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Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro (Teic), aperto l'anno giudiziario a Reggio Calabria

Tribunale ecclesiastico. Morosini: «Cultura dominante fa paura»

di Federico Minniti 04/02/2020

Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro (Teic), aperto l'anno giudiziario a Reggio Calabria. La cerimonia si è tenuta ieri, 3 febbraio, dalle 15.30 presso l'aula magna "Monsignor Vittorio Luigi Mondello" del seminario arcivescovile della diocesi reggina. I lavori sono stati presieduti da monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, moderatore del Teic e arcivescovo di Reggio-Bova; monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabra (che proprio in questi giorni sta vivendo la sua sessione invernale in riva allo Stretto, ndr) e arcivescovo di Catanzaro-Squillace e monsignor Vincenzo Varone, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico interdiocesano calabro. La prolusione finale è stata tenuta dal presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli (clicca quì per approfondire).
 
Ad aprire la cerimonia, a cui hanno partecipato tutti i vescovi della Calabria, oltre alle massime autorità civili e militari del territorio nonché i giudici, i periti e gli avvocati che quotidianamente operano al servizio del Teic, è stato monsignor Vincenzo Bertolone: «La tutela dei diritti della persona è un dovere nei confronti della dignità di ogni cittadino; questo vale anche nei confronti di chi vede temporaneamente limitata la propria libertà di agire in quanto detenuti». Il presidente della Conferenza episcopale calabra ha incentrato il suo saluto sulla preziosa presenza di Cesare Mirabelli a Reggio Calabria dicendo: «Diritti umani ed etica medica sono correlati. La tutela dello sviluppo umano richiederebbe una comune convenzione sulla dignità umana, ovvero riconosciuta a prescindere dalle situazioni socio-culturali. Una certenza che, in epoca moderna, sembra essere andata in crisi».
 
La parola è passata al moderatore del Tribunale ecclesiastico, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, il quale ha evidenziato - citando Benedetto XVI - come: «Se non esiste una legge naturale iscritta nell’uomo, un ordine di priorità che ognuno può riconoscere vero dentro di sé, dove troviamo, allora, la vera “garanzia offerta a ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte?”». «La legge naturale diventa così la vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del più forte - ha aggiunto l'arcivescovo di Reggio Calabria - Affermazioni dai contenuti molto chiari, che formavano la base del pensiero occidentale fondato sulla cultura classica, che sono diventati ormai incomprensibili nel contesto della cultura dominante, aggrappata ormai ad un soggettivismo e ad un relativismo etico che fa paura». E ancora: «Promuovere e tutelare questa uguale dignità di genere differenziata, diviene una necessità antropologica, sociale, culturale ed economica. La donna nella famiglia, cellula della società sana, porta con sé un’incisività sua propria e quindi insostituibile, come del resto la necessità dell’identità e della presenza del padre sono due dimensioni che la stessa natura richiede necessarie per lo sviluppo delle relazioni familiari e per la stessa crescita distinta e complementare dei coniugi, della prole e della stessa società. L’uomo e la donna nella loro sinergia di distinzione complementare sono la ricchezza per la società nei suoi vari gangli culturali, sociali, religiosi ed economici. Ciò che oggi sconcerta e mette in dubbio se si è realmente raggiunto un grado di vero sviluppo etico e di dignità della persona, - ha chiosato Morosini - sono gli infanticidi e i femminicidi».
 
Altrettanto puntuale è stato l'intervento di monsignor Vincenzo Varone, vicario giudiziale, col suo rapporto annuale: «Il nostro è un ministero difficile e complesso, un lavoro “pesante” che ha, non solo materialità di contenuti, ma soprattutto il bene spirituale e morale di tanti fedeli; una responsabilità gravosa che si concentra nella fatica di un “giudizio” che è l’anima di una realtà matrimoniale che coinvolge non solo la vita di un uomo e una donna, ma anche quella di persone–figli che hanno dei legami naturali incancellabili». «Si registrano sempre più persone “incapaci” di gestire relazioni interpersonali, difficoltà e paura ad impegnarsi in un rapporto specifico quale quello della coniugalità, sempre meno rispetto della fedeltà e meno considerazione della tipicità del legame matrimoniale indissolubile. Un dato preoccupante, da vari punti di vista, - ha sottolineato Varone elencando i numeri del Teic nel 2019 (clicca quì per approfondire) - è il fatto che molti giovani escludono la procreazione: siamo una società che invecchia e la prospettiva della vita si fa sempre più difficile per paura delle responsabilità genitoriali e per la mancanza di risorse economiche e sociali; un popolo calabrese che diminuisce e che diventa sempre più anziano».
 
Infine le parole di Mirabelli (a cui dedichiamo un articolo, clicca quì): «Molti aspetti della cronaca potrebbero indurre a un atteggiamento di delusione, ma la speranza c'è così come l'impegno, non solo delle Istituzioni e di chi in esse ha delle responsabilità, ma - suggerisce Mirabelli - direi di tutti. L'opinione pubblica crea la consapevolezza sociale e stimola l'atteggiamento di fratellanza: solo così si potrà determinare un mutamento di scena anche in ambito internazionale. Ciascuno nel suo raggio d'azione deve ispirarsi a questi principi».

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