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La denuncia dei residenti: «Iniziamo a sentire paura, perché nessuno interviene?»

Viaggio nelle periferie. Catona, illuminare le vie della notte

di Federico Minniti 31/01/2020

Continua il nostro viaggio nelle periferie di Reggio Calabria. Siamo partiti da Santa Venere, luogo–simbolo scelto dall’Amministrazione comunale per avviare la propria azione amministrativa all’indomani del commissariamento per contiguità mafiosa di Palazzo San Giorgio. Questa volta ci dirigiamo in direzione nord, verso l’ultimo quartiere cittadino confinante col Comune di Villa San Giovanni. Stiamo parlando di Catona. A guidarci sono gli stessi cittadini che, con grande spirito di collaborazione, ci mostrano tutte le difficoltà che vive la zona, molto spesso superate proprio grazie alle iniziative dei catonesi col supporto della parrocchia, guidata – da quest’anno – da don Francesco Siclari.

I problemi ci sono ed è innegabi- le, alcuni dei quali accomunano il quartiere al resto della Città: ci riferiamo, in particolare, ai rifiuti accatastati lungo le strade, come dimostrano le foto che pubblichiamo, e che stanno destando più di una preoccupazione rispetto alla salute pubblica. Ma a preoccupare, soprattutto i genitori, è la notte. Intere aree del quartiere sono al buio, per non parlare della stazione, il cui sottopasso rappresenta un’urgenza: ricettacolo di disagio, spesso diviene centro di spaccio. «Possibile che nessuno intervenga?» ci dice costernato uno dei nostro intervistati. «Cosa ci vuole a mettere qualche lampadina?».

A leggere le cronache, con una recrudescenza criminale in aumento, le mamme e i papà di Catona sembra che chiedano l’ovvietà? Troppo spesso si parla di legalità, ma anche quando ci vorrebbe un’azione “minima”, l’intervento (o il tempismo con cui metterlo in atto) latitano. E se di notte alcune zone stanno diventando off–limits, i cittadini lamentano come, di giorno, manchino i luoghi di aggregazione. Gli spazi pubblici sono fatiscenti, mentre la piazza intitolata alla vittima del fascismo, Giacomo Matteotti, è oggetto di lavori, il cui termine tarda ad arrivare. Insomma, il rischio è che, tranne che in parrocchia, Catona si trasformi in una strada di transito per i residenti.

Un transito, a dire il vero, tutt’altro che agevole: soprattutto le arterie secondarie che abbiamo visitato sono dei veri e proprio colabrodo, con l’impianto fognario che presenta più di una perdita col doppio effetto di far crollare il già malconcio asfalto presente oltre che diffondere un odore nauseabondo. Qualcuno ci dice, «problemi che ci sono un po’ ovunque» con un atteggiamento di commiserazione. Altri non ci stanno e invocano maggiore partecipazione: «Anche perché la politica, a Catona, si vede solo quando è tempo di elezioni o nelle emergenze ». Tantissime delle persone sentite sono innamorate del loro quartiere, a tal punto, da manifestare un vivo dispiacere per la condizione che caratterizza la loro «casa» in questo periodo.

Una zona della città a vocazione residenziale con un affaccio straordinario sullo Stretto: proprio, rivolgendosi al mare, riceviamo l’ultimo spunto della nostra passeggiata a Catona. «Andrebbe rivisto anche il sistema di depurazione, visto che attualmente ci sono sversamenti nelle nostre acque che, soprattutto col sopraggiungere dell’estate, rappresentano una grave pecca per il nostro territorio». Un’ultima denuncia che speriamo non cada nel vuoto.

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