signora Regina degli Angeli una dimensione intima che l’adorazione dei fan non riempiva, soprattutto dopo l’accusa di stupro a una donna in Colorado che lo portò quasi in carcere e che mise a dura prova il suo matrimonio. La fede e l’incontro con un sacerdote furono la sua ancora di salvezza.
 
Perché ricordare Kobe Bryant per i reggini vuol dire fare memoria di uno degli esperimento sociali più riusciti in Città: quella Viola Reggio Calabria che per decenni rappresentò l'isola felice per le famiglie durante la guerra di 'ndrangheta.

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